giovedì 12 settembre 2013

Recensione: Lui è tornato di Timur Vermes

Titolo: Lui è tornato
Autore: Timur Vermes
Editore: Bompiani
Anno di pubblicazione: 2013
Genere: Romanzo
Pagine: 443
Prezzo: € 18,50
È l'estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Egli non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni; che non c'è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora; e non riesce a spiegarsi l'intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace; ci sono molti stranieri; e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore, né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano.

Vi convincerete del contrario...

Recensione: Il nazismo è ancora argomento tabù in Germania, la vergogna di aver dato i natali ad un simile mostro rimane altissima e non accenna ad affievolirsi minimamente. Dimostra coraggio e voglia di mettere le cose in chiaro il romanzo d'esordio di uno stesso concittadino del Führer. Senza prendere alcuna posizione, come forse sarebbe inevitabile.
Come ha raccontato lo stesso Vermes al Venerdì di Repubblica, l'idea del libro gli è venuta in vacanza, spulciando in un negozietto di libri usati dove ha scoperto un tomo dal titolo Hitler's Second Book*; da lì, l'idea di scrivere una storia in prima persona, che descrivesse la personalità e le sfumature psicologiche dell'uomo Adolf. [Fonte]
Più che un libro satiro-politico direi invece che è un volume di storia. È evidente sin dall'inizio quanto l'autore abbia fatto ricerche fino allo sfinimento. Il Mein Kampf è ottimo per cominciare a ridefinire il personaggio plasmato secondo il ben preciso diktat dei mass-media, ma come è ovvio non è sufficiente. Vermes si è documentato, ha letto, e ha finito con lo scrivere un romanzo che i più potrebbero scambiare per un'autobiografia talmente è realistico e ricco di particolari. E in Germania più che nel resto del mondo ripeto è un compito gravoso, praticamente impossibile. C'è il rischio fondato a lettura terminata di prendere in simpatia Hitler, complice l'io narrante e gli episodi esilaranti nei quali si imbatte con il perseguire del racconto. Vorrei però ricordare che molti dei nostri politici odierni non si discostano dall'Hitler-stella della rete che troviamo in questo libro. L'idea di ricerca del consenso (anche ridicolizzandosi) in cambio di un voto è ormai comprovata, basti guardare il clamore che ha seguito Antonio Albanese nei panni di Cetto La Qualunque. In pratica la formula è rimasta invariata dai tempi del nostro e non gli sarà molto difficile riguadagnare terreno.
In appendice al libro, le note al malloppo storico che vi è contenuto. Tra passaggi del sopracitato Mein Kampf ad altri sulla storia personale di Hitler, curati sempre dall'autore, che oltre alla cultura che non è mai troppa fornisce anche un breve quadro generale sulla sua psiche, e in definitiva di come il passato è a volte essenziale nel costruire il futuro.
Un consiglio è quello di leggerle una volta conclusa la storia, farlo ogni volta che è presente il numerino corrispondente (non poche) diventa noioso e il gusto del racconto si perde. Già il finale aperto può rivelarsi inquietante...
Comunque una lettura valida, se non altro per imparare qualcosa in più di storia.

*Aggiornamento dell'11/01/2016:
In merito al proprio saggio, Hitler aveva pensato anche a un seguito, realizzato in effetti ma mai da lui reso noto: scoperto nel 1958, venne pubblicato nel 2003 in inglese col titolo Hitler's Second Book: The Unpublished Sequel to Mein Kampf.
[Fonte]

3 commenti:

  1. L'argomento è sempre molto attuale perchè l'uomo non impara mai dai propri errori e continua a perseverare come uno stupido.
    Comprerò il libro per regalarlo a mio nonno ma lo leggerò anch'io.
    un abbraccio :)

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  2. Ciao! :D
    Bella recensione! :) Credo che lo leggerò! ;)

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