martedì 29 ottobre 2013

Recensione: Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides

Titolo: Le vergini suicide
Autore: Jeffrey Eugenides
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 1993
Genere: Romanzo
Pagine: 213
Prezzo: € 9,50
Un narratore "collettivo", voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent'anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito della loro adolescenza, avvolte in un'aura di mistero che la tragica fine comune - si sono tutte tolte la vita nel breve spazio di un anno - ha fissato per sempre. Nella memoria di questi antichi, tenacissimi spasimanti, esse divengono il simbolo di una possibilità remota e perduta: l'irruzione di un fremito ignoto nel mondo tranquillo, ordinario, opprimente dell'America suburbana degli anni Settanta.
Recensione: Un'inchiesta, corredata di testimoni e di reperti, fotografie, oggetti appartenuti alle ragazze conservati gelosamente che il tempo sta deteriorando ma che non affievoliscono l'amore, a volte melanconicamente dolce a volte maniacale, che un gruppetto di giovani ha vissuto in poco più di un anno. Il romanzo è strutturato in questo modo, tra ricordi e confessioni inedite.
Devo però ammettere che le pagine iniziali sono un po' dispersive e di non facile comprensione: coloro che parlano sembrano più maniaci pervertiti che ex ragazzi infatuati ma forse è tutto studiato per farci intendere che le sorelle Lisbon hanno occupato una parte fondamentale del loro percorso di crescita, e con tutta probabilità non andranno mai via.
Therese, Mary, Bonnie, Lux e Cecilia, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, sono cinque bionde sorelle che a distanza di due decenni perseguono a tormentare i cuori degli allora ragazzi che abitavano nel loro quartiere.
Delle cinque sembra che solo le due più giovani abbiano una personalità definita, le altre appaiono forse rassegnate alla non-vita progettata per loro. Sfuggenti ed inarrivabili, per via del padre professore di matematica nel loro stesso istituto e della madre, religiosa ed iperprotettiva che crede di far il bene delle figlie permettendo loro solo di andare a scuola e in chiesa. Gli anni non la aiuteranno a capire, tanto che rimarrà ben ferma sulle sue idee:
«Le mie figlie non soffrivano certo per mancanza d'amore. La nostra casa era piena d'amore.»
A far vacillare i piani interviene la minore, appena tredicenne che al secondo tentativo riesce ad evadere da questo asfissiante quadretto famigliare. Cecilia viene descritta come la pecora nera di casa Lisbon, un piccolo diavolo interessato di esoterismo che ama indossare un abito da sposa che le sarà tolto solo nella bara. Da questa morte si assiste lentamente al declino dei Lisbon. Le sorelle superstiti sembrano riprendersi a poco a poco ma a casa la situazione è degenerata, le stanze sono caotiche e intrise di sporcizia, nessuno sa se le ragazze mangino a sufficienza vedendole deperire a vista d'occhio. Ciononostante trovano ancora nelle lezioni un minimo di vita sociale che permette loro di non impazzire, e riescono persino a strappare il primo ed unico appuntamento, dove con sorpresa dei loro cavalieri si riveleranno ragazze perfettamente normali:
Chi avrebbe mai potuto supporre che erano così loquaci, che avevano tante opinioni, che ghermivano gli scenari del mondo con tutte quelle dita avide? Tra una nostra occhiata furtiva e l'altra, le ragazze avevano continuato a vivere la loro vita, crescendo e cambiando come non potevamo immaginare, e leggendo ogni singolo libro che occupava il loro scaffale domestico censurato.
[...] A tradire la loro inesperienza in fatto di appuntamenti erano soltanto i capelli: rialzati sul capo mediante dei fermagli, somigliavano a un'imbottitura fuoriuscita o a un intrico di cavi elettrici. La signora Lisbon non aveva mai dato suggerimenti alle figlie su come curare il loro aspetto, e non voleva vedere riviste femminili per casa (un'inchiesta di Cosmopolitan, "Sei una donna pluriorgasmica?" era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso).
Lux non rispetta il coprifuoco e su questa svista sarà firmato l'infausto destino delle sorelle. Vittime di una donna mamma-chioccia, riguardo il padrone di casa si rimane col dubbio se accetti ogni decisione della moglie senza fiatare o se interpreti più semplicemente un perfetto zerbino. Le quattro sorelle vengono ritirate da scuola e tenute prigioniere dentro casa, in una classica campana di vetro.
La casa diviene così ancora più abulica e fatiscente ma fuori da ogni previsione pare a tutti che la tragedia non li abbia toccati, fatti salve il prato non più curato e la posta in eterna attesa di essere ritirata.
Nessuno «riusciva a spiegarsi come mai i Lisbon fossero così tranquilli e silenziosi, perchè non urlavano al cielo la loro angoscia e la loro rabbia». Da americani esemplari trovano addirittura la forza di festeggiare il Natale come svelano le parole di un vicino:
«Il suicidio non ci sembra un atto illogico. Mettere fuori le luminarie di Natale dopo che tua figlia... be', questo sì che è fuori da ogni logica.»
Gli adolescenti ormai adulti che ci narrano la storia delle sorelle saranno i tramiti di un'ultima richiesta di aiuto prima del tragico gesto, i quattro angeli biondi si daranno una morte intesa come gesto di libertà nei confronti di coloro che gli hanno negato l'adolescenza... o per ricongiungersi a Cecilia?
Una lettura inusuale e un po' bizzarra, a tratti impegnativa e con risvolti psicologici, non un capolavoro ma neppure carta straccia e per questo credo che meriti.
Fanno tenerezza i loro racconti di fanciulli, di quando per sentirle più vicine annusano saponette al mercato certi che le ragazze utilizzano gli stessi profumi o comprano il loro rossetto. Ancora in vita, e tutte e cinque insieme, le sorelle Lisbon sono l'emblema dell'adolescenza, triste e meravigliosa come può esserlo l'età più bella, e di una femminilità non del tutto maturata ma che proprio per questo è così seducente e indimenticabile.
E infine capimmo che le ragazze erano proprio donne camuffate, che capivano l'amore e anche la morte, e che il nostro compito consisteva semplicemente nel creare il rumore che sembrava capace di affascinarle.
Da questo romanzo nel 1999 Sofia Coppola, al suo esordio come regista, ne ha tratto un film distribuito nel nostro Paese con il titolo Il giardino delle vergini suicide. Nel complesso fedele ma devo ancora vederlo e spero di poter rimediare presto.

3 commenti:

  1. Lo devo leggere da un pezzo!
    Davvero una bella recensione! :3
    Le citazioni mi hanno proprio colpita!
    Lo leggerò! ;)

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    1. Dimenticavo di dirti se ti va di partecipare ad un mio giveaway! ;)
      http://welcome--to--the--city--of--bones.blogspot.it/2013/10/giveaway-before-or-after-halloween.html#comment-form

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  2. Bellissime le citazioni che hai riportato! Ricordo che nonostante fossi incuriosita dalla trama mi sono imbattuta molte volte nella riproduzione cinematografica in televisione (mai ad orario di inizio, in effetti, ma a spezzoni) e il tutto mi incuteva un qualcosa di spaventoso. Faceva quasi paura, tanto che non mi sono mai incuriosita riguardo al libro, poi un giorno ho letto una recensione e mi è tornata un po' di curiosità, solo che il libro è rimasto in lista da leggere :( spero di rimediare presto!

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