lunedì 9 settembre 2013

Scrittura vitale

Un tempo m'ero fatta l'idea che avrei comprato un altro diario dopo averti riempito e che avrei tenuto un diario o un memoriale per tutta la vita. Ma ora penso che non lo farò. I diari sono una gran cosa finché si è giovani. Difatti tu mi hai salvato dalla pazzia, cento, mille, un milione di volte. Ma penso che quando una persona diventa adulta dovrebbe essere in grado di parlare dei suoi problemi e dei suoi pensieri con altra gente invece che soltanto con un'altra parte di se stessa come sei stato tu per me.
-Alice: i giorni della droga-


Ho avuto un'estate tanto libera da potermi permettere di leggere anche questo libriccino. Però non sono d'accordo su quanto sostiene la fantomatica Alice, e la rete ne è un esempio cristallino. Facebook, che tanta audience ha ottenuto da avere 'l'onore' di far battere in ritirata due piattaforme blog storiche (Windows Live e Splinder), si ritrova invaso da un considerevole numero di pagine, diari veri e propri, su cui la gente ci riversa il cuore, spesso nascosta dietro un nickname. L'antitesi delle intenzioni di Facebook. Se grazie ad esso conosciamo il cognome degli 'amici' ed il giorno giusto cui fare gli auguri a ciascuno per poi eclissarci dai loro profili, la popolarità, il vantaggio di essere diventati grandi svanisce in un battito di ciglia: nessuno ci ascolta. Ed è così che, chi è gonfio di dolore e sentimenti contrastanti, sceglie l'anonimato pur di buttar giù sogni ed ispirazioni nella speranza di trovare ascolto.
Aprii il mio primo diario virtuale la bellezza di cinque anni fa. L'esordio fu caratterizzato dal celebre invito del dottor S. a Zeno Cosini nell'iniziare le sue memorie: «Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero», e il bello è proprio questo. Non tanto registrare emozioni ed avvenimenti, ma quanto il mettere tutto ciò su carta o in pixel fa in modo che si costruiscano pensieri ragionati e puliti, persino se non siamo provetti scrittori. Sono in maggioranza donne è vero coloro che riempiono l'etere di parole, ma pur avendo forse mani più pronte allo scribacchiare non siamo sole. La scrittura fu inventata per tenere calcoli, quando scoprimmo che in certe circostanze era fondamentale per dipanare la matassa. Moltissimi i diari noti perlopiù compilati da uomini, ad eccezione di Anna Frank e poche altre che, nelle assidue lettere all'amica immaginaria Kitty, diceva a se stessa di non arrendersi agli orrori della guerra. Oggi auspichiamo tutti a non dover vivere simili drammi, e la scrittura è saputa divenire una buona compagna (si pensi ad esempio ai diari alimentari), come già suggeriva Italo Svevo tramite il suo Zeno nel 1923.
E se dopo una sostanziosa cronaca non saremmo riusciti a strapparci dai nostri vizi non allarmiamoci e diamo mano ad un altro diario o blog o pagina di Facebook, almeno in questo caso non è interrompendo che si guarisce. Anche gli scrittori non professionisti lo sanno. La signorina qui presente lo dice da cinque anni e non ha ancora finito.

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