lunedì 21 gennaio 2013

E la chiamano vita


Faccio parte della tribù dei bamboccioni. Del resto in quattro ancora riusciamo a campare con due stipendi messi assieme, se mi togliessi di mezzo per dargli respiro poco o nulla cambierebbe. Ma non sono né sarò mai una bocca di troppo, dicono. E io che non ho neppure un giorno di lavoro alle spalle dovrei essere al colmo della gioia soltanto per questa notizia. Non esattamente. Ad alimentare il mio già non proprio roseo avvenire va aggiunta mia madre e il suo approssimativo calcolo di quanti anni mi manchino alla menopausa. Brama un nipote, non può aver speso un patrimonio in riviste di ricamo, maglia e uncinetto ed ottenerne nulla. Devo ammettere che un po' invidio queste donne allevate con la mentalità di una volta, dove il matrimonio era il punto più alto e la prole coronava la vita, l'essere adeguatamente mogli, madri, femmine, perchè si sentono arrivate, hanno avuto tutto ciò che potevano, non chiedono altro. Purtroppo per quanto mi riguarda codeste due cose non fanno parte della realizzazione di una donna, tantomeno di me. Sgobbare dietro a fornelli e lavabi fino alla morte ed ancora occuparsi dei bambini negli ipotetici anni migliori, quando forze fisiche e mentali non hanno ceduto, mentre il tuo sposo a malapena muove i muscoli delle palpebre fissando il televisore non sono mai rientrati nella mia idea di futuro. Mia madre col tempo è divenuta identica alla sua, e io non ho alcuna intenzione di raccogliere questa stramba eredità. Cosa può serbarmi questo genere di vita, se non imboccare il mal di vivere? Cosa potrò insegnare ai miei figli perchè conservino il dono che gentilmente avrei porto loro? Una volta, su un cartellone posto all'entrata di una chiesa, lessi queste parole: "Il nostro primo diritto è quello di nascere". Scritto da preti cattolici impossibilitati alla paternità che poi si rifuggono nella pedofilia, è tutto dire. Tolto questo, la mia risposta è un no secco alla nascita. Venire al mondo altro non è che uno stupido bisogno di riprodursi inculcatoci dal primo scimmione preistorico. Ora che dovremmo aver acquisito il minimo di cognizione per pulirci gli occhi e veder meglio, noteremmo tutti che la nascita è la morte vera e propria. Nascere per soffrire? Soffrire per non venir meno alle aspettative di chi ci ha generati? No grazie. Il primo diritto, l'autentica prova d'amore nei confronti di un figlio è evitargli il peso del mondo semplicemente non buttandocelo dentro. Perchè gravargli d'essere il bastone della mia vecchiaia e il prosecutore dei miei geni fin dal test positivo? Mi rifiuto di comprendere, preferisco continuare a far credere ai miei vecchi che non desidero discendenza perchè sono egoista e amo alzarmi al mattino all'ora che mi aggrada. Questo tipo di amore a pochi è conosciuto e praticamente a nessun genitore.

5 commenti:

  1. Infatti è brutto dirlo, ma i figli si fanno per egoismo...

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  2. Allora ammetto che la situazione di questo periodo è davvero complesso per tutti, perchè il lavoro ne c'è, ne sappiamo quando ci sarà, ne sappiamo cosa ne sarà di noi, però... Non è una gioia non averne e non è una gioia sapere di essere a casa così a fare la muffa, quando un tempo a 16 anni già si iniziava. Poi per prima cosa secondo me non sei costretta a fare famiglia, ma se nel caso dovessi riuscire, come già ti ho detto, puoi permettere a tuo figlio di stimarti, e puoi permettere a tuo marito di alzarsi dal divano, non si è costretti a seguire lo standard, e tu conosci di nomina una persona davvero fuori da questi standard, non è così? :) Poi per quanto riguarda la chiesa ci sarebbero non so quanti discorsi da fare, io dico solo che solitamente si rimangiano quello che dicono facendo l'opposto in tutti i sensi, quindi... Non stare a seguire troppo quelle robe xD In questo preciso momento far nascere qualcuno è una situazione impossibile, cioè per ora è decisamente meglio di no, meglio lasciar stare. A parer mio si incasinerebbero solo le cose ò_ò In ogni caso l'ultima tua frase è comunque un gesto di amore, se appunto sai che in questo momento non puoi, se è impossibile è impossibile, è una situazione che cambierà, ma non sappiamo con quale certezza, quindi per adesso, questa è l'unica forma di amore che puoi avere, evitare di far soffrire come stiamo incasinandoci noi un'altra persona >_<

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  3. qui ci stava proprio bene No Future come colonna sonora..

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  4. No Bad, Leonard Cohen è di ben altra struttura e valenza. "No future" centra le patate col caffè, come dire che con questo scritto anonimo e didascalico è altra storia. Ascoltala meglio, http://www.youtube.com/watch?v=r0s4g1Yh5vw e tanti saluti a tutt@.

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