sabato 9 febbraio 2013

In una carne che non sento

© Brooke Shaden
Era una parvenza di vita quando facevo il countdown per Alcest. Ora per avere lo stesso effetto devo farmi mettere incinta?
(dal mio Twitter, 4 aprile 2012)

E, purtroppo, è uno di quei pochi tweet capaci di causare un dolore ogni volta fresco, un sempreverde che pare scritto oggi. Precursore o meno, è segno inconfutabile di quanto conosca la mia esistenza. Non una sorpresa o un ritardo di consegna. E' già tutto preriscaldato tipo avanzi del cenone di Natale da quando mi alzo a quando mi corico. Le medesime genti, i medesimi compiti da svolgere, mi sento catapultata nell'universo televisivo, più precisamente nella casa del Grande Fratello, a recitare un copione ispessito per mezzo di fotocopia o più essenziale, composto di un'unica pagina valevole per tutti gli anni a venire. Mi avessero spalancato prima le porte sul futuro che mi attendeva non avrei creduto a una sola parola. Ma con il vecchio concetto che la situazione prima o poi migliori ho fortificato la psiche, resisto dove altri sarebbero già completamente impazziti. E' come se vi fosse una me stessa proiettata sul palco e quella 'reale' in prima fila ad osservare lo spettacolo, mentre con aria annoiata ringrazia il cielo di non aver pagato il biglietto e valuta pro e contro dello sgattaiolare via.
La mossa vincente, lo so, sarebbe favorire la varietà della vita, nessuno bussa alla nostra porta chiedendoci se questa sera siamo liberi né tantomeno con un contratto di lavoro in mano. Dopo una caduta, svegliarsi dal torpore è assolutamente necessario per non cadere più in basso, magari in un buco nel terreno. Eppure delle volte sarebbe meglio non programmare la risalita con troppo entusiasmo, c'è sempre il destino a spiarci. Ma cosa ci guadagna il destino, se un giorno mi toccherà morire? Si forse non avevo scelto la compagnia ideale per un simile evento, ma per quale motivo esserne privata quando in vista di quella data non feci altro che tener lontano la falce della nera signora? Avevo preso coraggio e mi ero conquistata un obiettivo da raggiungere, un sogno da non lasciare tale cui aggrapparmi per non morire, come è usuale tra gli uomini, con le mie sole forze senza attendere che qualcheduno bussasse. E invece nulla, costretta all'eterno ruolo della giovane marcescente nel suo convento. Niente e nessuno da cui recepire il messaggio di non mollare. Sono stanca di dover sorridere di fronte alle coltellate che rende l'esistenza.

4 commenti:

  1. mi dispiace molto sentirti così.....

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  2. Io sono dell'idea che anche nel buio più totalme c'è sempre, anche se minuscolo, un bagliore di luce.
    Potrebbe anche essere una persona che ti vuole bene...

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  3. Io non so più come chiederti scusa... .-.

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