mercoledì 28 agosto 2013

Recensione: Nessuno sa di noi di Simona Sparaco

Titolo: Nessuno sa di noi
Autore: Simona Sparaco
Editore: Giunti
Anno di pubblicazione: 2013
Genere: Romanzo
Pagine: 256
Prezzo: € 12,00
Quando Luce e Pietro si recano in ambulatorio per fare una delle ultime ecografie prima del parto, sono al settimo cielo. Pietro indossa persino il maglione portafortuna, quello tutto sfilacciato a scacchi verdi e blu delle grandi occasioni. Ci sono voluti anni per arrivare fin qui, anni di calcoli esasperanti con calendario alla mano, di "sesso a comando", di attese col cuore in gola smentite in un minuto. Non appena sul monitor appare il piccolo Lorenzo, però, il sorriso della ginecologa si spegne di colpo. Lorenzo è troppo "corto". Ha qualcosa che non va. "Nessuno sa di noi" è la storia di un mondo che si lacera come carta velina. E di una donna di fronte alla responsabilità di una scelta enorme. Qual è la cosa giusta quando tutte le strade portano a un vicolo cieco? Che cosa può l'amore? E quante sono le storie di luce e buio vissute dalle persone che ci passano accanto? Come le ricorderanno le lettrici della sua rubrica e le numerose donne che incontra sul web, Luce non è sola.
Recensione: "Si può donare la vita, ma si può dire lo stesso per la sopravvivenza?"
Questo si domanda Luce, ed insieme a lei l'intero genere femminile. Mettere al mondo un bambino malato, che non sarà mai autosufficiente né riuscirà mai o quasi ad integrarsi o rimandarlo al Creatore, in una religiosa attesa che la sua anima si reincarni al successivo concepimento?
Io non credo in Dio e sono anche favorevole all'aborto, ma non nascondo che arrivare al termine della lettura sia stato comunque doloroso. Perchè che mi piaccia o no sono una donna, e come tale inconsciamente anch'io desidero dare un proseguo alla mia specie, ai miei geni. Ritrovarsi con una vita da proteggere per nove mesi fa sentire più vive che mai, un essere totalmente dipendente da noi ci dà lo slancio per affrontare al meglio i giorni a seguire. C'è lui o lei ora, l'obiettivo ultimo. Diveniamo così dipendenti anche noi, da un qualcosa che non credevamo possibile generare in tutto l'arco di tempo destinatoci. Non deve esserci soddisfazione tanto grande, e ad un certo punto decidervi di rinunciare è forse il castigo più crudele per una qualsiasi donna.
[...] Continuo ad accarezzarmi la pancia. Compio lo stesso gesto da giorni. È diventato un movimento involontario, come sbattere le palpebre o respirare.
Questa mattina l'ho esaminata con attenzione. Ormai è informe, irriconoscibile, al posto dell'ombelico c'è una cicatrice a forma di stella. È scomparso il buco. Resta solo una sensazione sbiadita nella memoria, un vuoto riempito. Come se Lorenzo ci fosse sempre stato. Io e lui, reciprocamente indistinguibili. Una tartaruga e il suo guscio. E io, devo essere il guscio.
Nella disgrazia Luce può contare sull'amore del suo compagno, cui il potere economico non mancherà per fornirle la minor sofferenza possibile durante l'intervento. È importante e legittimo poter tener conto del parere paterno, se egli costituirà una presenza nella vita del bambino. In questo Noi che Pietro racchiude la triade genitori-figlio e seguita a rammentare Luce è comunque sola, come unicamente può esserlo una donna in attesa, carica di ansie ed aspettative.
«Pensa a un giorno della tua vita, al giorno in cui hai provato il dolore più insopportabile, in cui ti sei sentita più messa da parte. Prendi quel giorno e moltiplicalo fino all'inverosimile, fino all'impensabile. Poi non pensare più a te, a noi, che magari bruceremo all'inferno ma chi se ne importa, pensa a questo bambino. È così che sarà la vita di nostro figlio se disgraziatamente dovesse sopravvivere al parto.»
Luce darà quindi il consenso all'interruzione di gravidanza sotto la pressione psicologica del compagno e degli specialisti che nel frattempo avranno consultato, per sentirsi accreditare da ognuno la stessa diagnosi. Per farlo voleranno all'estero, dove la settimana di gestazione in cui è giunta Luce non è ancora bollata come reato dalla legge. E se, stando a quanto scrive l'autrice, in Italia stanno discutendo sull'abbassamento dell'età gestazionale in cui è possibile operare l'aborto terapeutico, io non so davvero dove andremo a finire. Quante famiglie costrette a sobbarcarsi la salute e la serenità di un bambino infelice già in partenza, scervellandosi su come sarebbe stato rimandare o anticipare la data del concepimento. Quanti soldi dovrà sborsare lo Stato per le spese mediche nei confronti di infanti disabili e successivamente di adulti chiusi negli istituti perchè nessuno, alla morte dei genitori, se ne vorrà occupare. Mi si spegne il cervello solo al pensiero, di come gli uomini possano privarci della gioia di essere madri perchè quel che portiamo in grembo è di fondo un uomo a tutti gli effetti. Che importa se ha qualche menomazione? Deve nascere, e la donna deve prepararsi ad allevare ciò che il Signore le ha opportunamente sceso dal cielo, qualunque forma esso abbia.

Di punto in bianco è come se Lorenzo non fosse più un bambino «perso», un fatto vergognoso e tragico sul quale tacere. No, Lorenzo è stato una scelta ben precisa. Dolorosa e lucida, che ha solo bisogno di essere rivendicata ad alta voce per poter essere compresa. Una scelta che ho preso in coscienza, come madre e come compagna dell'uomo che amo. Abbiamo fatto nostro un diritto, di cui mio figlio era stato privato, dalla scienza o dalla natura, forse anche da Dio. Un diritto semplicissimo, basilare: il diritto di difendersi.
Sotto silenzio le fatiche di gravidanza e parto, se la prima volta va male ce n'è sempre un'altra per porvi rimedio. Ma l'epoca dove non tutti i figli divenivano adulti è ormai acqua passata; e già allora gli sguardi più attenti potevano indovinare il numero di gravidanze sul nostro viso. Quei nove mesi non sono una camminata in giardino, sia mente che corpo ne usciranno trasformati indelebilmente.
Decidere di tenere o meno un bambino lascia cicatrici in entrambi i casi. Scegliere di 'farne a meno' dà forse ancora più paranoie, come succede alla nostra protagonista convinta di aver fallito. Il denaro questa volta non gioverà sull'accettazione di quanto accaduto: Luce perderà il lavoro e comincerà a trascurare la sua persona e il rapporto con Pietro.
Credo che questa tendenza ad assegnare a personaggi letterari mestieri considerevoli non ci doni soltanto il sogno di un'esistenza più appagante, ma anche un modo per riflettere su quanto le disgrazie non stiano a fare divisione tra ricchi e poveri. L'unico esempio che mi viene in mente in proposito è Jett, il figlio autistico di John Travolta.
Comunque, è solo verso la fine che a Luce si rivelerà il segreto per ricominciare a guardare oltre, di come all'apparenza lui abbia superato il tutto mentre covava in seno le sue lacrime.
[...] il modo in cui Pietro girava lo zucchero nel caffè tutte le mattine negli ultimi tempi, come fossero granelli di sabbia; e quando si stringeva il nodo della cravatta guardando fuori dalla finestra il sole che stentava a sorgere, e intanto annodava quel ritaglio di stoffa tra le dita come se in realtà avesse voluto serrarselo al collo. Soltanto ora riesco a vederla, dietro quel tremore quasi impercettibile, tutta la sua disperazione, tutta la sua impotenza.
Nessuno sa di noi è in definitiva un libro duro ma bello e ben scritto. Ritengo fossero i tempi giusti per dare alle stampe un testo del genere, si parla ancora troppo e in modo confusionale sull'argomento, preferendo affrettarsi ad etichettarlo come infanticidio.
Che il compito sia delegato agli uomini per una volta, mi verrebbe da dire, a loro che impongono la nascita alle nuove vite e che condannano le stesse a sviluppo avvenuto.
«Il perdono presuppone un pentimento, ed è questo che trovo assolutamente ipocrita: il fatto che tu abbia chiesto perdono per un atto di cui non ti sei pentito, perché, se tornassimo indietro o ricapitasse, rifaremmo esattamente la stessa cosa. Dimmi che non è così.»
«Certo che rifarei la stessa cosa.»
«E allora di cosa chiedere perdono?»
«Di essere umani.»
Amore, l'ingrediente principale di tutte le ricette della vita

5 commenti:

  1. Decisioni di questo tipo sono molto difficili da prendere, nessuno può permettersi di puntare il dito. Sarà un libro interessante da leggere,
    un abbraccio

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  2. Ciao Lumi,
    finalmente siamo tornati dalle vacanze!
    Molto bello questo tuo post, presenta una questione difficile e personale.
    Leggeremo il libro con attenzione e piacere.
    Un abbraccio zamposo

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  3. Che bella recensione, complimenti! :D
    Credo che tu sia riuscita a cogliere il punto focale del libro, parlare di un argomento che per troppi è ancora taboo. In questo senso non so davvero cosa pensare, credo che bisognerebbe trovarsi nella stessa situazione di Luce per riuscire a dare dei giudizi. Forse per questo non sopporto chi giudica a priori, non puoi mai sapere cosa si prova finchè non lo vivi sulla tua pelle.
    Peccato che questo libro l'abbiano letto in pochi perchè porta a degli spunti di riflessione molto interessanti :)

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