sabato 10 agosto 2013

Sbavature di autenticità

© Laura Makabresku

E tatuaggio non fu, eliminato alla stessa maniera di un'email di spam dalle gradinate primarie dei miei desideri. Finchè non tornerò sui miei passi, o forse stavolta per sempre. Un nuovo minuscolo neo dalla tinta castagna è arrivato sulla mia pelle nuda, come se non ne avessi già abbastanza. Mi piaceva l'idea nata da Serendipity dell'avere una costellazione sul braccio, differiva dalla protagonista perchè la mia è su quello sinistro, e poi perchè se davvero esiste il suo nome mi è sconosciuto. Ho letto su internet che è tutto nella norma, può accadere di incontrarne una o di essere carte del cielo umane come poi è nel mio caso. A volte mi conferma quanto sia piena di difetti, altre mi sento un dalmata.
Stamattina un neo sul basso ventre a fare capolino dai jeans mi ha detto che sono dimagrita, e una vocina lieve lo ha ringraziato. Ma per il resto, ed è stupido a pensarci, non so cosa farmene, a cosa servono se non a togliere spazi disponibili ai tatuaggi. Chi dice di coprirli con un disegno e chi giustamente si oppone, ci sono possibilità neanche tanto remote che ingrandiscano o cambino colore o forma. Poi a dispetto della voglia di tatuaggio si fa sempre più largo la strada dell'anonimato: ormai non ci sono limiti di età e di stato sociale, almeno una persona su tre è passata dallo studio del tatuatore. Non ho ancora dimenticato la sensazione estraniante del riconoscere una ragazza, dopo quattro anni che l'avevo persa di vista, dal disegno astratto (per me assurdo) che aveva impresso sull'avambraccio. E' stato il marchio di fabbrica, il microchip che si usa per gli animali domestici, che ha permesso al mio cervello di identificarla. Da quel pomeriggio è passato un altro anno e l'amaro in bocca mi è rimasto. Poi ci si chiede perchè quando succedono disgrazie chiamano amici e famigliari a riconoscere i corpi, descrivendo minuziosamente i disegni permanenti che portavano. Ma perchè sono più caratteristici di un alluce valgo o di una voglia, vere e proprie carte d'identità e nessuno, da chi voleva soddisfare un capriccio a chi ha ponderato sui propri disegni, sembra rendersene conto.
Il mio amore per l'ignoto non me lo perdonerebbe mai, preferisce essere una carta del cielo che d'identità esclusiva.

1 commento:

  1. Non mi piacciono le cose perenni....e i tatuaggi mi sembrano marchi....comunque ognuno la vede a suo modo.
    Buona serata! :)

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