martedì 23 ottobre 2018

Un gradito ritorno in libreria per la notte di Halloween

Nei preparativi per la notte delle streghe e dopo una decina d'anni circa di assenza dalle librerie e dai siti di e-commerce (se qualcuno è in linea: non avete idea della fatica che ho fatto per procurarmi questo libro! La penultima volta me lo son visto soffiare da sotto il naso nel giro di un paio d'ore perché ero andata a cena. Nell'ordine: notata l'inserzione Ebay sul cellulare, pensatoci su come è mia consuetudine, arrivata al computer lo avevano già acquistato. Vaffanculo), Mondadori ha finalmente deciso di ripubblicare il romanzo-simbolo di Halloween, almeno per me. L'ha restituito alle stampe lo scorso 2 ottobre presentando al pubblico una copertina a dir poco orripilante e che non c'azzecca per nulla, ma se non altro per un po' di tempo non sarà più disponibile soltanto in formato ebook, che è la cosa migliore di tutte. Bradbury scrisse il racconto in previsione di portarlo sullo schermo, cosa che a conti fatti avvenne ma nei soli Stati Uniti ➜ click
In Italia, dove inspiegabilmente Halloween non veniva più celebrato, arrivò nel 1976 con il titolo L'albero stregato e solo negli anni '90 grazie a Bompiani venne ripristinato il titolo originale.
Spero con questo mini post di aver instillato in voi un po' di curiosità e, se la risposta è sì, siete più che in tempo per farlo vostro (Amazon è una pacchia), leggerlo e fornirmi un parere prima del sopraggiungere della festa.
Buon Halloween!

Titolo: L'Albero di Halloween
Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 1972
Genere: Fantastico
Pagine: 124
Prezzo: € 13,00
Nella serata che precede Ognissanti qualcosa di stupefacente è accaduto: un enorme albero è apparso e, dai suoi rami, pendono centinaia di zucche. Zucche in cui sono intagliati sorrisi inquietanti e occhi luminescenti che fissano otto ragazzini mascherati per l'occasione: Tom è vestito da scheletro, Henry da strega, Ralph è fasciato come una mummia, Georg è diventato uno spettro, J.J. scompigliato come un cavernicolo, Fred stracciato come un accattone, Wally indossa una maschera da grottesca, Pipkin... «Ehi, dov'è finito Pipkin?»... Indossava una maschera bianca e portava una lunga falce. Ma ora è sparito! Che fine ha fatto? Scortati da Mr Moundshroud, una guida davvero particolare, i sette ragazzi partono alla ricerca dell'amico e strada facendo si imbatteranno in una fitta serie di avventure grottesche e allucinanti. E... riusciranno a salvare Pipkin?

venerdì 21 settembre 2018

Recuperare tutto

Ieri ho smesso bruscamente di scrivere. È stato in parte per un tentennamento di resistenza durante la disintossicazione. Gli scrittori come gli atleti devono rimettersi in forma a ritmo lento e costante. Ma non è questa la ragione principale per aver mollato.
Il fatto è che devo ancora lottare contro i mancamenti dovuti a questa riduzione nella mia dose di surrogato. Le parole mi appaiono strane nel momento in cui si staccano dalla mia penna. È come se ci fosse una grande distanza tra la punta di questo strumento di scrittura e il campo bianco della pagina, con le sue linee sottili come le corsie di un'autostrada. È come se da quella distanza, che è più che altro un'altitudine, le parole si paracadutassero succube dei capricci di strane correnti d'aria, cosicché, quando toccano terra e rotolano un po', non sono nel punto dove me le aspettavo, né atterrano con il medesimo significato. Ho provato con la macchina per scrivere ma mi è andata male, anche peggio. Ogni lettera battuta sembra masticare quella precedente come un cane cattivo, impedendo alle parole di venire completate. Se componevo un numero sufficiente di parole da completare una frase, con il passare del tempo si scomponevano dal loro ordine lineare come automobili parcheggiate e filmate a intervalli di tempo nel corso di un'intera giornata.


È tutto come se parole, frasi, immagini, sintassi fossero perline di vetro di una collana che, strappata da un collo, si è disfatta spargendole sul pavimento e giù per i cuscini del divano e delle poltrone e sotto le librerie e magari qualcuna è stata inghiottita dal gatto. E io devo ritrovare tutte le perline prima di poter riordinarne la sequenza cromatica, per poi reinfilarle e compattarle più di prima. C'è sempre splendore nel ricominciare daccapo. Anche se si è costretti a inginocchiarsi per cercare sotto quella scaffalatura o perlustrare in anni di batuffoli e ceneri sotto quei cuscini. Anche se si è costretti a spezzettare lo sterco del gatto, opportunamente depositato in una cassetta di plastica, più meticoloso di quanto potrebbe mai sperare qualsiasi segretaria.
Allora apprezzerò il valore di ciascuna perlina, o per meglio dire di ciascuna parola e immagine, come mai in passato, per mai sprecarne un'altra ancora. E, giuro a me stesso, avrò la pazienza di recuperare tutto, reinanellare tutto, stringendolo, come ho detto, più di prima.

da Jim ha cambiato strada, di Jim Carroll

lunedì 14 maggio 2018

Dieci anni di me in un blog


Ciò che è passato è prologo.
da La tempesta, di William Shakespeare

Scrivere che oggi, dieci anni fa, aprivo il primo blog su Windows Live Spaces, lo trovo oltremodo surreale. Partii come un gioco, non immaginavo che sarebbe potuta accadere, l'eventualità di informare qualcuno di essere proprietaria di un diario virtuale. Ancora. Eccomi qui, più o meno alla stessa ora di quel mercoledì 14 maggio 2008.
Questo febbraio ho avuto modo di terminare (nessuno me ne voglia, non mi prendeva) Tartarughe all'infinito di John Green, e forse più della storia in sé mi ha colpito la tenacia del coprotagonista Davis di tenere aggiornato un blog in questo momento storico, dove se non sei conciso e accattivante scendi, scendi, scendi dalla scala di gradimento, superato da colui o colei che vuol dettare legge in fatto di trucco, moda, pretendendo persino di indovinare gli imminenti best sellers in campo letterario. Quel che ci tengo a raccontare è tutto vero. Chi apriva un blog nel 2008 non mirava al successo bensì a mettere a nudo la propria persona per mezzo di poesie o brevi testi in prosa, servendosi al contempo delle proprie passioni, che non ci si permetteva di controbattere. Nessuno -nessuno- cercava di prevalere sull'altro, il desiderio di leggere, di notare in tempo reale o quasi i segnali di aggiornamento dei blog che seguivamo erano così ardenti da farti capire di essere un membro importante di una grande famiglia. Se qualcuno per vari motivi si assentava, la sua mancanza si percepiva: venivi cercato tramite messaggio privato o pubblico, citato in un post dalla persona che implorava il tuo ritorno e la tua buona salute. Non potrò mai dimenticare gli auguri di buona giornata, i saluti, i pensieri scambiati con queste care persone... otto anni più tardi, dalla chiusura di MSN e di conseguenza dei blog non emigrati su Wordpress, mi piacerebbe poterli salutare nuovamente e sperare che stiano bene: Orsola, Marta, Carolina, Marcello, Salvo, Lory, Sara, Donatella, Nico e gli altri di cui non rimembro il nome ma porterò sempre nel cuore. Inclusa Ilaria che, guarda il destino!, ho ritrovato su Instagram e posso sbirciare tra le sue mete di viaggio e attimi di vita insieme alle amiche.
Cosa c'è di tutto ciò, al giorno d'oggi? Siamo stati catapultati nostro malgrado in un'epoca in cui vige la regola dell'immediatezza, meglio ancora se condivisibile sulla pagina personale del seguace/follower. La gente che in qualche modo si è adattata non è però più spontanea ma ha dovuto costruirsi un personaggio che sopravvivesse al posto loro. Raramente parla di sé e di cosa le accade intorno se non in casi di estremo dolore fisico e/o mentale o gioia, lasciando che ad esprimersi siano i piatti che si apprestano ad essere consumati, la coda al passaggio a livello, l'ingresso alla sala del film con più incassi del momento: lo hai visto anche tu, meriti grande considerazione. E tutti gli altri soccombono.
Ultimamente qui su Blogger circolava un premio in cui una domanda richiedeva di dare consigli a chi voleva aprire un blog. Diciamo che in qualche maniera sono contenta di non averlo ricevuto perchè non avrei saputo cosa rispondere. I miei dieci anni (impressionanti persino a scriverli) sono stati così intensi, carichi di momenti 'umani' e non indirizzati a farmi pubblicità quanto piuttosto a dire quel non sarei riuscita a buttar fuori nel quotidiano, sono preziosissimi al punto che cambierei solo una virgola... per andare a capo: click... ma a conti fatti: sarei quella che sono, oggi, senza di essa?
Non saprei se affibbiarmi ancora il titolo di blogger sia corretto data la quantità di silenzi perpetrati nel tempo, ma mi piace pensare che Davis Pickett abbia fatto rinascere in me questa voglia di raccontarmi che credevo ormai sepolta se non addirittura cremata. Non rammentando che la mia presentazione su Blogger recita che sono una fenice.
Chissà.

Perfino il silenzio / ha una storia da raccontarti.
(Jacqueline Woodson)


Buon compleanno a me, intanto. Gradite una fetta di torta e un bicchiere di spumante?

sabato 30 dicembre 2017

Il meglio e il peggio del 2017

Ben ritrovati oh lettori, prometto che il prossimo anno ci sentiremo con frequenza maggiore ;)
Con il trentesimo compleanno mi sono accorta all'improvviso di stare invecchiando. Tra dieci anni entro negli anta e il senso di angoscia è opprimente. Non ho ancora fatto quella cosa lì, potevo far meglio quell'altra... So di aver ulteriori anni di permanenza sulla Terra ma è ugualmente terribile come sensazione. E tutto questo si è riversato anche sui libri: facendo un certosino lavoro di selezione, non ne ho letti 40 come auspicavo, fermandomi invece a 24. Già, ancor meno del 2016 (QUI), dove accelerando i tempi e privilegiando letture più brevi giunsi a portarmene a casa 30 tra romanzi e saggi.

Le trenta primavere mi hanno aiutata a scegliere meglio nel mucchio per cui a dire basta a libri-fotocopia di altri, come basta a quelli che molto probabilmente non andranno a parare da nessuna parte o da cui non se ne caverà alcun insegnamento/cambiamento. Così facendo le letture deludenti si sono rivelate assai esigue di numero, mentre per le più belle mi son trovata di fronte ad esclusioni a volte sofferte. Quelle però che tratterrò a lungo nel cuore sono le seguenti (in ordine cronologico per non far torto ad alcuno):

1984 di George Orwell
Cioccolata a colazione di Pamela Moore
Il coniglietto di velluto di Margery Williams
Trainspotting di Irvine Welsh
Soul On Fire: Peter Steele tra Carnivore e Type O Negative di Jeff Wagner
Il mercante di Venezia di William Shakespeare




Il 2017 che sta chiudendosi ha comunque fatto segnare come vittoriosi un paio di traguardi: ho letto più libri in formato cartaceo (20 contro 4 ebook! E successivamente un ebook l'ho acquistato cartaceo) e ho rispettato la wishlist il più che ho potuto. Naturalmente, come sempre, non ho potuto resistere alle nuove uscite come E poi ci sono io di Kathleen Glasgow o Il peso della felicità di Cobainsbaby, e neanche alle nuove entrate degli utenti della blogosfera, come nel caso di Platonic Sex di Ai Iijima. Tanto meno a bancarelle e mercatini, ormai miei fedelissimi spacciatori, dove con qualche moneta si possono incappare in veri e propri tesori dimenticati... ma anche in colossali cantonate! Rimembrate la mia foto? xD A mia discolpa posso dire di aver dato alla proprietaria della bancarella 'soltanto' € 3!
Le letture peggiori per quanto mi riguarda sono (e qui l'ordine è decrescente):

La più bella del mondo di Lucrezia Lerro
Milk and Honey di Rupi Kaur
Io sono leggenda di Richard Matheson














Per Milk and Honey sono un po' dispiaciuta, consigliato da Saji Connor su Instagram, mi aspettavo una lettura pregna di riflessioni e decisamente potente, un libro insomma che ogni donna dovrebbe leggere almeno una volta. Invece non erano poesie quelle che vi ho trovato ma sottospecie di haiku moderni e pagine di diario su amori finiti, qualche buona frasetta qui e là, e disegni abbastanza brutti. Non mi sento di consigliarlo, ma penso che in una maniera o nell'altra me ne disferò presto.
Io sono leggenda, letto insieme a Giusy, strano a dirsi abbiamo entrambe preferito il film con Will Smith. Che poi noi ci teniamo che la trasposizione cinematografica sia proposta il più fedelmente possibile sul grande schermo... stavolta un plauso a regista e sceneggiatori perchè, seppur con un messaggio differente nel finale, la storia di Robert Neville vogliamo ricordarla in questo modo.

A voi com'è andata l'annata? Quali letture sono state meritevoli e quali da archiviare? Raccontatemi un po' se ne avete voglia, o lasciatemi direttamente il link al vostro post se anche voi avete pubblicato un recap!
Se ancora non ci seguiamo, prima di darmi nuovamente per dispersa ricordate che mi trovate quasi giornalmente su Twitter e ogni mese con una manciata di foto su Instagram (no, Facebook non ce l'ho fatta a ricrearlo. Sarà stato un bene o un male?)

E un eccellente nuovo anno a tutti ♥♥♥

giovedì 28 settembre 2017

24/09/2012 - Il nostro quinquennale

Arrivati ai cinque anni di vita matrimoniale, le coppie sposate celebrano le Nozze di Legno: il rapporto creatosi tra due sposi nell'arco di un quinquennio è sicuramente un legame più consolidato e sicuro, che entrambi sentiranno l'esigenza di festeggiare in ottemperanza alle usanze previste per l'occasione.

Cosa significano
La ricorrenza in questione è stata, non a caso, ribattezzata col nome di Nozze di Legno: il legno è, infatti, un materiale resistente e duraturo, che ben simboleggia perciò il passaggio dall'essere considerati una coppia "fresca" di matrimonio al costituire una coppia di coniugi veri e propri. La stabilità e la forza acquisite nel corso di cinque anni sono a tutti gli effetti delle conquiste straordinarie: come poter mai sottrarsi al festeggiarle?
(Fonte)

Ciao a tutti, non sono -ancora- completamente impazzita ma anche stavolta il mio essere originale ha prevalso sul buonsenso. Io mi sento davvero come all'interno di un matrimonio nei confronti di codesto blog. Alterno fasi di amore, sopportazione, pentimento ed incitamento. Sono la signora Pina che dice al marito che "lo stima moltissimo"... anzi no, (e qui svelo finalmente la mia vulnerabilità alias anch'io di tanto in tanto guardo qualche serie tv ma a differenza vostra non perdo la vita dietro Netflix e balle varie ad attendere i nuovi episodi. Quanto scrivi quando ti ci metti eh?)... io e il mio blog siamo Carrie e Big. Ci prendiamo, ci lasciamo, ci riprendiamo, anche con il mondo e le sue avversità contro (v. post prima di questo) e le tante piccole, tenere dimostrazioni di affetto ed amicizia che la blogosfera sa ancora tutto sommato donarci. Per fare un esempio: io non ho Facebook indi se si sta organizzando un gruppo di lettura e voglio parteciparvi dove ci si raduna per includere anche me nel dialogo? Molto semplice, mi si esclude! (purtroppo è successo). Ma se chi se ne occupa ha realmente interesse del tuo parere, di leggere insieme quel determinato libro e desidera che tu sia una parte attiva e non ti senta un peso/morta nel gestire un blog poco considerato, sa trovare altri mezzi e conduce alla perfezione il gioco fino al termine. Ecco, l'interazione è una -se non LA- delle componenti che possono portare un diario a tagliare un traguardo al giorno d'oggi importante e forse anche invidiabile. Come detto l'anno passato Sentieri di neve rossa è il blog più longevo della mia carriera, non avevo programmato né la sua durata né il fatto di essere ancora in grado di far parte di una comunità che, seppur non contando su centinaia o migliaia di membri, sta in piedi da sola, è viva. Ed è una cosa magnifica per chi come me ha vissuto il crollo dei blog con l'avvento di Facebook il maledetto: pagine aggiornate con frequenza che si sono spente d'improvviso a causa sua, ed io insieme a pochi altri a combattere per non lasciar morire le nostre memorie e ricordi. Chi non c'era non può capire appieno quanto tutto ciò sia gratificante e bello.
Quindi sì, anche a costo di ripetermi, se il blog dopo la bellezza di CINQUE (5) lunghi anni permette ancora questo e molto altro, il merito principalmente è vostro!

Nozze di legno, festeggiamo nel bosco!

Come tradizione vuole, i numeri con la new entry dei social, oramai fondamentali per la vita serena di un blog:

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E l'Italia vince traducendo in: Mi piace!