giovedì 9 maggio 2013

Chi ha paura del tatuatore?

Federica Iammatteo

Ringrazio gli innumerevoli canali di sapere offerti da internet, dato che non ero venuta a conoscenza degli esiti della vicenda che ha investito il mondo del tatuaggio dopo che il 20 aprile scorso una 23enne è deceduta a neanche 48 ore da un'ultima incisione. La notizia mi aveva sufficientemente spaventata dal convincermi a rimanere fuori della porta di questi studi e mantenere così com'è un desiderio vecchio quasi quanto me. Son felice delle risposte direi esaustive che ho trovato.
Dai risultati dell'autopsia è emerso che la sua morte prematura non è da attribuire al tatuaggio bensì ad una sepsi meningococcica. Ecco cosa è trapelato dal web:

Sepsi meningococcica
«Come la storia clinica ed il drammatico esito ci avevano suggerito, ad uccidere Federica sembra proprio sia stata una sepsi meningococcia», ha spiegato Massimo Galli, professore di malattie infettive all'Università degli Studi di Milano e direttore della terza divisione di malattie infettive all'ospedale Luigi Sacco, al Corriere della Sera.
«Un evento molto raro in cui un'infezione da Neisseria meningitidis, il meningococco appunto, invade l'organismo e causa uno choc, in molti casi irreversibile, prima ancora di manifestarsi come meningite. Di fatto nessuna infezione batterica è in grado di avere un decorso altrettanto fulminante in una persona giovane e sana.»
«Se si fosse trattato di allergia all'inchiostro, come è stato ipotizzato, lo choc anafilattico si sarebbe manifestato subito - spiega l'infettivologo - e invece in questo caso la reazione è arrivata dopo diverse ore. Il tatuaggio è sempre una porta d'ingresso, ma la sua invasività è molto minore rispetto per esempio a un intervento chirurgico. Che le infezioni chirurgiche esistano lo sappiamo e spesso non derivano da negligenza ma da casi sfortunati. Potrebbe trattarsi di un caso simile, ma la letteratura medica non descrive situazioni di questo genere successive a un tatuaggio: se così fosse, sarebbe un caso di assoluta novità ed eccezionalità.»

Un batterio trasmissibile
Il meningococco infatti è un batterio comune, 'albergato' nella gola di circa il 10% della popolazione e 'trasportato' da una persona all'altra, con una elevata probabilità per ciascuno di noi di esserne portatore una o più volte nel corso della vita. Il 'trasporto' del meningococco è un fenomeno dipendente dall'età, con tassi rapidamente crescenti a partire dall'adolescenza e picco nei giovani adulti. Si ritiene che persone geneticamente predisposte, con il concorso di fattori favorenti ambientali (comunità chiuse, sovraffollamento) e climatici (da noi le meningiti meningococciche sono più frequenti in inverno e in primavera) possano sviluppare un'infezione meningococcica invasiva, che causa di regola una meningite e molto più raramente una sepsi fulminante.
Rispetto al gran numero di portatori, un'infezione invasiva da meningococco è comunque un evento eccezionale. In Italia l'incidenza delle meningiti è minore rispetto al resto d'Europa: circa 200-300 casi all'anno, pari a 3-5 casi per milione di abitanti. La letalità delle infezioni meningococciche invasive in Italia è del 14% circa, come negli altri Paesi occidentali e comunque molto inferiore a quella registrata nei Paesi poveri, dove i morti si sono contati a migliaia. La letalità è condizionata dalla tempestività della terapia, anche se in alcuni casi l'andamento dell'infezione nel caso di sepsi non lascia il tempo per interventi efficaci. Come nel caso di Federica.

Il parere del tatuatore
«Nel mondo non c'è notizia finora di persone morte per colpa di un tatuaggio». Claudio Pittan, storico tatuatore milanese, commenta così il rischio che si diffonda nell'opinione pubblica la paura dei tattoo dopo il caso di Federica Iammatteo.
Il titolare dell'atelier Pittan spiega che «nel mondo occidentale non ci sono pericoli per la vita. Esistono casi di scarsa cura della fase post-tatuaggio, che possono portare a contrarre virus rischiosi. Ma avviene solo nel terzo mondo o in situazioni igieniche non idonee, come in carcere».
Secondo Pittan, tra i più noti tatuatori di Milano, non si può morire per un tatuaggio perché «le quantità di inchiostro che vengono a contatto col corpo sono molto ridotte. Chi è allergico a qualche pigmento sa quasi sempre di esserlo, perché sono sostanze alle quali siamo esposti ogni giorno, un po' come con il nichel nelle monete».
Federica aveva già diversi tatuaggi ed era sempre stata bene. Ma esiste il sospetto che la ragazza fosse diventata improvvisamente allergica all'inchiostro. Secondo alcuni studi clinici, continuare a fare tatuaggi può sensibilizzare alle sostanze utilizzate e quindi provocare forti reazioni allergiche. Normalmente, racconta Pittan, quando ci si tatua «il massimo a cui si può andare incontro è una leggera febbre dovuta allo stress fisico, con un po' di spossatezza o irritazione. Nei casi limite potrebbe verificarsi anche un calo di pressione», ma nulla di più.

Fonti:
http://www.lettera43.it/cronaca/morta-dopo-il-tatuaggio-uccisa-da-un-batterio_4367593768.htm
http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/posts/tatuaggi-quali-rischi-pittan-non-hanno-mai-ucciso-nessuno/

1 commento:

  1. Io ho attualmente tre tatuaggi, e mia madre già si stava allarmando e sconcertando sentendo questa notizia, sapendo che ne ho in mente qualcun altro. A me sembrava molto poco probabile... Grazie per questo post, potrò riferire col cuore in pace che i tatuaggi non uccidono.

    Ma comunque è sempre inquietante scoprire quante cose di cui siamo ignari potrebbero farci secchi da un momento all'altro. Quasi quasi capisco gli ipocondriaci.

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