mercoledì 31 dicembre 2014

Buon anno nuovo, che sia buono davvero!


Se il Natale non è una festa che mi esalta, Capodanno con un bastoncino punzecchia il mio corpo semi incosciente sdraiato a pancia in giù. Non comprendo cosa ci sia da essere allegri. Vorrei solo arrivare all'anno prossimo a domani con la pubblicazione del Monthly Recap dicembrino senza preoccuparmi di aver sprecato l'ennesima serata davanti al pc o a guardare un film. A dire il vero l'idea di cosa farò tra poche ore non mi è ancora del tutto chiara ma già ho il magone, come ogni anno. L'invito ad uccidermi resta valido.
No, Andrea ha promesso di venire a trovarmi, devo resistere.
Visto però che questo post si intitola in ben altro modo direi che posso finirla con i miei piagnistei e farvi gli auguri per un nuovo anno sereno, gioioso, fruttuoso e con pochi o nulli tiri mancini. In realtà avevo pensato a qualcosa di meglio, di farveli lasciandovi una piccola perla tratta da un film visto durante quest'anno e che mi è molto piaciuto, This Must Be The Place. Non per fare la Steve Jobs di turno, ma il mio augurio (che faccio anche a me stessa) è questo. Il vecchio carpe diem non tramonterà mai: sappiate cogliere l'attimo, vivete, prima che sia troppo tardi.
Un grande abbraccio e grazie per essere stati con me ♥

Per chi ne ha bisogno trascrivo il pezzettino saliente:
«Senti, il cheesburger è venuto un po' troppo cotto. Non ti dispiace vero?
Ma sfortunatamente... è andata così.»
«Lo sai qual è il vero problema, Rachel?»
«Quale?»
«Che passiamo senza neanche farci caso dall'età in cui si dice: 'Un giorno farò così' all'età in cui si dice: 'È andata così'.»

lunedì 29 dicembre 2014

I migliori libri letti nel 2014

Ventinove dicembre. Ho i brividi, e non per il freddo. Un altro anno se ne va... e io non so cosa salvare di questi 365 giorni insulsi. Davvero non lo so. Meglio che mi concentro sui libri, loro mi salvano sempre.
Quest'anno non avevo fatto programmi, soltanto se ben ricordo quello di leggere più autori orientali e nostrani. Il secondo non l'ho mantenuto, ne ho letto uno veramente carino e cioè il tanto ingiustamente criticato Sei come sei di Melania Mazzucco. Gli altri non li ricordo neanche quindi fate voi!
Girovagando per blog in questi giorni appaiono i riepiloghi annuali delle nostre letture. Non ho letto molti libri, una quarantina circa, ma i più belli che vorrò ricordare di averli letti in questo 2014 voglio imprimerli anche io nella rete. Eccoli:

Proibito di Tabitha Suzuma
Più doloroso di Colpa delle stelle, molto di più. Non capisco con quale criterio decidano se un libro è per tutti o per ragazzi, questo dovrebbe essere letto da TUTTI nessuno escluso. Nella sua angoscia sa essere di una delicatezza pura, mai sentita prima, un disperato canto che vi farà ripensare alla vostra concezione di amore. E stare male, ma ne vale assolutamente la pena. Stupendo è ancora dire poco!

Retro copertina di Proibito

Mio fratello Simple di Marie-Aude Murail
Due fratelli 'supervisionati' da un coniglio di peluche, una storia dolcissima ed umana. Da comprare ad occhi chiusi, vi piacerà!


Un'iperbole e mezza. Il mio cane è scemo, il mondo è crudele e io sono sconnessa più che mai di Allie Brosh
Ho ripetuto fino allo sfinimento la genialità di questo libro, una raccolta delle storie che Allie Brosh scrive sul suo blog a partire dal 2009. La sua filosofia consiste nel trovare il lato comico ovunque, anche nel mare nero della depressione. Un libro-fumetto che vi farà riflettere e piegare in due dalle risate.

Dracula di Bram Stoker
Il signor libro sui vampiri, un po' datato ma ancora capace di mettere piacevoli brividi di paura. Poi spiega anche le origini di questa figura diabolica oltre a fornirci un po' di dati storici che non guastano mai, altro che Twilight.

Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer
Non "sul" jazz ma "in" jazz. Se amate la musica dovete procurarvelo, se non la amate procuratevelo lo stesso. Potrebbe insegnarvi a vederla con occhi (e orecchie) nuovi, in particolare a quanti sono prefissati su un solo genere musicale, denigrando quello un po' più 'pesante'. Ma tutti nascono da esseri banali come gli umani, leggetelo e capirete.

La scuola della carne di Yukio Mishima
Primo che leggo di Mishima (giunto in Italia quarant'anni dopo la pubblicazione, perchè?!), non sarà certo l'ultimo. Gli autori orientali riescono spesse volte a sorprendermi più degli altri. Mishima aveva una penna affilata, avanti con i tempi, perfetta conoscitrice dell'universo femminile e molto, molto occidentale. Potrebbe essere stato scritto ieri per quanto è attuale, non provate a snobbare gli orientali perchè possono riservare delle sorprese.

E i vostri quali sono? Questo post ve ne ha fatti aggiungere altri alle vostre già chilometriche wishlist? xD Se avete fatto il riepilogo anche voi lasciatemi il link nei commenti come sempre, sono molto curiosa!

sabato 27 dicembre 2014

Recensione: Il Grinch di Dr. Seuss

Titolo: Il Grinch
Autore: Dr. Seuss
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 1957
Genere: Fantasy
Pagine: 55
Prezzo: € 8,50
Tra i simpatici abitanti di Chi-non-so ce n'è uno decisamente strano che il Natale proprio non lo sopporta: è il Grinch. Del Natale odia tutto: gli alberi addobbati, le luci sfavillanti, le carole festose, i regali e il pranzo trionfale, ma soprattutto non tollera la felicità delle persone. E così quest'anno al Grinch è venuta in mente un'idea splendidamente orrenda: ha deciso di rubare il Natale!

Recensione: Recuperando il precedente post e citando nuovamente Charlotte Carpenter: Ricorda se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero. La strana creatura verde denominata Grinch ha probabilmente il cuore più piccolo di almeno tre taglie rispetto alla media degli altri Non-so-chi, e la vista dei vari addobbi lucenti e colorati lo ripugna oltre a non comprenderne il significato.
Ne aveva già visti tanti, pensò, troppi Natali!
Tutte quelle mattine che ogni volta erano uguali,
coi Non-so-chi-bambini che correvan sui regali strillando a squarciagola.
BACCANO! URLA! SCHIAMAZZI!
Un fracasso infernale, da diventare pazzi!
E poi la festa orribile del pranzo di Natale,
col tavolo imbandito in un tripudio trionfale:
con tutti i Non-so-chi, dai grandi ai piccolini,
intenti a rimpinzarsi di piselli e rostacchini
nonché ceci e frittelle, miele, paté e torroni,
per chiudere alla grande su enormi panchittoni!
Che scena intollerabile, da togliergli il respiro!
Per non parlar di nausea, disgusto e capogiro!
Alzi la mano chi almeno una volta non si è sentito un po' come lui, se non ogni Natale, al solo pensiero di tavolate coi parenti intenti a festeggiare... cosa?! Oramai il concetto dello spirito natalizio pare proprio ridotto al solo consumo di cibo ultra calorico e scambio di strenne che il giorno seguente son già riposte in un cassetto, se non rimpacchettate in prospettiva di essere riciclate! Inconsapevolmente via via sta venendo anche a me il discorso in rima, una peculiarità della produzione del Dr. Seuss, pseudonimo di Theodor Seuss Geisel. Da noi è praticamente conosciuto per il solo Grinch, comparso per la prima volta nelle nostre librerie soltanto nel 2000, in occasione dell'uscita del film con attori in carne e ossa. Tradurre le sue rime e i suoi giochi di parole è pressoché impossibile, tanto che questa edizione è a cura di ben due traduttori per un libro così piccino.
Il libro è interamente illustrato dallo stesso Dr. Seuss nei toni del bianco, nero e rosso in gradazioni a volte tendenti al rosa. La storia del Grinch è deliziosa, forse un po' stucchevole nel finale ma meritevole di una lettura, provando all'occorrenza a dimenticarsi del film targato Ron Howard.
Non tutti sanno che quella di Howard non è l'unica trasposizione filmica del personaggio del Grinch. Già l'animatore Chuck Jones nel lontano 1966 ne trasse un cortometraggio da 26 minuti intitolato Dr. Seuss' How the Grinch Stole Christmas!, trasmesso alla televisione italiana quindici anni dopo con il titolo Come il Grinch rubò il Natale. Oggi è possibile recuperare il corto in streaming e, con un po' di fortuna, anche in versione DVD sotto il titolo di Il Grinch e la favola di Natale! seguito da un secondo cartone animato tratto dalla penna del Dr. Seuss, Horton e i piccoli amici di Chistaqua.


Chiusa la parentesi cinematografica, consiglio il libriccino agli amanti del Natale ma anche e soprattutto a chi sente di somigliare al nostro protagonista.

mercoledì 24 dicembre 2014

A Natale c'è chi parla per me

Il mio vicino Totoro "versione natalizia" di Hayao Miyazaki (1988)

Miei cari, ho scelto quattro citazioni un po' particolari ma sicuramente di grande effetto per augurarvi di passare le feste con tanta serenità nel cuore ed intorno a voi. Esse esprimono esattamente il mio pensiero riguardo questa festività, sono grande abbastanza per comprendere che Babbo Natale è una creatura immaginaria e che in genere non si aspetta altro che spacchettare regali, ma pur non sentendolo per me a Natale dovrebbe esserci ben più che di pacchetti sotto l'albero. Vi lascio alla lettura rinnovandovi i miei auguri.
Ci sentiamo dopo Santo Stefano e mi raccomando, fate i buoni :)


Ricorda se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero.
-Charlotte Carpenter-


Quando sento cantare «Gloria a Dio e pace sulla terra»,
mi domando dove oggi sia resa gloria a Dio
e dove sia pace sulla terra.
Finché la pace sarà una fame insaziata,
e finché non avremo sradicato dalla nostra civiltà la violenza,
il Cristo non sarà nato.
-Mahatma Gandhi-


Il Natale dovrebbe essere legna che arde nel caminetto, profumo di pino e di vino, buone chiacchiere, bei ricordi e amicizie rinnovate.
Ma... se questo manca basterà l'amore.
-Jesse O'Neill-


Alcuni suggerimenti per un regalo di Natale: perdono per un tuo nemico, tolleranza per un tuo avversario, il tuo cuore per un tuo amico, un buon servizio per un tuo cliente. Carità per tutti e buon esempio per i bambini. Rispetto per te stesso.
-Oren Arnold-

venerdì 19 dicembre 2014

❄Let It Snow Book Tag❄

In mancanza d'ispirazione compilo un altro tag a tema natalizio. Del resto se non si fanno in questo periodo dell'anno quando si fanno? Questo l'ho trovato sul blog di Giulia ma in origine è un video tag ideato da Let's Talk Books. Inutile dirvi che siete tutti taggati!


❄Quale libro è capace di farti immergere nello spirito delle feste?
Ad essere sincera non amo questo genere di libri, consequenzialmente ne ho letti davvero pochi. Se proprio devo dirne uno mi butto sul classico Canto di Natale di Charles Dickens.

❄Fuori infuria una tempesta di neve e tu sei bloccata/o in casa. Quale protagonista vorresti che ti facesse compagnia?
Il luogotenente Shepard de L'asinello d'argento di Sonya Hartnett. Sono sicura che ha ancora tante storie da raccontare e la tempesta di neve passerà fin troppo presto in sua compagnia.

❄Stai partecipando ad una battaglia di neve. Quale personaggio dal cuore di ghiaccio colpiresti per primo?
Non ho alcun dubbio: Alice di Amore e altri effetti collaterali di Julie Murphy, la mia recensione QUI

❄Con quale famiglia ti piacerebbe passare il Natale?
Una mini famiglia, composta dai fratelli Kléber e Barnabé "Simple" Maluri di Mio fratello Simple di Marie-Aude Murail. Spero che Simple non combini troppo disastri ma scommetto tutto ciò che volete che il divertimento è assicurato!

❄Chi vorresti baciare sotto il vischio?
Lestat o Augustus Waters, questo è il dilemma...

❄Quale personaggio, inizialmente nella lista di quelli che non sopportavi, è passato nella lista dei simpatici?
Nessuno! Sono cose che sento a pelle persino tramite i libri, i simpatici mi son sempre rimasti simpatici, ugual discorso per gli antipatici.

❄Sei a CASA DA SOLA, quando all'improvviso due ladri fanno irruzione in casa tua. Chi vorresti ti aiutasse a cacciarli?
L'immenso Tiny Cooper di Will ti presento Will credo proprio che farebbe al caso mio.

martedì 9 dicembre 2014

Christmas Tag

Buongiorno bimbi miei! Devo postare prima che mi trascinino nuovamente a un altro giro di shopping pre-natalizio! Non mi lamento, metto piede in centri commerciali che solitamente non bazzico e trovo anche cose carine che alla fine compero, però non riesco più ad essere in riga con il blog. Quello che pubblico ora è un bel tag ad hoc che ho scovato in giro per la rete, di libri nemmeno l'ombra quindi possono farlo tutti, anche se mi pare un po' troppo pensato per le femminucce :/ (al limite eliminate le varie domande di trucco e parrucco!). Ok, si comincia!


1) Albero di Natale o Presepe? Direi albero, fa subito Natale. Rappresentazioni della sacra famiglia ne vedi tutto l'anno in tutte le salse, poi non è che mi piaccia molto. Meglio un alberello (finto naturalmente) illuminato e scintillante.

2) Natale in famiglia o con gli amici? "Natale con i tuoi...". Comunque, anche se ripeto da anni che il prossimo sarà con persone diverse da loro, mi farebbe parecchio strano non festeggiarlo in famiglia.

3) Regalo o bigliettino? Regalo. Per quanto mi piacerebbe scrivere un bel bigliettino per accompagnare il regalo riesco sempre e solo a scriverci "Da... A...", magari aggiungo "con affetto" o un cuoricino. È freddo e di una banalità sconvolgente oltre che vergognoso, perciò evito e faccio il regalo senza bigliettino.

4) Abito rosso in tema si o no? Bah non che mi importi molto se non è a tema natalizio, l'importante è che sia bello caldo!

5) Rossetto rosso si o no?  No, tanto appena inizio a mangiare 'me lo mangio' insieme alle pietanze.

6) Fai i regali un mese prima o alla vigilia di Natale? Mi preparo per tempo, se trovo il regalo giusto posso comprarlo anche in piena estate.

7) Lenticchie a Capodanno si o no? Se ci sono le mangio volentieri.

8) Fai l'albero l'8 dicembre oppure un altro giorno? Di solito l'8 o qualche giorno prima perchè mio padre ci tiene, fosse per noi donne lo faremmo il più tardi possibile. È una noia metter su e smantellare tutto nel giro di poco tempo, e poi l'aria di festa si può dire che non la avvertiamo. Rimpiango i tempi di bimba dove un anno facemmo albero e presepe il 24 novembre! Ma allora il Natale era magico, eccitante e carico di aspettative...

9) Nail art o semplice smalto? Perlopiù lo smalto lo metto per Capodanno, rigorosamente fuori tema (quest'ultimo l'ho messo viola, un altro anno blu elettrico), per il prossimo deciderò come sempre sul momento.

10) Vestito favoloso o pigiama e babbucce? Vestito, quanto favoloso poi non saprei.

11) Mangi tutto quello che ti capita sott'occhio o stai attenta alla linea? Per cause di forza maggiore (dieta dove i carboidrati sono banditi) non sbranerò il tavolo ma diciamo che a parte il pesce assaggio tutto.

12) Prepari tu il pranzo o la cena di Natale? No, i miei compiti sono apparecchiare la tavola e servire i commensali.

13) Make up occhi in primo piano o labbra in primo piano? Pelle in primo piano xD già non mi trucco affatto, figuriamoci per un cenone casalingo in famiglia.

14) Tacchi o scarpe comode? Scarpe comode, per lo stesso motivo del make up.

15) Albero rosso si o no? Arcobaleno. Mi piacerebbe fare un albero in bianco e nero o con gli addobbi viola ma credo che non mi verrebbe approvato xD

16) Cosa ti autoregalerai? Colpa delle stelle Little Infinities Edition :3

17) Brillantini a gogo o make up mat? (ho aperto google per sapere cosa volesse dire mat). Ma chi le ha ideate 'ste domande, Clio Make Up? Va bene dai rispondo, penso che opterei per il trucco opaco o mat come lo si vuol chiamare.

18) Vai a messa a mezzanotte oppure la mattina? Sono atea e convinta che se c'è un dio non devo entrare nella sua casa per espiare le mie colpe per poi uscire e tornare quella di prima. Se c'è dovrei essere una buona fedele ovunque con chiunque a prescindere. Indi niente messa naturally.


19) Parti o resti a casa? Se non direttamente a casa mia resto nei pressi, tipo dai parenti. Se poi capitasse l'occasione irripetibile di un Natale diverso e indimenticabile partirei all'istante. Dove sei, Norvegia?

20) Quanto ti piace il Natale da 1 a 10? Domanda di riserva? Per ora mi dispiace ammetterlo ma per me il Natale non è una cagata pazzesca, ma appena sufficiente. Non lo sento uffa ç_ç

Indovinate? siete tutti taggati! Lasciatemi il link nei commenti se decidete di farlo, alla prossima su questi schermi!

giovedì 4 dicembre 2014

Tre versioni per Colpa delle stelle, a casa per Natale

Buonasera! Questo post è anche una critica verso le case consumistiche che puntano sull'ultima novità, considerando quella uscita da poco già obsoleta: se i DVD possono contenere fino a circa 8 Gb di dati, perchè inserirvi solo il film, se va bene il solito trailer come contenuto speciale, e proporli sul mercato allo stesso prezzo di quando si diceva che erano il futuro? I DVD nei negozi ormai sono come le vecchie vhs, non contengono altro che il film. Me ne sono accorta ad Halloween quando ho comprato Maleficent: contenuti speciali zero! Eppure lo spazio non manca ma si sa, con l'uscita dei blu-ray bisogna far fuori questi. Schifosi.
Bene, dopo lo sfogo veniamo alla parte più interessante.
Il film Colpa delle stelle in home video uscirà da noi il prossimo 15 dicembre, giusto in tempo per incrementare le vendite in vista di Natale. Le versioni disponibili saranno le consuete DVD e blu-ray con in più la limitata "Little Infinities Edition", in vendita esclusivamente nei negozi Media World. Cosa avranno riservato a noi poveracci che in salotto abbiamo il solo lettore DVD? Ahahahah D: vediamo insieme i dettagli:

Caratteristiche tecniche per tutti:
Formato: PAL, Schermo panoramico 
Audio: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Regione: Regione B 
Formato immagine: 16:9 
Numero di dischi: 1

DVD

Include il film e i seguenti contenuti speciali:
- Commento audio di Josh Boone e John Green
- Featurette promozionali
- Galleria fotografica
- Trailer cinematografico

BLU-RAY

Include il film in alta definizione e i seguenti contenuti speciali:
- Il film sia in VERSIONE CINEMATOGRAFICA che in VERSIONE ESTESA
- Commento audio di Josh Boone e John Green
- Scene tagliate
- Le stelle si allineano
- Featurette promozionali
- Galleria fotografica
- Trailer cinematografico

LITTLE INFINITIES EDITION

Include 1 blu-ray, 1 DVD e 1 braccialetto Infinity.
- Il film sia in VERSIONE CINEMATOGRAFICA che in VERSIONE ESTESA
- Commento audio di Josh Boone e John Green
- Scene tagliate
- Le stelle si allineano
- Featurette promozionali
- Galleria fotografica
- Trailer cinematografico

Video in inglese in cui viene presentata la "Little Infinities Edition":


Se siete dei veri amanti della storia, cosa ne deducete? Io naturalmente opterò per la terza versione, di cui ancora non si conosce il prezzo. Del braccialetto mi importa poco, l'edizione mi piace e voglio assolutamente vedere gli otto minuti che non ho visto al cinema. Grazie al cielo la PS3 legge i blu-ray. Anche voi pensate di cadere nella loro trappola? Buona serata!

lunedì 1 dicembre 2014

Monthly Recap #15: Novembre


È già dicembre? Tra soli trenta giorni saluterò l'anno nuovo maledicendolo dal principio, uccidetemi finché siamo in tempo. Lo so, non si dovrebbe fare così ma è più forte di me, odio Capodanno da quando ero piccola. In più da sabato ho il portatile dal dottore perchè doveva essere formattato, perciò più che al mese appena nato fate ciao al primo post programmato della storia di questo blog (ammesso che ci sia riuscita e voi lo stiate vedendo).
Mi piace sempre cominciare con questa rubrica, e pur di pubblicarla ho scroccato la connessione a mia sorella. Pronti al riepilogo mensile? Via!

Recensioni
Un'iperbole e mezza di Allie Brosh
Con un poco di zucchero di Chiara Parenti

Tag
0

Altri post
Segnalazione: Con un poco di zucchero di Chiara Parenti
Chiacchiericci e fiabe lapponi

Giveaway
Giveaway 2° Compliblog - Chi ha vinto il libro misterioso?

-Un mese di libri-

Letti
Due vite in vetrina. Chiacchiere senza veli di due gemelle, storiche prostitute di Amsterdam di Martine & Louise Fokkens {abbandonato}
Un'iperbole e mezza di Allie Brosh
Con un poco di zucchero di Chiara Parenti
Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll
L'asinello d'argento di Sonya Hartnett

Acquisti/in regalo/in prestito
Ultimi scritti di Charles Baudelaire
Il diavolo custode di Philippe Pozzo di Borgo
Fiabe lapponi di AA.VV.
Il Grinch di Dr. Seuss
Fiabe immortali di Paolo Barbieri
Storia di una ladra di libri di Markus Zusak. Con il 20% di sconto ogni due libri acquistati non ho resistito, finalmente mio ♥

In wishlist
L'ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore di Randy Pausch
La parola fine. Diario di un suicidio di Roberta Tatafiore
Rossa come l'amore perduto di Roberta Rizzo ✓
Chi sa fare la torta di mele trova marito di Valentina Santini
Miti e leggende dei Vichinghi  Anobii ✓
E allora siamo andati via di Michael Kimball
Breve storia dei trattori in lingua ucraina di Marina Lewycka

Miglior lettura


GE-NIA-LE. Se non avete voglia di leggere la recensione (ma fatelo lo stesso perchè la sua genesi merita di essere conosciuta), è saggio, intelligente e divertente fino alle lacrime. Cosa state aspettando? Regalatemelo Correte a comprarlo!

Spazio note
Uhm non ho nulla da dire se non che mi piacerebbe postare e leggere di più questo mese e spero davvero che ci sia tempo e modo per poterlo fare. Auguro la medesima cosa anche a voi ♥ solo non troppi post o non riesco a starvi dietro! Buon mese a tutti!

lunedì 24 novembre 2014

Giveaway 2° Compliblog - Chi ha vinto il libro misterioso?

Finalmente direte, eh sì ci ho pensato più o meno attentamente riguardo nelle mani di chi dovesse finire il libro misterioso. La fortunata, cui ho già provveduto a recapitare una mail, non solo ha parlato di un libro che a quanto pare Internet non conosce ma è stata in grado di muovere i miei sentimenti, raccontando di questo romanzo tramandato da padre in figlia. A me sono mancate queste cose, anche l'emotività quindi ha giocato in suo favore. Ricopio ovviamente il messaggio vincitore, oltre ad essere d'accordo sull'ultima frase mi piace molto (e ho avuto il mio libro impossibile... anche voi?):

"Io partecipo volentieri parlandoti di "Il mistero delle conchiglie" di Richard Powell, assolutamente fuori catalogo e introvabile da anni e anni... me ne parlò mio padre quando ero piccola, dicendo che era un libro che aveva letto da giovane e poi purtroppo non era mai più riuscito a ritrovarlo. In tanti anni neppure io l'ho mai trovato, eppure quest'estate in internet ho scovato un'occasione e sono riuscita ad aggiudicarmene una copia! Si tratta di un thriller brillante, ambientato vicino ad una spiaggia, nel quale il protagonista - un raccoglitore di conchiglie molto fantasioso e un pochino sfigatiello - si ritrova ad essere complice-testimone di un omicidio, insieme ad una misteriosa ragazza. Non vorrei anticiparti nulla, ti dico solo che l'ho trovato un thriller molto carino, leggero ma non stupido e soprattutto scritto veramente bene! E mi ha fatto riflettere sul valore dei libri di 50 anni fa: ne uscivano meno, ma erano quasi tutti di qualità. Oggi si entra in libreria e si viene sommersi dalle copertine clamorose che gridano al miracolo: il 50% di quei libri "usa e getta" è carta straccia. Forse non riuscirai mai a trovare "Il mistero delle conchiglie" e, se così fosse, non ti sarai persa un capolavoro della letteratura, ma a me è piaciuto tanto e spero che parlandone qui altre persone possano conoscerlo, magari cercarlo... e leggerlo, perchè vale molto di più questo libro ormai perduto, che 20 altre nuove uscite recenti!"

Quindi il libro misterioso se lo aggiudica Silvia!


Quel che forse non avevo specificato era che se aveste vinto e il libro non vi convinceva o interessava nessun problema, lo avrei dato al secondo classificato, e così via. Dunque eccomi a svelare il tanto sospirato libro misterioso, et voilà:

Titolo: Cioccolata a colazione
Autore: Pamela Moore
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 1956
Genere: Romanzo
Pagine: 265
Prezzo: € 13,00
Dopo il divorzio dei genitori, la quindicenne Courtney Farrell vive tra Manhattan, dove lavora il padre, e Hollywood, dove la madre, attrice in declino, cerca nuova fama. I suoi amici, uno dopo l'altro, vengono espulsi da Yale e da Harvard, mentre la disinvolta e sensuale compagna di scuola, Janet, va incontro a un tragico destino. "Cioccolata a colazione", "il libro di una ragazza, ma non per le ragazze", uscì nel 1956, opera prima di un'autrice diciottenne in cui la critica vide la risposta americana alla Sagan di "Bonjour tristesse". Dirompente e disincantato, ma anche testimonianza dell'eterno lato fragile e sognante dell'adolescenza femminile, il romanzo scandalizzò l'America rivelando la disperata solitudine nascosta dietro la vita nei collegi per ragazze di ottima famiglia e la sua scintillante mondanità, e affrontando argomenti tabù come omosessualità, abuso di alcol e suicidio giovanile. La denuncia espressa dalla Moore con irruente sincerità e indiscutibile talento di scrittura conquistò immediatamente l'Europa; tradotto in numerose lingue, oggetto in Italia di un processo per oscenità, il romanzo viene qui proposto secondo il testo dell'edizione americana. Con una nota di Anna Banti e la postfazione di Elisabetta Rasy.
Ebay è saturo di offerte su questo romanzo, in questa o quella edizione (QUESTA la prima arrivata sul mercato italiano). Spesso non faceva in tempo a trovare posto sugli scaffali delle librerie che giungeva il sequestro di tutte le copie da parte delle forze dell'ordine. Per dire, non vi ho proposto una sciocchezza ma un romanzo che seppur ai giorni nostri finito nel dimenticatoio ha fatto storia. Dovete sapere per esempio che prima dell'uscita di Cioccolata a colazione Courtney era un nome prettamente maschile, e solo grazie a questo romanzo dopo il 1958 divenne popolare per le bambine. Courtney Love ha dichiarato che il suo nome di battesimo omaggia proprio Courtney Farrell.
Silvia riceverà l'ultima edizione, stampata da Mondadori lo scorso agosto e facilmente reperibile in libreria come su internet... o almeno si spera!

giovedì 20 novembre 2014

Recensione: Con un poco di zucchero di Chiara Parenti

Titolo: Con un poco di zucchero
Autore: Chiara Parenti
Editore: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2014
Genere: Romanzo breve, Romance
Pagine: 124
Prezzo: € 2,49 (ebook)
A trent'anni suonati Matteo Gallo, aspirante scrittore senza soldi e senza speranze, è costretto a vivere con la sorella Beatrice e "loro", Rachele e Gabriele, i due scatenatissimi nipotini. Nessuna delle tate finora ingaggiate è riuscita a domarli. Ma ecco che, come per magia, un pomeriggio di fine settembre, un forte vento che spazza le nubi dal cielo porta tata Katie.
Beatrice e i suoi bambini restano subito incantati da questa ragazza inglese un po' stravagante e scombinata, che fa yoga, mangia verdure, va pazza per i dolci... e che con le sue storie fantastiche e i suoi giochi incredibili è in grado di cancellare l'amaro della vita. Matteo invece cercherà (o crederà) di sottrarsi al suo influsso: ma sarà tutto inutile, perché Katie compirà su di lui la magia più grande. Quella dell'amore.

Recensione: Mentre leggevo mi accorgevo sempre più che sotto le spoglie di Katie Baker si celava in realtà Chiara Parenti. Mi auguro solo che i suoi gorgheggi non siano letali per i pettirossi ma per il resto passa ai test! Certo, in un primo momento anche al più innocuo dei confessori verrebbe voglia di strozzarla ma poi la sua luce finisce inevitabilmente per irradiare qualunque cosa entri a contatto con lei. Prima di romance, Con un poco di zucchero è un libro veramente dolce, con protagonista una giovane donna reduce da un passato doloroso che le ha lasciato qualche strascico come il non volerne sapere di imparare ad andare in bicicletta ma anche una grande lezione: imparare a vivere nel presente, come fanno i bambini.
Complice un io narrante interamente maschile, la Parenti supera la prima prova estiva e riconferma il suo talento. Anzi a parer mio dovrebbe mantenere sempre questo stile. Matteo Gallo è talmente credibile nei suoi pensieri e atteggiamenti oltre al campionario di sfighe che non sembrano torturarlo più di tanto che viene da credere che alla penna ci sia un uomo in carne ed ossa. Non fosse stato per il colorato patchwork di personaggi cinematografici e televisivi citati ogni tre per due lo si sarebbe creduto davvero. Alcuni sono molto divertenti (Hobbit ad indicare i nipoti è strepitoso oltre che azzeccato!), ma i continui accenni rendono la lettura a volte poco fluida. E okay che ho assistito con orrore a uomini seduti a guardare Beautiful, ma mi piacerebbe tanto pensare che ci sia un limite a tutto.
A Chiara si riesce a perdonare anche il suo amore (che rasenta l'ossessione in più punti) per il piccolo e grande schermo donandoci in cambio sorrisi a trentadue denti e cuori che se potessero ballerebbero festosi. Ogni sua storia è un antidoto alla tristezza e al brutto tempo, capaci in un paio d'ore scarse che servono ad essere lette di riparare giornate storte e anime stanche. Sono il sale ops lo zucchero filato che occorre in casi del genere. Senza contare che la nostra è toscana (lucchese per la precisione) e, si sa, ha l'ottimismo nel sangue. Potrebbe anche scrivere di guerre atomiche e sedie elettriche e saprebbe trovarci comunque un lato comico su cui ridere. Lo trovate sbagliato? Può darsi, ma ogni sorriso o risata non saranno mai atti a ridicolizzare una situazione seria e drammatica ma piuttosto a saperne scorgere tutte le sfumature con ironia e intelligenza.
Con un poco di zucchero non cambia il mondo ma il cuore sì.

Ed ecco Chiara, ho sollevato una piccola critica da piallare e, ironia della sorte, guarda come fin dall'inizio mi sono immaginata tata Katie:

Lo spirito del Natale presente Carol Kane in S.O.S. fantasmi

Grazie della magia e alla prossima!

domenica 16 novembre 2014

Chiacchiericci e fiabe lapponi

Una non scrive da più di una settimana e si rifà viva la domenica. Ciao belli miei, come state? Qual è il vostro segreto per scrivere tutti i giorni, spesso anche più di una volta al giorno? Credo di sapere la risposta, tutto risiede nell'entusiasmo. Il mio improvvisamente si è smarrito. Non mi va di scrivere, leggo e non commento, un lettore sceglie di non seguire più il mio spazio e l'entusiasmo precipita ancora più in basso. Forse sarebbe ora di una pausa ma come potrei dato che il blog per me è come Facebook per la maggior parte di voi? Preferisco quindi restare così, nell'attesa che passi.
Poi un piovoso sabato mattina entri in libreria e ne esci con la cosa più bella di tutta la giornata. Chi mi segue su Twitter avrà captato il segnale a cominciare dal nick.
La casa editrice Iperborea, di cui curiosamente mai avevo acquistato nulla (non so, trovo questi libri stretti e lunghi "scomodi" da leggere), celebrerà i Paesi scandinavi con una serie di volumi dedicati alle fiabe tradizionali di questi popoli. Il primo dedicato alla Lapponia è uscito il 31 ottobre ma già non vedo l'ora di possederli tutti, in particolar modo quelli di Norvegia e Svezia!
Quindici euro sono forse un po' esagerati ma rassicura il fatto che ad impreziosire i volumi ci penseranno alcune tavole in bianco e nero. Allora, che cosa mi dite? *.*

Entusiasmo temporaneamente recuperato. Speriamo bene

Titolo: Fiabe lapponi
Autore: Autori Vari
Editore: Iperborea
Anno di pubblicazione: 2014
Genere: Fiaba 
Pagine: 192
Prezzo: € 15,00
L'incanto del "c'era una volta" nelle più remote terre del Nord. In questa antologia di fiabe e leggende rivive il patrimonio di tradizioni, miti e credenze di quella che per lungo tempo è rimasta una minoranza etnica muta e isolata. Un mondo di magie e metamorfosi, di foreste stregate, accampamenti nomadi, cavalcate nella neve in sella alle renne, e grandi laghi attraversati sugli sci, dove la fantasia si combina con la realtà quotidiana e le usanze ancestrali del popolo sami. Un mondo in cui cacciatori e pescatori sfidano gli spiriti della terra in cerca di fortuna, salvano principesse rapite da demoni, affrontano prove per conquistare regni al di là del mare, destreggiandosi tra le profezie delle vecchie Gieddegæš, gli agguati dei giganti e gli inganni di orchi goffi come gli Stallo. Primo volume di una serie dedicata alle fiabe scandinave, Fiabe lapponi attinge direttamente alle prime raccolte scritte nell'Ottocento, quando l'Europa, sulla scia dei fratelli Grimm, riscopriva il valore letterario di questo racconto orale. Una riscoperta che soprattutto per la Lapponia ha rappresentato anche una ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica. Espressione di una saggezza popolare a volte amara, derivata dalle dure lezioni della natura e della Storia, ogni fiaba riserva qualche sorpresa, un crudo colpo di scena, un lieto fine mancato, una severa punizione per l'eroe non avveduto, e lasciando il dovuto spazio ai sogni e al gusto del narrare, racconta l'errare umano attraverso una smaliziata ironia.

venerdì 7 novembre 2014

Recensione: Un'iperbole e mezza di Allie Brosh

Titolo: Un'iperbole e mezza. Il mio cane è scemo, il mondo è crudele e io sono sconnessa più che mai
Autore: Allie Brosh
Editore: Magazzini Salani
Anno di pubblicazione: 2013
Genere: Fumetto
Pagine: 272
Prezzo: € 16,00

Il blog di Allie Brosh, Hyperbole and a Half, fondato nel 2009, è uno dei siti personali più seguiti al mondo con oltre 1,5 milioni di visitatori al giorno. Qui Allie Brosh ha iniziato a raccontare, con semplicità e ironia, la sua vita: dalle avventure della sua infanzia e del suo stupido cane alle sfide che ha dovuto affrontare nell'età adulta, tra queste la depressione.
Utilizzando Paintbrush Allie Brosh ha scelto di raccontare se stessa tramite un piccolo pesciolino dalla maglia rosa: «Il personaggio che ho disegnato, perché rappresentasse me stessa nelle mie storie, ha un aspetto simile a quello di un animale e questo mi ha concesso alcune libertà narrative: poter mantenere un certo distacco tra storia e narratore ed essere molto più sciocca. È un'impronta di me stessa, non di come appaio, ma di come sono. In fondo al cuore io sono questa assurda, strana cosa».
Nel 2012 la storia della sua scomparsa dal blog inizia così: «Certe persone hanno un buon motivo per essere depresse, ma io no. Un giorno mi sono semplicemente svegliata triste e confusa senza nessunissimo motivo».
Nel maggio del 2013, dopo un periodo di lungo silenzio dovuto alla malattia, Allie Brosh è tornata a scrivere. In molti la stavano aspettando: in un solo giorno il post intitolato "Depressione parte seconda" è stato visualizzato da un milione e mezzo di utenti. Centinaia di fan hanno iniziato a scriverle e critici e psicologi hanno acclamato la sua perspicace descrizione della malattia.
A quelli che le chiesero perché avesse deciso di raccontare un'esperienza come questa attraverso la comicità del suo fumetto Allie Brosh rispose: «Ho sempre utilizzato l'umorismo come un meccanismo di sopravvivenza. Alcune persone che sono depresse esprimono se stesse attraverso la poesia o la musica, alcune dipingono immagini profonde ed evocative. Io ho espresso la mia depressione capovolgendola e ridendoci sopra. Nella tragedia c'è davvero molta commedia».
Più tardi Un'iperbole e mezza è diventato un libro, in parte storia illustrata, in parte diario, che ha dominato le classifiche americane con oltre 400.000 copie vendute.
(Fonte)

Recensione: I più sapranno che se io metto le mani su di un fumetto perlopiù è Topolino. Anzi ormai nemmeno Topolino perchè l'ultima volta che ho osato controllare il prezzo costava la bellezza di € 2,10, che mi sembra un furto bello e buono per quel che contiene. Fosse aumentato il numero di pagine ma niente, persino i gadget estivi che propongono negli ultimi anni fanno capire quanto la qualità del giornalino sia calata. Un'iperbole e mezza è solo in parte fumetto perchè le vignette che hanno per protagonista questo strano pesciolino servono ad enfatizzare i vari raccontini presenti. Senza di esse si avvertirebbe la mancanza di qualcosa. E ora sapete che vi dico? VOGLIO il cartaceo!
Questo libro raggruppa le storie più belle (ma non sono sicura, chissà quante perle ancora nasconde il suo blog) e significative che la blogger Allie Brosh ha scritto a partire dal 2009. Dai vani ma divertentissimi tentativi di addestrare i suoi cani o quantomeno di instaurare un rapporto il più possibile 'normale' tra cane e padrone, alle lettere che la bambina di dieci anni scriveva alla futura se stessa venticinquenne per poi seppellirle in giardino, a una torta cucinata per il compleanno del nonno finita tra le sue infantili manine (e bocca) fino ad argomenti più seri come caos e depressione. Questi ultimi, se già non vi eravate follemente innamorati del libro, vi faranno saltare su dalla sedia per andare a comperarlo. La Brosh è spontanea ed ironica, scrive in modo asciutto e lucido le sue stranezze come le pagine sul male oscuro. Anche quelle vi faranno venire il mal di pancia talmente si accorceranno i tempi tra una risata e l'altra, ed oltre a farvi ridere le sue storie vi faranno anche riflettere. Se non avete vissuto la depressione sulla vostra pelle (cosa che non vi auguro) imparerete a trattare una persona che vi sta accanto e che magari ne soffre nella maniera giusta, finalmente consci che
Non sempre è qualcosa contro cui puoi lottare armandoti di pazienza. Non è nemmeno una cosa - non è niente. E non puoi batterti contro il niente. Non è qualcosa che puoi riempire. Non è qualcosa che puoi coprire. C'è e basta, e nulla ha più senso. E di conseguenza tutti gli incitamenti a essere ottimista e ad agire cominciano a sembrarti totalmente folli di fronte alla reale portata del problema.
È come avere in mano una manciata di pesci morti, ma nessuno intorno a te vuole ammettere che quei pesci sono morti. E tutti si offrono di aiutarti a cercare i pesci o a scoprire perchè sono spariti.
O se quelli che devono 'guarire' siete proprio voi magari non lo farete semplicemente leggendo ma ne ricaverete un sostegno sicuro, non vi farà sentire soli né diversi dagli altri. Se la sfortuna ha scelto di bussare alla nostra porta piuttosto che a quella del vicino di casa, a mo' di ospite, così va accolta, certi che presto prenderà nuovamente la porta per andarsene. Tutto con un sorriso, un po' amaro ma intelligente e traboccante di autoironia, contagioso fino alle lacrime.
Un'iperbole e mezza va assolutamente letto. I disegni non sono opere artistiche perchè creati con Paintbrush (l'equivalente di Paint per il Mac) ma illustrano ed empiono il libro di colore, anche le pagine più buie. Quelle che trattano dei suoi cani, lo Scemo e l'Aiutante, sono di uno spasso più unico che raro, ed in definitiva l'intera esperienza di Allie sa essere maledettamente divertente e di spunto qualunque piega abbia preso per vedere il tutto da un'altra angolazione. La sua innata ed invidiabile capacità di riderci su e di metterla per iscritto giova allo spirito e può aiutare più d'uno di noi. Una filosofia di vita che per una volta vale la pena di leggere.

lunedì 3 novembre 2014

Segnalazione: Con un poco di zucchero di Chiara Parenti

"Dall'autrice del romanzo rivelazione dell'estate 2014 Tutta colpa del mare (e anche un po' di un mojito) una nuova, divertente e supercalifragilistichespiralidosa storia d'amore, che fa rivivere il mito di Mary Poppins."

...
Cosa sarà?
...
Intanto, la mia recensione di Tutta colpa del mare
...


Titolo: Con un poco di zucchero
Autore: Chiara Parenti
Editore: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2014
Genere: Romanzo breve, Romance
Pagine: 124
Prezzo: € 2,49 (ebook)
A trent'anni suonati Matteo Gallo, aspirante scrittore senza soldi e senza speranze, è costretto a vivere con la sorella Beatrice e "loro", Rachele e Gabriele, i due scatenatissimi nipotini. Nessuna delle tate finora ingaggiate è riuscita a domarli. Ma ecco che, come per magia, un pomeriggio di fine settembre, un forte vento che spazza le nubi dal cielo porta tata Katie.
Beatrice e i suoi bambini restano subito incantati da questa ragazza inglese un po' stravagante e scombinata, che fa yoga, mangia verdure, va pazza per i dolci... e che con le sue storie fantastiche e i suoi giochi incredibili è in grado di cancellare l'amaro della vita. Matteo invece cercherà (o crederà) di sottrarsi al suo influsso: ma sarà tutto inutile, perché Katie compirà su di lui la magia più grande. Quella dell'amore.
Acquistalo su Amazon

Non si accettano pregiudizi, tornate qui solo dopo aver letto entrambi. Io lo sto leggendo (copertina tentatrice *.*) e per ora posso dirvi che Chiara non ha tradito le aspettative. Brava, brava, brava! Oh, e grazie ancora per avermi inviato l'ebook!

domenica 2 novembre 2014

Monthly Recap #14: Ottobre

Buona domenica amici lettori! Chiedo venia, non mi è venuta alcuna buona idea per Halloween e in questi giorni tra fiorai e cimiteri il tempo non è stato clemente. Tento di rimediare fin d'ora pubblicando la Monthly Recap ottobrina. La Monthly Recap come saprete consiste nel riepilogare i trenta giorni appena trascorsi sul proprio blog. Anche le mie letture sono state poche (troppi libri, mai che riesca a decidere a chi dare la priorità!), ma come ogni mese gli euro sono scivolati fuori dal portafogli come per magia, anche in vista di Natale.
Anyway, basta chiacchiere e passiamo alla vera ragione della rubrica:

Recensioni
Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer
Amore e altri effetti collaterali di Julie Murphy
Cinerecensione: Il giovane favoloso (2014)

Tag
The Ultimate Book Tag

Altri post
Anteprima: Poteri ritrovati di Federica Nalbone
Fine dei giveaway

Giveaway
0

-Un mese di libri-

Letti
Amore e altri effetti collaterali di Julie Murphy
Gatto a distanza di Grazia Ciavatta
In viaggio con la zia di Graham Greene
Da online a offline: stai facendo i passi giusti? di Ivan Ferrero

Acquisti/in regalo/in prestito
Cigni selvatici di Jung Chang
Io e Dewey. Edizione speciale per ragazzi con foto a colori inedite di Vicki Myron e Bret Witter
L'ospite di Stephenie Meyer
La santa anoressia. Digiuno e misticismo dal Medioevo a oggi di Rudolph Bell
Lui è tornato di Timur Vermes
Zero. La mia storia di Jimi Hendrix

In wishlist
L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Una riflessione su musica colta e modernità di Alessandro Baricco ✓
Toccato dal fuoco di Kay Redfield Jamison
Al pianoforte di Jean Echenoz
Il mio amore criminale di Elisabetta Lipari
L'arca di Nina di Anna Sartorio

Miglior lettura


Spazio note
Rubrica in arrivo made in Sentieri di neve rossa, sono elettrizzata e spero che piacerà anche a voi. Ho cambiato l'immagine della pagina Annotazioni, come se qualcuno se ne fosse accorto era bella anche la precedente ma questa credo ne rispecchi di più il contenuto. Senza bisogno della sfera di cristallo il prossimo post sarà la segnalazione di un librino (come lo chiama affettuosamente la sua mamma) nuovo nuovo, uscito il 30. Ecco fatto, così ci portiamo avanti ^^
Per ora è tutto, non mi resta che augurarvi buon mese!

giovedì 30 ottobre 2014

Cinerecensione: Il giovane favoloso (2014)

Titolo originale: Il giovane favoloso
Paese: Italia
Genere: biografico, drammatico, storico
Anno: 2014
Durata: 137 minuti
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo
Regia: Mario Martone
Attori: Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco
Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La mente di Giacomo spazia, ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l'universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l'esterno. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L'alta società Italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta.
Per quali motivi vedere un film sul monarca italiano della poesia pessimista? «Ma che parole vuote. Pessimismo, ottimismo». Forse per la prima volta il vero animo di Leopardi riesce a ricacciare indietro gli stereotipi ed offrirci una poesia vissuta e sofferta, dapprima giocando con i fratelli poi osservando il mondo esterno racchiuso in quel piccolo borgo, seduto a leggere nella ricca biblioteca del conte Monaldo suo padre. Giacomo cresce tra agi di una famiglia benestante ma arida di affetto e una salute già di per sé precaria che via via si aggraverà costringendolo ad appoggiarsi a un bastone a neppure quarant'anni d'età, e mentre sogna di abbandonare Recanati parla alla luna e nella Natura trova rassicurazione. Quella Natura "matrigna degli uomini" in cui Giacomo rivede la madre Adelaide Antici, come lei severa ed indifferente alle umane sorti, una madre in negativo.
Da Elio Germano che dà il volto al poeta recanatese non si poteva chiedere di meglio. Finalmente Giacomo rivive, con tutto il peso che l'esser vivi comporta, ragazzo schivo e impacciato, gentile ma diffidente e scontroso nella prima parte del film, uomo stanco ma ancora capace di discorsi dirompenti nello scritto come nel parlato nella seconda parte tra Firenze e Napoli, con l'inseparabile amico Ranieri.
La poesia arriva sul grande schermo: i dialoghi non sono mai gettati a caso ma sapientemente dosati, a volte rasentando il teatrale come il celebre Infinito recitato ad alta voce sul colle, linguisticamente forbiti, mai banali. Assistiamo alle critiche mosse dai critici dell'epoca stessa del Leopardi per l'ostentato pessimismo ma anche a un Leopardi legato ai due fratelli minori e ghiotto di dolci. Nel suo breve passaggio terreno il Leopardi isolato e melanconico non è stato altro che il risultato dell'ambiente famigliare repressivo, di un padre che considera un tradimento il suo primo tentativo di fuga da Recanati e non gli permette di viaggiare e di una madre fredda e distaccata nei confronti di tutti e tre i figli, ma anche di un'Italia ancora divisa e reazionaria.
In un film completamente italiano ci vengono proposte quotidianità e grandezza di un personaggio troppo avanti per la sua epoca ingiustamente e volutamente relegato agli studi universitari per l'eccessivo pessimismo, che in questo lavoro trova l'umanità e la comprensione che ben due secoli hanno sottratto alle sue carte.
Protagoniste assieme a Giacomo sono le tinte, la Natura e la musica. I colori sono in prevalenza caldi e brillanti, in contrasto con il suo animo quasi sempre grigio e spento in particolar modo verso la fine dei suoi giorni durante il soggiorno a Napoli: l'esempio lampante è vederlo privo di forze seduto su una sedia mentre assiste all'eruzione del Vesuvio, quell'esplosione di rosso e arancio sopra un Leopardi in ombra. Alla Natura, come detto poc'anzi, è relegato il ruolo di madre e molto del suo tempo Giacomo lo trascorrerà immerso in lei, a leggere, pensare e comporre. Degno di nota è lo sguardo al cielo stellato, in lacrime, che favorisce il componimento de La ginestra. La musica sembra accompagnarlo nei repentini cambi di stato d'animo, spaziando tra classica e soft-rock.
Bravi e convincenti tutti gli attori, forse più esteticamente belli di quanto occorresse e di quanto dipingesse la realtà ottocentesca. I panni di Antonio Ranieri li veste Michele Riondino (Il giovane Montalbano), pugliese che dal siciliano passa alla recitazione in napoletano, ed il suo accento è assolutamente credibile. Peccato il bell'aspetto, che lascia adito a scelte registiche con un occhio di riguardo al teatro. Idem per la giovane Gloria Ghergo, ex cameriera alla sua prima prova cinematografica, che interpreta seppur per una manciata di minuti Teresa 'Silvia' Fattorini. Troppo bella (e sì che Giacomo era anch'egli umano) e la sua voce pare provenire dalla sala di doppiaggio piuttosto che dalle sue stesse labbra. Occorrerà vederla in altri ruoli per un giudizio definitivo.
Se proprio si vuol trovare una pecca nel Giovane favoloso è l'accennare a malapena a progetti come lo Zibaldone o la canzone All'Italia che avrebbero meritato un po' di spazio in più, sfruttato malamente invece per una scena come la derisione nel bordello che fa soltanto provare per Giacomo ancora più compassione di quanta già provata, altro motivo di pena in un'esistenza già sofferente di malattia e solitudine. O la parentesi napoletana in cui si parla dialetto che non è sottotitolata, ma del resto Leopardi era originario delle Marche e ai suoi tempi i sottotitoli non erano ancora stati inventati, indi per cui i novelli italiani dovranno adattarsi. Chi vive nel meridione comunque non avrà alcuna fatica a comprendere i dialoghi in dialetto.
Apprezzatissime le location del film: dalla finestra di Giacomo, nelle strade che percorre e nei colli adiacenti si ammira la vera Recanati. La biblioteca dove consumerà anni di "studio matto e disperatissimo" in compagnia dei fratelli è l'autentica biblioteca della famiglia Leopardi. Da segnalare inoltre il cammeo del conte Vanni, erede leopardiano nei panni di cocchiere.
Morale della favola, Il giovane favoloso è un film che vale il costo del biglietto. 137 minuti di visione forse si faranno sentire o forse no, ma la storia e la penna di Leopardi sono ben diluite, atte a rivalutare un autore fondamentale alla nostra cultura o elogiarlo ancora di più per l'umanità che trasuda.

mercoledì 22 ottobre 2014

The Ultimate Book Tag

Ciao a tutti! Ho scoperto questo tag da Giulia del blog Il magico mondo dei libri e date le domande un po' diverse dal solito ho deciso di farlo e così proporvelo. Il tag in origine viene da Youtube ed è stato tradotto dall'inglese interamente da Giulia. Direi che ha fatto un ottimo lavoro, per cui bando alle ciance e iniziamo il questionario.

1. Leggere mentre stai viaggiando in macchina ti da fastidio?
La semplice idea di viaggiare in macchina mi terrorizza, specie se sono su strade che non conosco ergo posso incappare in una serie di curve da un momento all'altro! Inutile dire che quando succede sto male e chiedo di potermi sedere davanti per cui niente lettura in macchina se voglio sopravvivere.

2. Lo stile di scrittura di quale autore è unico per te e perché?
Potrei dire John Green per la sua abilità di infilare matematica, fisica quantistica eccetera in un romanzo per ragazzi e renderlo estremamente adulto, ma non sarebbe la verità. In realtà non sono una grande osservatrice da questo punto di vista, è fondamentale che un libro sia ben scritto e riconosco quando uno lo è ma non è la parte più importante per farmi decidere se è un buon libro o se l'autore mi piace.

3. La serie di Harry Potter o la saga di Twilight? Fornisci tre perché.
Linciatemi scelgo la saga di Twilight. Perchè:

a) A Twilight sono un po' affezionata, nel periodo in cui ne parlavano tutti andai in edicola a comprare il dvd, per capire il fenomeno. Fortunatamente mi piacque e ora in casa ho tutti e quattro i libri e tutta la serie di dvd. Inoltre uno dei miei ultimi acquisti è stato L'ospite e se mi soddisferà passerò col recuperare Twilight. Di Harry Potter invece ho solo il primo volume, e nel remotissimo caso che lo leggerò mi piacerebbe vederlo finire.
b) Ho sentito dire che i film di Harry Potter non sono proprio uguali ai libri (gli ultimi soprattutto), ma già con il primo ho rischiato l'addormentamento perchè la storia sapeva di già visto... non immagino l'effetto che potrebbero farmi i libri!
c) Perchè diciamolo, i vampiri mi intrigano molto più di un maghetto orfano. Sono pallidi, si ritirano quando c'è il sole, sono immortali e si nutrono di sangue. Che ci faccio ancora qui?

4. Porti con te una borsa per i libri? Se si, cosa c'è dentro al momento (oltre ai libri ovviamente)?
Dipende da dove devo andare. Se vado a fare una passeggiata i libri rimangono a casa, non avrei lo spazio e il giusto grado di rumore (molto basso o pressoché nullo) per concentrarmi su quello che sto leggendo, e comunque se devo restare fuori preferirei dedicarmi a ciò per cui sono uscita, che sia una commissione o una semplice camminata e lasciare il piacere della lettura in un momento in cui gradisco un po' di relax.
Discorso diverso se faccio una gita fuori porta e allora porto con me la cosiddetta borsa per i libri, che di solito contiene l'ebook o il cartaceo che ho in lettura e il mini astuccio con il pennino (che in realtà doveva essere l'accessorio di uno smartphone) per voltare le pagine virtuali dell'ebook. Nove volte su dieci metto l'ebook in borsa, i cartacei ho sempre timore di rovinarli.

5. Annusi i tuoi libri?
Una volta lo facevo, però il libro doveva avere un odore talmente forte che era impossibile non accorgersene. L'esempio più lampante è quando mi regalarono una copia dell'Eneide che profumava di plastilina(!) e passavo il tempo ad annusarla. Ora tra che non me ne sono più capitati di 'profumati' ma non sento la necessità di infilare il naso dentro i libri.

6. Libri con o senza piccole illustrazioni?
Entrambi, perchè rinunciarvi? Mi piacciono i ghirigori in stile medievale che applicano alle iniziali o le tavole in bianco e nero che inseriscono in quelle edizioni stupende che costano un occhio della testa, e mi piace quando è possibile, come l'autore si sia immaginato i protagonisti dei suoi racconti e fare un paragone con quelli che hanno preso forma nella mia mente. Più o meno è lo stesso per quanto riguarda i libri senza illustrazioni, anzi li preferisco quando il libro è un po' più 'serio' e comunque non piango se non sono presenti, è bello usare la fantasia.

7. Quale libro hai adorato mentre lo stavi leggendo per poi scoprire, dopo, che non era di altissima qualità?
Dopo quando? Se un libro mi ha appassionata e l'ho letto con estremo piacere non è possibile che 'scopra' in seguito che non è di qualità. E poi cosa significa che non è di qualità? Io posso passare indenne davanti allo scaffale dei best seller e adorare un libro che la stampa ha aspramente criticato o addirittura non calcolato. Se leggo le recensioni non è per farmi influenzare nell'acquisto ma più per capire quel determinato libro di cosa tratta, se può confarsi ai miei gusti. Non vedo quindi il motivo di esistere di questa domanda e di spenderci altro tempo nel comprenderla e darle una risposta sensata, ciao.

8. Qualche storiella divertente (del periodo della tua infanzia) riguardante i libri? Racconta!
È divertente se si guarda la mia trasformazione. La maestra di quinta elementare parlava con mio padre o mia madre non ricordo più chi dei due, e stava dicendo che io in due mesi avevo letto solo due libri mentre la mia compagna perfettina nella stessa quantità di tempo ne aveva letti nove. Ora, tra che erano libri della biblioteca scolastica e sicuramente della serie Il battello a vapore e simili quindi molto sottili e io preferivo giocare, a distanza di anni non credo che quella mia compagna adesso sia una gran lettrice! Comunque i bambini bisogna incoraggiarli non sminuirli, non imparano sui successi degli altri.

9. Qual è il libro più sottile della tua libreria?
Elogio della quiete di Matsuo Bashō.

10. Qual è il libro più spesso della tua libreria?
Tutte le poesie di Sylvia Plath.

11. Ti piace scrivere così come adori leggere? Nel futuro, ti immagini scrittrice?
Si può dire che a volte adoro più scrivere che leggere. Dipanare la matassa dei miei pensieri e poterli appuntare da qualche parte per rileggerli o sgombrare la mente per fare posto ad altri è un'attività assai liberatoria. Scrittrice? Mi piacerebbe ma non vorrei farmi pressare dalle case editrici perchè sono in ritardo con le consegne o dover pubblicare un romanzo a mie spese, preferirei respirare, fare le cose con calma e cura e soprattutto che il mio lavoro non mi porti ad odiarlo.

12. Quando sei entrata nel mondo della lettura?
Mooolto tardi, tra i 18 e i 20 anni. Direi che i primi vagiti di questa mia passione sono arrivati quando iscrivendomi ad un forum ho voluto comprare A Jennifer con amore di James Patterson dopo averlo visto lì. Poi è stata la volta di Il ritratto di Dorian Gray ed ho acquisito il desiderio di leggere, che forse perchè non lo trovavo più un obbligo per via della scuola ho scoperto i suoi potenziali e il piacere che ne traevo. Che mi possa considerare lettrice DOC però non sono trascorsi più di tre anni :O

13. Il tuo classico preferito?
Dracula di Bram Stocker.

14. Letteratura Italiana era la tua materia preferita a scuola?
Alle superiori sì, insieme ad inglese. Se guardiamo l'intero ciclo scolastico invece le mie materie preferite erano educazione artistica e musica.

15. Se qualcuno ti regalasse un libro che hai già letto e che non ti è piaciuto, cosa faresti?
Gli racconterei una mezza verità, cioè che il libro già ce l'ho, mi farei dare lo scontrino e andrei a cambiarlo.

16. Una serie poco conosciuta e molto simile a quella di Harry Potter o Hunger Games?
Non so se è proprio simile perchè ancora non l'ho letta, ma più di altre mi piacerebbe leggere L'ampolla scarlatta di Monique Scisci.

17. Una brutta abitudine che hai mentre filmi?
Credo che prima dovrei cominciare a filmare, ma già prevedo l'intrusione della mia piccola palla di pelo nera e conseguenti coccole e vocine strane :3

18. Qual è la tua parola preferita?
Misantropia. Lo so non è la migliore delle parole per quanto riguarda il significato ma ne adoro il suono, soprattutto pronunciata in francese.

19. Ti definiresti nerd, dork (ottuso) o un dweeb (secchione)?
Ma anche nessuno dei tre.

20. Vampiri o fate? Perché?
Vampiri, più o meno per lo stesso motivo per cui preferisco Twilight ad Harry Potter.

21. Mutaforma o angeli? Perché?
Angeli, ma cattivi e vendicatori. Perchè i mutaforma non mi garbano.

22. Spiriti o lupi mannari?
Lupi mannari. Preferirei dormire la notte, e poi adoro i lupi.

23. Zombie o vampiri?
Vampiri.

24. Triangolo amoroso o amore proibito?
Eccheppalle sti triangoli! Poi dipende anche cosa si intenda per amore proibito, se sono le solite storie tra una donna bianca e un uomo nero o di omosessuali che tanto vanno di moda ora nemmeno mi avvicino. Ma mi hanno bell'e stufata entrambe le tipologie.

25. E INFINE: preferisci libri completamente romantici oppure d'azione con un po' di scene romantiche?
Che domanda, è normale che nella scelta mi avvento sul secondo. Come per Colpa delle stelle, l'amore non deve essere il fulcro della storia ma diluito, in secondo piano. Altrimenti tra primi baci, amplessi e turbe amorose mi saltano i nervi e abbandono il libro senza rimpianti.

Siete tutti taggati! Come sempre, lasciatemi i link ai vostri post se deciderete di rispondere.

lunedì 20 ottobre 2014

Fine dei giveaway

Il giveaway per il secondo compleanno del blog ufficialmente è scaduto ieri ma a dispetto delle previsioni oggi non sono qui a dichiarare il nome del vincitore, bensì ad esternare la mia delusione e conseguente decisione di chiudere il capitolo giveaway. In primo luogo, nonostante l'anticipazione che ha ristretto la cerchia dei partecipanti, solo otto hanno aderito. Otto su 173 lettori attuali. Il giveaway durava tre settimane e dopo cinque giorni potevo già chiuderlo dato che non si è iscritto più nessuno. Ho sbagliato qualcosa? Se c'è qualcosa di cui dovrei sentirmi in colpa (e lo sono credetemi) è quello di disubbidire a mia madre che dice che le faccio solo spendere soldi. L'anno passato all'uscita dalle poste mi disse testuali parole: "Sei pregata di non fare più beneficenza". Se quest'anno ho voluto organizzare un secondo concorso è per ripagare in qualche modo della vostra generosità. Non partecipo a tutti e non ne ho vinti molti ma ripeterli sul mio blog mi sembrava la maniera giusta per contraccambiare appunto.
Ora, tra il disubbidire alla propria madre (i soldi non li metto io) per organizzare un giveaway che non è andato come avrei sperato, tra la penuria di commenti che ho notato ultimamente (successivo all'apertura del giveaway), sono arrivata a chiedermi il perchè faccio tutto questo. Ritengo per cui di potermi prendere qualche giorno di riflessione per decidere chi ha vinto il libro misterioso e ringraziare intanto chi ha partecipato.
Un po' la delusione e un po' il fatto che meritereste tutti di vincere, siete riusciti ad allungare la mia wishlist e sono veramente indecisa su quale libro mi abbia più colpito. Anche per questo quindi non annuncio oggi il vincitore ma nei prossimi giorni. Se le cose rimarranno così però sappiate che l'anno prossimo non ci sarà alcun giveaway, o comunque sarà meno 'sostanzioso' di questo (potrei sempre mettere in palio degli ebook).
Grazie della comprensione e a presto.

venerdì 17 ottobre 2014

Recensione: Amore e altri effetti collaterali di Julie Murphy

Titolo: Amore e altri effetti collaterali
Autore: Julie Murphy
Editore: De Agostini
Anno di pubblicazione: 2014
Genere: Romanzo
Pagine: 316
Prezzo: € 14,90
A sedici anni Alice pensa di avere tutta la vita davanti a sé. Tutta la vita per dimenticare Luke, il suo ex ragazzo, e farla pagare a Celeste, la sua nemica giurata. Ma all'improvviso scopre di avere una forma gravissima e rarissima di leucemia. Dopo un anno di chemioterapia senza alcun risultato, si convince di essere ormai al capolinea e decide di sfruttare il poco tempo che le rimane togliendosi un po' di sassolini dalle scarpe. Compila così una lista di "Cose Da Fare Prima Di Morire" e con la complicità del suo migliore amico Harvey, da sempre innamorato di lei, organizza un piano crudele e ingegnoso per vendicarsi di Luke e Celeste prima che sia troppo tardi. Ma, proprio quando Alice ha portato a termine una vendetta a dir poco plateale e ha guadagnato il disprezzo di tutto il liceo, le cose prendono una piega inaspettata: la malattia entra in remissione. E così, dopo essersi tanto preparata a morire, Alice si trova ad affrontare le conseguenze delle proprie orribili azioni. Ma c'è di peggio. Ora anche Harvey ce l'ha con lei. Alice però si è finalmente resa conto di provare qualcosa per lui ed è disposta a tutto pur di non perderlo. Perché la vita le sta offrendo una seconda occasione, e un'occasione come quella non può certo essere sprecata.

Recensione: Braccialetti rossi e Colpa delle stelle hanno innescato il nuovo filone narrativo dei romanzi sul cancro. Il 16 settembre scorso infatti in tutte le librerie è arrivato questo, in cui all'interno subito dopo la trama è persino scritto"Acclamato dalla critica americana come l'unica vera risposta a John Green". Se la sola fascetta non ci tentava (v. prova fotografica), l'abbaglio è servito!


Il film tratto da Colpa delle stelle è al cinema da dodici giorni, quale momento migliore per fungere da specchietto per le allodole? Fu così che decisi di leggere questo libro novità. In ebook, saggia decisione.
Alice e Harvey sono amici fin da bambini, le loro famiglie si ritrovano sempre in occasione di Natali, compleanni e vacanze, di conseguenza sono cresciuti insieme. Dovrebbero essere uniti e praticamente fratelli, ma lei è una delle persone più egoiste e senza cuore che può capitare di incontrare arrivando ad evitarlo all'interno della scuola e a non rivolgergli la parola per settimane. Lui da sempre innamorato accetta di farsi mettere i piedi in testa ed accontentarla nei suoi ultimi desideri pur di starle vicino. Questa parte mi ha sì ricordato John Green, ma per Città di carta. Se comunque volete sapere se questo libro è una risposta a Green vi dico subito che no, nel modo più assoluto non lo è. Green ci fa sorridere, piangere e riflettere; Julie Murphy fa solo ed esclusivamente arrabbiare. Lo stile è prettamente adolescenziale e non accattivante, la storia non decolla e se giungiamo alla fine del romanzo è solo perchè speriamo di assistere al funerale di Alice.
Se il libro ha una nota di merito è quello di smentire i telegiornali quando si parla di tragiche morti premature: amici e parenti davanti le telecamere a dire le stesse frasi come da copione "Era solare, generoso/a, andava a messa tutte le domeniche ecc. ecc." Verso Alice non si ha mai questo genere di pensieri, è giovane sì ma la sola cosa che si pensa è che ha avuto quel che si meritava. Non è altro che una stronza approfittatrice che gioca con i sentimenti di Harvey e dei genitori, con la scusa del 'tanto sto per morire'. È difficile digerire questo personaggio, anche quando si alterna con Harvey nella narrazione: non si vede l'ora che sia lui a parlare tanto è antipatica. Inoltre, le due voci narranti si dividono il compito anche di confondere ben bene il lettore parlando vicendevolmente al tempo presente e passato, prima e dopo la malattia della ragazza, come se esso fosse il punto focale della vicenda. Il cancro è trattato in maniera assai superficiale, se ogni tanto non ci rammenta che è calva come una palla da biliardo la si immagina coperta di capelli dall'inizio alla fine. E comunque tutte le sopravvissute al cancro che ho conosciuto io indossano una bandana nel tentativo di coprire il dramma, che lei invece se ne vada in giro pelata mi sembra alquanto inverosimile. Poi, a parte una volta o due che rimette l'anima non soffre assolutamente, perseverando nel suo comportamento crudele... e quando Harvey, che già di per sé non ha molta spina dorsale, concepisce quanto è cattiva e si allontana, Alice che fa? Lo rivuole! Lo rivuole perchè gli fa comodo non perchè i suoi sentimenti stanno cambiando. Una sola volta ho visto un briciolo di umanità in lei, ossia quando la vicina di casa di otto anni vuole un cane che sua madre non può permettersi di adottare e va a prenderlo lei (con il fido Harvey alla guida) e dopo averlo lavato glielo fa trovare davanti la porta. Forse perchè sono un'amante degli animali, ma seriamente è l'unica volta in cui non l'avrei presa a schiaffi.
È una storia in cui i personaggi non hanno colore (o se ce l'hanno sono neri come la pece come nel caso di Alice), non si riesce ad affezionarsi a nessuno di loro né a provare un po' di compassione per Alice che per l'intero corso del romanzo non fa altro che chiederne, lei è la poveretta a cui è venuto il cancro e dato che la vita è stata ingiusta con lei (cioè? Qualche battibecco con Celeste e l'aver visto la madre con un uomo diverso da suo padre?) e le rimane poco tempo ha diritto di togliersi qualche sfizio=vendicarsi.
In definitiva, mi chiedo se l'associazione con Colpa delle stelle non sia tutta una manovra pubblicitaria. Non fosse per qualche vago rimando qui e là a partire dal titolo, 'effetti collaterali (del morire)' o le 'guance gonfie come quelle di uno scoiattolo' o i 'giorni buoni', lasciate pure il libro dov'è perchè non ha nulla a che spartire con il best seller di John Green.
A quanto pare questo romanzo è pieno di 'unicità'. Ecco la sola parte abbastanza buona trovata, tanto per avvalorare la tesi sullo stile e sul paragone fatto per incrementare le vendite. Voglio la lista della spesa di John Green, qui, ora!
E scoprii che il sesso non era una cosa perfetta, mozzafiato, limata e lucida. Era silenzioso, sudato e personale. Ma era bello. [...]
In quel momento Alice inghiottì un pezzo di me che non sapevo esistesse. Mi rovinò, quella sera.
Quando ami la stessa ragazza da sempre, è difficile credere che dopo possa esserci altro. Quando hai amato una persona così completamente, si porta via l'amore quando se ne va? Era così che funzionava? Se era così, mi stava bene. Amavo ogni centimetro di Alice, anche le parti brutte e crudeli che facevano rabbrividire gli altri. Se quello era tutto l'amore che avrei mai potuto dare, allora il mio amore era stato ben speso. Andandosene, Alice l'avrebbe portato via con sé. Che galleggiasse in qualche paradiso o si decomponesse due metri sotto terra, quella parte di me se ne sarebbe andata con lei.

mercoledì 8 ottobre 2014

Recensione: Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer

Titolo: Natura morta con custodia di sax
Autore: Geoff Dyer
Editore: Instar Libri
Anno di pubblicazione: 1991
Genere: Biografico, Musicale
Pagine: 320
Prezzo: € 13,00
Durante un lungo viaggio "on the road" in compagnia del suo autista baritono, Duke Ellington pensa, ricorda, progetta e compone. Dalle sue riflessioni e fantasie prendono forma sette narrazioni indipendenti su altrettanti musicisti jazz: Lester Young, Thelonious Monk, Bud Powell, Charlie Mingus, Ben Webster, Chet Baker, Art Pepper. Completano il libro, facendone una vera e propria guida all'ascolto del jazz, un capitolo teorico (per spiegare le origini multietniche di questo fenomeno artistico centrale nella cultura del '900), e una ricca appendice discografica.

Recensione: Aborrite la musica jazz? Scacciate preconcetti e gusti personali e iniziate la lettura: l'unica componente essenziale per affrontare il viaggio è adorare la musica. Nessuna etichetta, solo Musica. D'accordo, accanto a nomi come Miles Davis e Bud Powell ne troverete altri di cui non sospettavate l'esistenza ma l'ignoranza in materia non vi disturberà anzi canterà a voi le lodi, per voi che null'altro volete che leggere, liberi da stereotipi, puri. Chi scrive ascolta metal, per cui traetene le conclusioni.
Sette ritratti, basati su aneddoti chi più veritiero chi meno, e da fotografie di jazzisti illustri. Scavano nelle loro debolezze, paure, speranze e vite grame, a volte tanto disperate da cercare conforto in alcol ed eroina. Se il jazz nacque nelle piantagioni ove gli schiavi di colore cantavano di ribellione, via via ha attecchito anche generazioni di uomini dalla pelle candida, dimostrabile anche in questo libro, nelle pagine dedicate a Chet Baker e Art Pepper.
Il volume non ha nulla da rivelare e proprio qui costruisce la sua forza: umanizzare gli dei. Nomi che oggi ci suonano grandi e che abbiamo mistificato ci vengono proposti lontano dai palchi, fuori, tra la gente. Ed è meraviglioso. Se il jazz (al pari della musica classica ad esempio) ci ha abituati a uomini di tutto rispetto, pacifici ed equilibrati, scopriamo di aver fatto un grosso errore. Coloro a cui lasceremmo intonsa l'aura non sono diversi da quelli cui non la metteremmo sul capo neanche per distrazione. I jazzisti sono folli quanto le rockstar, magari non lanciano televisori dalle camere d'albergo ma traggono gratificazione e vengono consumati dalla musica allo stesso modo.
Chet Baker
La gente pensa che per essere stravaganti basti fare quel che si vuole, ma lui andava ben oltre. Monk faceva tutto quel che voleva e lo innalzava alla dignità di un principio ordinatore, con esigenze proprie e una propria logica.
«Vedi, il jazz ha sempre avuto questa cosa, il fatto che tutti si dovesse avere il proprio sound; per questo c'è un sacco di gente che magari non ce l'avrebbe fatta nelle altre arti: gli avrebbero appiattito le loro idiosincrasie, per così dire. Magari è come se fossero scrittori che non ce la fanno perchè non sono capaci di fare lo spelling o usare la punteggiatura, o magari pittori incapaci di dipingere perchè non sanno fare una riga dritta. Roba come spelling e righe dritte non importano molto nel jazz. E così c'è un mucchio di gente nel jazz che la sua storia e i suoi pensieri sono diversi da quelli di tutti gli altri, tanto che senza il jazz loro non avrebbero mai avuto nessuna possibilità di tirar fuori tutte le idee e tutta la merda che avevano dentro. Ragazzi che in qualsiasi professione - come banchieri o anche come idraulici - non ce l'avrebbero mai fatta: con il jazz potevano essere dei geni, senza sarebbero stati niente. Il jazz riesce a vedere cose, disegnare cose delle persone, che dipingendo o scrivendo non riesci a fare.»
Questo libro non dovrebbe mancare in nessuna libreria. Più che "sul" jazz è "in" jazz, abilmente e letteralmente "suonato" per mezzo di una scrittura musicale dal retrogusto nostalgico semplicemente grandiosa e naturalmente di una conoscenza dell'argomento pressoché perfetta.
I postumi della lettura saranno non guardare più con diniego lo scaffale di musica estrema e con venerazione quello di altri generi, bensì li vedrete identici. Tutti palesemente artistici e di conseguenza umani.
Applaudendo, tutti fra il pubblico, tutti, compresero che deve esserci qualcosa di terribile in una forma musicale che può fare tale scempio di un uomo. Come quando si guarda un ginnasta e si dà per scontato che sia agile e forte, finché la frazione di un errore non lo fa schiantare al suolo. Solo allora capisci fino a che punto era parso normale ciò che è al limite estremo del possibile. Ed è la caduta, piuttosto che il salto mortale impeccabile, a esprimere la verità, l'essenza dello sforzo: quello è il ricordo che ci accompagna per sempre.
Dei colleghi gli hanno detto che il paziente è un grande musicista, un artista, e il dottore si domanda che razza di musica - che razza di arte - sia quella che può elevare fino alla grandezza un individuo così banale. Jazz: per alcuni istanti si fa rigirare in testa questa parola e poi, tossendo nel pugno, fissa lo sguardo sull'uomo di fronte a lui e chiede:
- Signor Pepper, mi domando se lei mi può dire che cosa significhi il jazz... per lei, personalmente, intendo.
- Per me?
- Si.
- Io, mmh... credo... Bird, Hawk, Train, Pres...
Mormora tra sé un ritornello senza capo né coda, come una specie di mantra. Il medico strabuzza gli occhi, incerto se una tale combinazione casuale di nomi sia effettivamente un tentativo di comunicare qualcosa.
- Prego?
- Anche altri immagino. Ehi, mi sono appena ricordato il nome del Presidente, Pres, Lester. Lester Young.
[...]
Il medico scribacchia sul suo taccuino: fra le altre cose, e in una grafia deliberatamente più aggrovigliata del solito, una nota per ricordarsi di rintracciare qualcuno dei dischi che, a quanto pare, quest'uomo avrebbe inciso.
La copertina è la celeberrima fotografia di Herman Leonard Cappello e custodia del sax di Lester Young, scattata nel 1949 e a cui il titolo italiano si ispira. In commercio trovate l'ultima edizione di questo libro, recentemente stampata da Einaudi con una copertina differente ed in vendita a € 15. Se però posso consigliarvi, pretendete questa, cercatela (internet) e siatene fieri possessori. Oltre a far bella figura nella libreria non presenta assenze come la rimozione di una fotografia ed è in un font più grande, leggibile e godibile.