giovedì 14 febbraio 2013

L'amore ai tempi di Baudelaire


Il principe francese del Decadentismo, duecento anni dopo aver cantato della donna "naturale, cioè abominevole", fonte di lussuria che solo nell'atto sessuale arriva all'intelligenza morale ed uguaglia l'uomo, si ritrovò suo malgrado sul mercato all'interno dei Baci perugina:

Tanto più t'amo quanto più mi fuggi, o bella.
(dalla poesia XXIV, conosciuta come Ti adoro)

Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano.
(da Profumo esotico)

Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Bellezza?
(da Inno alla bellezza)

Che Baudelaire potesse finire nel commerciale quanto Federico Moccia sui muri dei bagni scolastici può rappresentare un passo azzardato, un maestro muto che ovviamente non può esprimere il suo parere, malamente avvolto nell'alluminio per far sì che i posteri ignari credano eternamente nella parola amore perchè detto da una personalità di rilievo (il moderno vip) avvalora la loro tesi; mentre i posteri di cultura invece non possono far altro che sorridere, perchè oggi ad "amore", dopo sesso, si può solo associare il termine "business". Non male comunque, se si approfondisce con poco sforzo la materia e si incappa in La fontana di sangue, che nei versi finali rivela cos'è l'amore per il poeta:

Ma l'amore è null'altro che un letto d'aghi ov'io devo a crudeli femmine spartire il mio sangue!


Per Baudelaire non vi è amore se l'oggetto del desiderio non possiede connotati per cui disprezzarlo. Donne-vampiro, mendicanti e prostitute han fatto parte infatti del suo immaginario. QUI un approfondimento.
Dopo la morte di Baudelaire, dei suoi appunti non destinati alla pubblicazione vennero scissi in due e si ottennero in questo modo Razzi e Il mio cuore messo a nudo, che ricongiunti diventeranno Diari intimi. Interessante la lettura di alcuni stralci dell'opera a proposito dell'amore:

Amore è gusto della prostituzione. Non c'è, anzi piacere nobile che non possa essere ricondotto alla prostituzione.
In uno spettacolo, in un ballo ognuno gode di tutti.
Cos'è l'arte? Prostituzione.
Il piacere di trovarsi tra la folla è un'espressione misteriosa del godimento della moltiplicazione del numero. Tutto è numero. Il numero è tutto. Il numero è l'individuo. L'ebbrezza è un numero.

Il gusto della concentrazione produttiva deve sostituire, in un uomo maturo, il gusto della dispersione.
L'amore può derivare da un sentimento generoso: il gusto della prostituzione; ma viene presto corrotto dal gusto della proprietà.
L'amore vuole uscire da sé, confondersi con la sua vittima, come il vincitore col vinto, eppure conserva privilegi da conquistatore.
La voluttà di chi mantiene una donna hanno in sé a un tempo qualcosa dell'angelo e del proprietario. Carità e ferocia. Sono perfino indipendenti dal sesso, dalla bellezza, dal genere animale.
Le tenebre verdi nelle sere umide della bella stagione.
Profondità immensa di pensiero nelle locuzioni volgari, buche fatte da generazioni di formiche.
Aneddoto del cacciatore, sul nesso intimo fra la ferocia e l'amore.

Credo di aver già scritto nelle mie note che l'amore somiglia molto a una tortura o un'operazione chirurgica. Ma quest'idea può essere sviluppata nella maniera più amara. Anche se i due amanti sono innamoratissimi e colmi di desideri reciproci, uno dei due sarà sempre più calmo o meno ossessionato dall'altro. Uno dei due è chirurgo o il carnefice, l'altro il paziente, la vittima. Sentite quei sospiri, preludio di una tragedia di disonore, quei gemiti, quelle grida, quei rantoli? Chi non li ha emessi, chi non li ha irresistibilmente estorti? E che cosa trovate di peggio nella tortura applicata da carnefici raffinati? Quegli occhi stravolti, da sonnambula, quelle membra in cui i muscoli si gonfiano e s'irrigidiscono come sotto l'azione di una pila galvanica, l'ebrezza, il delirio, l'oppio nei loro più furiosi effetti, non vi daranno certo così spaventosi, così singolari esempi.
E il volto umano che Ovidio credeva fatto a riflettere gli astri, ecco non ha più un'espressione di ferocia folle, ovvero si distende in una specie di morte. Perché crederei certo di commettere un sacrilegio usando per questa specie di decomposizione la parola "Estasi".
- Giuoco spaventoso in cui bisogna che uno dei giocatori perda dominio di sé! 
Un giorno fu domandato in mia presenza in che consista il più grande piacere dell'amore.
[...]
Per conto mio dico che l'unica e suprema voluttà per l'amore sta nella certezza di fare il male. E l'uomo e la donna sanno fin dalla nascita che il male è fonte d'ogni voluttà.

Buon San Valentino.

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