venerdì 26 aprile 2013

Grazie Varg, non ci interessa

Povero Varg, chi gli spiega adesso che il logo di Superman non lo porta tatuato sul petto e che sfornare dischi puntuali come manco in Svizzera riescono non rende giustizia all'immagine di padre luciferino quale fu? Riecco Mister Coerenza, cui il black metal non interessava più, anzi la sua essenza era racchiusa nel primo brano del primo omonimo album, gli altri erano frutto di una mente geniale quanto folle cui il carcere non ha fatto bene se non alle orecchie dei fan della prima ora.
O ha tanto materiale da elargire all'umanità o la vita di fattoria lo deprime e ha bisogno di distrarsi o più realisticamente possibile venera più il dio denaro che Odino. Dopo una giovinezza al fresco e quattro figli non gli si darebbero neanche tutti i torti, non fosse che il solo pronunciare il suo nome fa ancora rabbrividere l'intera Norvegia. Perchè il papà di Burzum o si ama o si odia, non vi è spazio per pensare in grigio. Tra chi accantona il lato umano che ventenne si macchiò le mani di sangue per adorare il meraviglioso bambino che cullò su note nere che ancora oggi fan brillare occhi e tintinnare monete, oppure infanga tutto ciò a prescindere perchè assassino. Varg non è pentito di aver ucciso chi prima di lui ha messo in moto la giostra del black metal, e se in prigione non gli era permesso ascoltare cd o di registrare se non con l'esclusivo ausilio del sintetizzatore, ora da uomo libero è tornato (purtroppo) a colmarsi le tasche. Perchè il visetto d'angelo che venne imprigionato non c'è più non soltanto fisicamente ma anche soprattutto artisticamente. La voce con l'età cambia e pace all'anima dello yorkshire strozzato che cantava di mitologia, ma neppure il tentativo di migliorarsi applicandosi allo studio della chitarra ha influenzato positivamente gli ultimi lavori. Varg non ha più nulla da dire, e la colpa non va scaricata sul black metal che resta fedele alle sue tematiche, ma su gente come lui che continua a macinare su quel che è stato raccolto. Proprio lui che ha visto l'alba di un genere e l'ha aiutato a venire alla luce plasmando elementi che diverranno cari a chi dopo si è cimentato nell'impresa di riprodurlo su pentagramma. Lui che poteva ritirarsi in quella fattoria benedetta a compiacersi dei risultati delle sue giovanili fatiche e constatare di persona quanto avevano influenzato. Ma non solo non si fa da parte né da spazio alle giovani leve, ostruendo il passaggio con la sua smania da assoluto protagonista, ancora pienamente convinto di produrre musica di qualità. E chi gli dice che scontare tutti i ventun anni previsti dalla legge magari avrebbero giovato alla sua vena e alla leggenda che gli gravitava intorno? Chi osa dirgli in faccia che questi dischi registrati dopo la scarcerazione sono privi di anima?
Poteva godere di gloria eterna su quel che aveva fatto in passato ed invece si ridicolizza mettendo in mostra bruschezza da pensionato e talento esaurito. Il tutto sopra un gran cervello e questo è ciò che forse più dispiace dell'epilogo della fiaba di Burzum.

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