venerdì 30 novembre 2012

L'uomo aspetta, il tempo no

Megadeth - Countdown to extinction (Inlay)
Calendario dell'avvento pronto da circa una settimana, da una decina d'anni a questa parte. Piccole grandi gioie dell'esser bimbi scoperte tardivamente nel pieno dell'adolescenza che la fattrice non vuol metter via. Comincia ad esprimere il desiderio di un nipote ma al contempo non fa nulla per scacciare i demoni della maternità. E così ecco il rinnovo dell'attesa, infilare le dita nelle tasche di pannolenci per estrarne la medesima sorpresa in tutti e ventiquattro i giorni: cioccolata. Non che si possa auspicare ad altro coi tempi che corrono, per carità. Ma perchè caricare di aspettative una data come un'altra, la sua tragica fotocopia? E futuro che in un attimo diviene passato.
Di questo anno che volge al termine posso affermare di aver avuto la percezione effettiva soltanto di due eventi:

1. Concerto di Alcest andato a monte la notte prima, quando avevo il biglietto da tre mesi;
2. Aver conosciuto Andrea di persona.

E constatare che essi son separati da ben otto mesi lascia intendere non solo che la mia vita è piatta come una tavola da surf, ma che non sono stata una buona manager del tempo concessomi. Più che sprecarlo l'ho bensì conservato, ritrovandomi a rimpiangerlo. Non ho più idea nemmeno io di che cosa ho mantenuto la verginità per più avanti, per tempi migliori. Ma francamente, alla vigilia di un giudizio universale tanto temuto quanto fasullo, mi vien solo da ridere. Semplicemente perchè non ho vissuto. Vedo i coetanei del passato con le loro esperienze sulle spalle, i volti grigi e stanchi, chi è diventato madre o padre, e non vi è alcuna invidia a rodermi il fegato. Le mie risa anzi si fanno più fragorose al pensiero che per loro che han vissuto la vita ha un che di ripugnante, è una merda. Io non ho fallito perchè non ho perso nulla, in fin dei conti.

sabato 17 novembre 2012

Noia?


Noia come letargismo
Letargismo implica passività, inerzia, rassegnazione, disperazione. Nel letargismo spesso non si cerca più nulla, perchè non si sa nemmeno più che cosa si vuole o che cosa si deve cercare. Poichè si è persa la fiducia di ricevere ciò che si vorrebbe, è meglio dimenticare ciò che si è desiderato. Da questo atteggiamento scaturisce un comportamento distruttivo, invidioso e aggressivo verso chi è più fortunato, verso chi ha uno scopo. Questo stato d'animo può anche provocare una grave forma di depressione, in cui la vita appare senza senso: non si è più in grado di 'partecipare alla vita', ci si sente esclusi da tutto, si è apatici, insensibili, svogliati. Tutto appare privo di senso, insulso, assurdo. In un simile stato d'animo viene addirittura a mancare l'impulso a mangiare. Mangiare, dopotutto, è un'attiva ricerca di cibo e di assunzione di cibo. Si prende, si mastica, si deglutisce. Nel letargismo predomina più l'immobilità della morte che la vita. E senza vita non c'è movimento, il tempo sembra fermarsi.
Se vivi spesso analoghi stati d'animo, è importante che tu possa parlare con altri dei tuoi problemi. Parlare è una forma di attività, il primo passo per uscire dallo stato di inerzia spirituale e morale. Chiediti se la tua vita non si trova in un vicolo cieco, prova a essere più spontanea, più impulsiva, magari con l'aiuto di un bravo psicoterapeuta. Prendi sul serio la tua condizione: è la tua vita che rischi di sprecare nell'inerzia.

 
Noia come vuoto interiore
«Quando mi sento vuota dentro, è come se a casa non ci fosse nessuno a rispondermi» ha detto una volta una mia paziente. E se questa 'casa vuota' è nel profondo di se stessi, è davvero terribile! Se esiste un vuoto interiore, l'attacco di fame può costituire una strategia di riempimento, di appagamento nel vero senso della parola.
Sforzati di avvertire questo vuoto interiore prima ancora di essere assalita da un attacco di fame. Come si manifesta? Che aspetto ha? È un buco freddo e buio? È possibile affrontarlo in modo diverso? Lo si può anche compensare con la 'pienezza esteriore': frenesia, appuntamenti, confusione, allegria possono cancellarlo. Il bisogno di nuovi stimoli può benissimo essere una fuga da questo vuoto, che torna a farsi sentire quando non si è più totalmente assorbiti. Se si potesse sconfiggerlo una volta per tutte, non occorrerebbe più affrontarlo. Eliminarlo, imparare a volersi bene ed essere consapevoli di cominciare qualcosa è un capitolo fondamentale della nostra vita, una tappa basilare per la crescita individuale. Quanto prima riuscirai a convivere con questo vuoto interiore, a vederlo come uno spazio libero, tanto prima rinuncerai al cibo come riempitivo. Mangiando ti neghi uno spazio libero, una opportunità per maturare. Questo è ciò che conta, non il fatto di ingrassare.


da Donne che mangiano troppo: Quando il cibo serve a compensare i disagi affettivi, di Renate Göckel

martedì 13 novembre 2012

Ode a Messenger


Credo che il crearmi un account Skype sia ormai questione di poco dato che Microsoft non smentisce ciò che pregavo essere una bufala. O peggio ma lo tengo come seconda opzione, rientro su Facebook.
Come regalo di buon augurio per l'anno a venire gli addetti ai lavori han deciso che Messenger deve essere integrato a Skype. Non è chiaro al momento come fare ad usufruire della chat, ma forse per gli irriducibili di Messenger una speranza c'è.
Rare volte mi è capitata una tale amarezza. Con la dipartita di Messenger se ne andrà anche una fetta abbondante del mio cuore. Sì, il mio cuore sta piangendo. Ancora ricordo quando ero la mosca bianca che non sapeva neppure cosa fosse. Tutto ciò che sapevo al riguardo era che serviva ad inviare messaggi più lunghi rispetto ad una normale e-mail (!). E se oggi sono qui a dedicargli qualche pensiero il merito va all'utente di un forum. Incredibile come i viandanti del web appaiano più interessanti di chi ci sta intorno, tanto da convincerti ad installare l'osannato Messenger per poter dialogare con loro. Mi spiegò pazientemente che cosa fosse e così fu che nel 2007 questo programmino è entrato a far parte delle mie giornate. Non fosse stato per Messenger avrei potuto sorvolare su questi ultimi cinque anni, invece è sufficiente un click su una vecchia conversazione per comprendere che in realtà anch'io ero presente in questo mondo. Soltanto ero impegnata a coccolare Messenger.
Ancor prima di avviare la connessione aprivo la finestrella per inserire i dati. Imparai presto che lo stato perenne di Occupato permetteva di non udire alcun suono pregustando musica, e molto più tardi che è meglio evitare di informare in tempo reale gli altri dei propri ascolti (non ascoltate gli Onslaught mentre chattate, non si sa mai). Rispolveravo spesso e con amore il campionario di emoticon, chiedendo ai più fidati di salvarle e rimandarmele dopo eventuali formattazioni.
E' grazie ad esso se mi sono confidata, ho creato un blog, rafforzato il legame con l'unico sopravvissuto dai tempi della scuola, ho avuto in mano una testimonianza più o meno dettagliata del tempo che se ne va. Se ho percepito il suo andare e venire, lo devo a Messenger. Ugual discorso per le mode, il disprezzo del vecchio (Messenger) in favore del nuovo (Facebook), e se volevo parlare con qualcuno dovevo mandargli un sms chiedendogli di accedere. Rimarrà sempre il rimpianto di non aver mai partecipato ad una chat di gruppo o non essere riuscita ad usare la webcam causa internet lento. Quantificare le ore e tutti i sentimenti più contrastanti che vi ho riversato è impossibile, e il timore che Skype sia invece freddo e poco propenso a donarmi di queste emozioni è molto grande. Messenger va in pensione da rockstar in declino ma non per chi a conti fatti vi lascia il proprio cuore. Grazie di tutto fin da ora.

mercoledì 7 novembre 2012

Giorni vuoti


E' sempre l'ultimo anno in cui un giorno trascorrerà in modo osceno. Finchè non ti accorgi che lo è l'intera tua esistenza. Questa frase l'ho appuntata sul mio twitter in occasione di Halloween e proviene dalla mente della sottoscritta.
Che cosa è accaduto questa settimana? Torna alla memoria quel gruppetto di persone giovani e meno dove, su indirizzo della psicologa, mi trovai forse un paio di volte contate. Il tipo che dirigeva, medico nella struttura, si ostinava a farci raccontare un piccolo episodio capitato negli ultimi sette giorni ad ognuno dei componenti del gruppo. La sola a non aprir bocca naturalmente ero io. Allora era possibile vedere lui riprendere il mio mutismo, credendo lo facessi per ritrosia: "Non può non esserti successo niente in tutta la settimana". Certo, il semplice fatto di avere un motivo per alzarsi dal letto al trillare della sveglia, ossia il lavoro, implica che ogni individuo tuttora vivente ne abbia uno e per questo debba confrontarsi con orari, impegni, sguardi superficiali. Mi dispiace non corrispondere alle banali aspettative della società, ma la risposta è no. Non immagazzino nulla di particolarmente significativo da anni. Sono stanca di inventare, non mi diverte. La psicologa si sentì rispondere "Aspetto di morire" al suo voler apparire rassicurante con il solito (perchè non si hanno mai argomenti di discussione): "Come trascorri le tue giornate?"