mercoledì 17 ottobre 2012

Prova a leggere (se intendi vivere)

Jean-Jacques Henner - La lettrice, 1883
Non mi riesce più di comprendere quella gente che si dichiara non amante della lettura. Non che io sia un'incallita divoratrice di parole cartacee, anzi. Leggo per l'autentico piacere di confrontarmi con lo scrittore, constatare quanto possano essere veri e naturali i miei pensieri. Escludo il termine 'normale' perchè la normalità è una delle cose più soggettive di questo pianeta, quella su cui il dibattito è aperto dalla notte dei tempi senza venirne mai a capo. Per molti ho gusti difficili, incomprensibili, eppure essi dipanano la matassa e mi confortano. Sull'ultimo comperato mi sono addirittura commossa. Nulla di male, non fosse che non si trattava di un romanzetto rosa ma di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Proprio così.
Il disappunto di una madre inorridita dalle scelte poco felici della sua bambina è sempre, ironia della sorte, inversamente proporzionale al fatto che quelle stesse letture trovino poi un posto tra le mie favorite. A mia madre non sono bastate due figlie per ottenerne una a sua immagine e somiglianza all'incirca, io assolutamente in misura non pervenuta. Lei si difende con scusanti come la sindrome di Peter Pan o l'adolescenza a scoppio ritardato, ma non ho mai provato un Io così puro e genuino da quando ho libero accesso a pensieri non contaminati dalla massa. Sono nata quando ho deciso di adottare leggi mie senza farmele imporre. Il perchè non vi siano così tanti evasori della regola resta un mistero cui faccio spallucce. È questo l'orgasmo. Affari loro se il più intenso della vita vogliono assisterlo su un corpo estraneo.
Qualche citazione da Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino su richiesta di Raito Yagami:

1) Cominciò il 1977. Il tempo non riuscivo quasi a seguirlo. Se era estate o inverno, o se si festeggiava Natale o San Silvestro, per me ogni giorno era uguale all'altro. 
2) «Ma chi spinge all'infelicità quanti arrivano al mondo giovani, pieni di voglia di vivere?» 
3) Una volta mi misi a leggerlo durante la lezione perchè pensavo che avrei trovato una risposta a dei problemi che erano emersi nella lezione stessa. L'insegnante se ne accorse, guardò il titolo e subito mi prese il libro. Quando, finita l'ora, lo rivolevo indietro, lui disse: «La signorina, dunque, legge pornografia durante le lezioni! Il libro è sequestrato». Disse proprio così. Il nome Fromm non gli diceva nulla, o gli ricordava gli omonimi preservativi. E il titolo L'arte di amare segnalava naturalmente che era un libro pornografico. E del resto cosa altro può essere l'amore per questi individui frustrati? 
4) Una volta ho chiesto stupidamente perchè tutto quello che facevamo non potevamo farlo anche senza stravolgerci. E quelli mi hanno detto che era proprio una domanda cretina. Come ci si potrebbe altrimenti liberare di tutta la merda che uno vive durante il giorno? 
5) Spesso riflettevo sul perché i giovani erano così miseri. Non riuscivano ad aver gioia di niente. Un motorino a sedici anni, una macchina a diciotto: questo era quasi ovvio. E se questo non c'era allora uno era un essere inferiore. Anche per me, nei miei sogni, era stato naturale pensare che un giorno avrei avuto un appartamento e una macchina. Ma ammazzarsi di lavoro per un appartamento, per un nuovo divano, come aveva fatto mia madre, questo non esisteva. Questi erano stati gli ideali sorpassati dei nostri genitori: vivere per poter tirar su dei soldi. Per me, e credo anche per molti altri, quel paio di cose materiali erano il presupposto minimo per vivere. Poi doveva esserci qualche altra cosa. Esattamente quello che da un significato alla vita. E questo non si vedeva.
Un paio a scuola mia, tra cui mi ci mettevo anch'io, erano ancora alla ricerca di quel qualcosa che da significato alla vita.
Quando a scuola parlammo del nazionalsocialismo ebbi dei sentimenti molto contrastanti. Da una parte mi si rivoltava lo stomaco quando pensavo alle orribili brutalità di cui sono capaci gli uomini. D'altra parte trovavo giusto che prima c'era qualcosa cui gli uomini credevano. Capitò che una volta durante le lezioni dissi: "In un certo senso sarei stata volentieri giovane nel periodo nazista. Allora i giovani avevano un'idea di come stavano le cose e avevano ideali. Credo che per un giovane è meglio avere falsi ideali che non averne nessuno". Questo non è che lo pensassi completamente. Ma un po' sì.
6) Nel nostro gruppo è diverso il tipo di libertà che arriva attraverso la droga. [...] Per quelli del nostro gruppo è proprio il colmo farsi il trip della libertà sotto lo sbrilluccichio delle reclame del Kurfürstendamm. Noi tutti odiamo la città. Siamo nel trip della natura totale.

1 commento:

  1. gusti difficili??? Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è un libro che può essere considerato un classico ormai! ed è pure parecchio educativo..

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