mercoledì 19 febbraio 2014

Christiane F. è cresciuta e si ripresenta in libreria


Orologi e clessidre sembravano essersi arrestati da più di un mese ma finalmente ora manca solo una settimana alla data che pareva inarrivabile. Il prossimo 26 febbraio arriverà in Italia il seguito del racconto di Christiane F. La ragazza dello zoo di Berlino è sopravvissuta e compirà 52 anni a maggio, ma non da molto si è liberata dal fantasma dell'eroina.
«Non ho mai voluto smettere, non conoscevo altro nella vita», risponde oggi a chi le domanda perchè non ha smesso di drogarsi. A trentacinque anni dall'uscita del romanzo, frutto di due mesi di testimonianze e divenuto libro di lettura nelle scuole tedesche, Christiane Felscherinow rivela la falsità dell'happy end con cui libro e film concludono il suo viaggio nell'autodistruzione, «Perché la gente vuole ancora sapere».
Il nuovo capitolo a nome Christiane F. sarà pubblicato con il titolo Christiane F. La mia seconda vita, ed è stato scritto a quattro mani con la giornalista Sonja Vukovic.
Perchè rinnovare un dolore mai cicatrizzato? Christiane e la Vukovic ce lo spiegano qui di seguito in un'intervista di Alias, inserto culturale de Il Manifesto, uscito il 4 gennaio 2014.

Quale è stata la genesi del libro? 
"Lavoravo per la testata tedesca Die Welt", dice Sonja Vukovic, "e durante la ricerca di una storia mi sono imbattuta nel trentennale del film di Uli Edel e ho deciso di rintracciare Christiane. Non è stato facile, nemmeno dopo averla trovata e dopo aver conquistato la sua fiducia. Alla fine il materiale che avevo era così ricco che l'idea di un libro prendeva naturalmente forma".

Natja Brunckhost interpreta Christiane nel film di
Uli Edel Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
Cosa c'era dopo la cava di calce? Tra il 1981 e il 1984 Christiane tenta la carriera musicale assieme al suo compagno Alexander Hacke, componente della band Einstürzende Neubauten, in seguito trascorre un periodo in Svizzera presso la pittrice Anna Keel, moglie dell'editore svizzero Daniel Keel. Nel 1985 è arrestata per detenzione di stupefacenti e dal 1987 al 1993 vive in Grecia con il fidanzato Panagiotis fino a quando viene arrestato per spaccio e Christiane torna a Berlino. Nel 1996 ha un figlio e nel 2007 in un'intervista alla televisione tedesca dichiara di assumere metadone e non più eroina ma le sue condizioni di salute sono gravi: è affetta da una forma cronica di epatite. Nel 2008 i media possono leccarsi i baffi alla notizia drammatica secondo cui le autorità berlinesi le hanno sottratto la custodia del figlio a causa di una ricaduta nella tossicodipendenza. Eppure la seconda vita di Christiane è molto altro. [...]

Perché ha deciso di raccontarla? 
"Perché i media hanno pubblicato ovunque storie su di me", risponde Christiane, "ma il loro interesse era rivolto solo a capire se fossi ancora una tossicodipendente o no. Io volevo dire: Salve, ho 51 anni, sono una madre, sono ancora viva e non sono più Christiane F. ma la Sig.ra Felscherinow e ho fatto un ottimo lavoro con mio figlio".

È cambiata "la scena" della droga oggi?
Non credo che sia cambiata molto, tranne per il fatto che puoi chiamare lo spacciatore tramite un telefono cellulare. Ma non sono più in quel giro oggi, sono diventata madre quando avevo 34 anni e da allora sono in un programma di sostituzione. [...]

Come immagina la sua terza vita?
Vorrei una casa in campagna, silenziosa e circondata da animali. Forse vicino a un lago o a un bosco.

"La storia di Christiane non è solo una storia di tossicodipendenza, ma anche quella di una ragazza che deve badare a se stessa, dall'infanzia trascurata, alla ricerca di una propria identità, di un equilibrio", spiega Sonja Vukovic. La ricerca è continua, febbrile, attraversa la storia di una generazione, combatte con uno stigma, quello di essere non Christiane, non Christiane Felscherinow ma Christiane F. per sempre. Ogni capitolo del libro è una chance che la donna non ha saputo, voluto, potuto cogliere, dietro una ribalta che ha divorato la sua adolescenza e che oggi l'addita come una madre tragica.
Se lei è cambiata il mondo attorno ha però la stessa stoffa. La criminalizzazione dell'eroinomane continua a creare corti circuiti con la doppia moralità di una società intrisa di tossicodipendenze, nel giro di vite del clubbing, della nuova classe creativa, e di tutti coloro che non necessariamente hanno coscienze da espandere ma solo un desiderio di puro stordimento. La tolleranza, qualora ci fosse, resta apparente, celata come sempre sotto la maschera del controllo sociale. Christiane Felscherinow resta anche un simbolo di una generazione falciata in un luogo specifico, ovvero nella Berlino Ovest degli anni Settanta e Ottanta, perduta tra Est e Ovest, che pulsava decadente sotto la patina glamour e internazionale data da Bowie o Iggy Pop e che cercava di cicatrizzare tutte le sue ferite storiche.

Notizia della morte di Babsi, 13 anni e mezzo.
La più giovane vittima di eroina nel mondo occidentale.

Un'altra intervista, stavolta alla sola Christiane: tra alti, bassi e una notorietà rovinosa.

Andando indietro con la memoria fino al 1981, ti ricordi come è stato vedere il film per la prima volta?
I produttori mi invitarono a vedere il film prima dell'uscita ufficiale. Mi avevano detto che ci sarebbe stato anche David Bowie. Venne a prendermi con la sua scorta personale, e non stavo nella pelle al pensiero di incontrarlo; mi ricordo che dovetti prendere un sacco di cocaina per reggere l'emozione. Portai una mia amica per farmi da spalla, ma collassò non appena vide Bowie. Quando aprì il portellone della sua macchina dicendomi di andare con lui alla prima, iniziai a tremare.
Fui subito delusa però, perché aveva la barba ed era magro e piccolissimo. Mi piaceva la copertina di Diamond Dogs, sembrava che avesse un corpo straordinario. Ma accanto a me in macchina era piccolo e debole, sembrava mio padre. Pensavo che la star del film fosse David Bowie, invece ero io.

Il film era una riproduzione fedele della tua vita?
In generale sì. Ma in realtà non mi piace molto; non racconta come sono cresciuta, come sono stata abbandonata dai miei genitori. Mio padre era un alcolista e abusava di me e mia sorella. Era sempre estremamente irascibile e mia madre non faceva niente, pensava solo alla sua storia con un altro tipo e al suo aspetto. Ero così sola da bambina. Volevo solo stare bene, e lottavo con il mondo.

Com'è stato essere catapultata nel mondo delle celebrità dopo l'uscita del libro e del film?
Avevo 16 anni quando scrissi il libro, volevo solo parlarne... era una terapia per me. Non pensavamo che il libro suscitasse un interesse speciale, era solo uno tra migliaia di libri. Invece ci sbagliavamo di grosso. All'improvviso ero famosa, ma non ero in grado di capire come questa cosa si sarebbe tradotta nella mia vita. Per il pubblico ero la famosa drogata, come fossi una cosa strana da esporre al museo. Volevano tutti parlarmi, incontrarmi e chiedere: "Ce la farà? È già morta? È ancora una tossicodipendente?". Non mi avrebbero voluto come vicina di casa o come fidanzata per i loro figli. Christiane F. è figa se si tiene a una certa distanza, ma non la fate avvicinare troppo, grazie! Non erano interessati per niente a me, ma solo al fatto che fossi una drogata. È per questo che mi sono pentita del libro e del film.

http://christiane-felscherinow.tumblr.com/
Foto d'epoca di Christiane, Stella e Babsi
(fonte: http://christiane-felscherinow.tumblr.com/)
All'inizio sei rimasta nell'anonimato, perché poi hai cambiato idea?
Perché ero piccola e non sapevo cosa avrebbe comportato questa cosa nella mia vita. Nessuno mi ha consigliato, a nessuno importava di me come persona, ecco perché. Bernd Eichinger [il produttore del film] mi chiese di fare promozione per il film in America perché Natja Brunckhorst, l'attrice che interpretava me, non aveva il permesso del padre per andare lì da sola. Avevo 19 anni e pensavo di potercela fare, ma mi sbagliavo.

Cosa successe in America?
Ho incontrato un sacco di persone che mi hanno ispirato. Per esempio Rodney Bingenheimer, il famoso dj che promuoveva band punk come Blondie e i Ramones. Mi piaceva Pasadena, ed ebbi la possibilità di viverci, ma poi fui arrestata per il possesso di pochi grammi di eroina e oppio e fui bandita dagli Stati Uniti.

Quando sei tornata in Germania hai iniziato ad uscire con Alexander Hacke, il chitarrista degli Einstürzende Neubauten, e hai vissuto con Nick Cave, giusto?
Oh, era un amico di un amico e usava casa mia come nascondiglio perché negli anni Ottanta aveva un grosso problema con l'eroina. Non sapeva dove altro andare, perché la stampa non gli dava tregua. È stato da me per un paio di mesi. Sono contenta che ora abbia chiuso con questi problemi e che abbia una famiglia.

Alla fine degli anni Ottanta vivevi a Zurigo con alcuni editori, ed eri un'habituée del Platzspitz, un parco dove vendere e consumare droghe era legale. Com'era questo parco?
A Zurigo vivevo tra le star della letteratura e la scena degli eroinomani. Platzspitz era la più grande piazza della droga d'Europa. Era come Disney World per i drogati. Zurigo è una cittadina piccola e la scena della droga era enorme ai tempi. Alcuni giorni c'erano quasi tremila tossicodipendenti in piazza, si drogavano, si ubriacavano. A volte ci passavo settimane intere. Era come un mercato, c'erano dei tavoli sui quali si offriva ogni tipo di droga. Poi la gente ha cominciato a morire e ad ammalarsi di HIV e epatite C. L'area diventò un cumulo di immondizia e come se non bastasse c'era anche una guerra aperta tra diverse gang, così negli anni Novanta il governo svizzero la chiuse.

Nel film Christiane F. c'erano delle scene di consumo di droga molto esplicite, ma erano accompagnate dalle canzoni di Bowie. Pensi che il film abbia spaventato gli spettatori o al contrario abbia contribuito a una percezione glamour dell'eroina?
Non tutti avevano repulsione per la cosa. Presto ci siamo resi conto che molti giovani vedevano quelle mie esperienze come qualcosa di romantico e affascinante, e questo era un problema. Anche quando il libro diventò una lettura quasi obbligatoria nelle scuole, notai che i ragazzini erano più affascinati che preoccupati da quello che leggevano. Così Stern [l'editore] pubblicò una guida rivolta a genitori e insegnanti, con informazioni utili su come gestire gli adolescenti affascinati dalla storia di Christiane F. Spero che questo mio nuovo libro spaventi e allontani le persone dalle droghe più del primo. Sono abbastanza sicura che sarà d'effetto. Nel libro descrivo tutto il dolore che ho provato in vita mia, e spiego come morirò di una morte prematura e molto dolorosa.

Perché pensi che la gente sia così attratta dalla tua storia?
Me lo sono sempre chiesto, ma proprio non lo so. Non sono niente di speciale. Non ho mai fatto niente di speciale. Non sono nemmeno una drogata speciale, centinaia di persone hanno storie simili alla mia.

Perché pensi che i drogati siano visti sempre come scarti della società?
È stupido. Vieni ammirato, nonostante le droghe, se fai qualcosa di speciale, magari se sei un musicista o un pittore. Ma se sei un consumatore di droghe e non hai di questi talenti, vieni reputato inutile per la società. Anzi, sei visto come l'anti-società per eccellenza. La società non accetta i tossicodipendenti, però accetta per esempio quei genitori che bevono una bottiglia di vino al giorno e lasciano i figli con estranei perché vogliono lavorare o andarsene in giro a far festa. Non capisco.

Tre dei tuoi più cari amici sono morti prima che il film uscisse. Raccontare la loro storia ti ha salvato la vita?
Semmai me l'ha accorciata. Se non avessi avuto tutti i soldi dei diritti non avrei potuto comprare l'eroina per tutti questi anni. Magari avrei smesso prima e ora sarei in condizioni migliori.

Ma sei viva... 
Ho sempre mantenuto vive le mie aspirazioni. Sono affascinata dalle possibilità anche se non le sfrutto sempre al meglio. E ho ordine nel mio caos. Ho sempre voluto apparire bella, stare bene, avere una casa e poter farmi una doccia. Sono comunque felice di queste piccole cose commoventi della vita.

Perché non hai mai smesso di drogarti?
Non ho mai voluto smettere, non conoscevo altro nella vita. Ho deciso di vivere una vita diversa dagli altri. Non ho bisogno di un pretesto per smettere.

In che condizioni di salute sei adesso?
Uso il metadone. A volte mi faccio una canna. Bevo troppo alcol. Il mio fegato mi sta per uccidere. Ho una cirrosi causata dall'epatite C. Morirò presto, lo so. Ma non ho rinunciato a niente nella vita. Mi va bene. Quindi non vi consiglio di fare altrettanto, non è una bella vita da vivere, ma è la mia.

Ed eccoci arrivati ai dati della nuova fatica letteraria di Christiane:

Titolo: Christiane F. La mia seconda vita
Autore: Christiane Vera Felscherinow
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 26 febbraio 2014
Genere: Autobiografia
Pagine: 230
Prezzo: € 17,00
L'uscita dalla droga, il successo letterario, le ricadute, i problemi con la giustizia, gli aborti, un figlio affidato ai servizi sociali. Trentacinque anni dopo il libro culto, il ritorno dell'ex ragazza dello zoo di Berlino. Era il 1978 quando due giornalisti seguirono giorno e notte, per due mesi, Christiane e i suoi amici negli angoli più bui della metropolitana di Berlino. Fu un viaggio all'inferno, descritto in maniera cruda e sconvolgente in un libro che in Italia uscì nel 1981. Trentacinque anni dopo, Christiane ci impressiona e ci commuove come allora raccontandoci il "dopo", e cioè un'intera vita di ricadute, solitudine e disperazione; i due aborti, gli amici morti di eroina, un patrimonio dissipato… perché per chi ha imboccato quella strada è difficile uscire dall'incubo una volta per tutte. Nel 2008, dopo una nuova ricaduta nella droga, le è stata sottratta la custodia del figlio: la molla che l'ha spinta a ricominciare davvero, a dimenticare per sempre un mondo che è lontano, ma forse non ancora abbastanza.
Fonti:
http://www.minimaetmoralia.it/wp/christiane-f/
http://www.vice.com/it/read/intervista-christiane-f-zoo-berlino

10 commenti:

  1. La realtà in cui ha vissuto l'autrice era anche la realtà che poi ha investito l'Italia negli anni 80: dietro tanta opulenza moltissimi giovani disperati, soli o semplicemente "inadatti" sceglievano la droga.
    Leggerò con molto interesse la storia di Christiane, grazie per la recensione.
    Un abbraccio
    Mary

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  2. Cavolo, non pensavo fosse una storia vera quella de I ragazzi dello zoo di Berlino. Ne avevo sentito parlare ma non mi ero mai chiesta 'sarà un'autobiografia?" mi hai incuriosito un sacco *.*
    P.s: lumi, quando puoi mi mandi le foto del giveaway, per piacere? :3

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    1. Certo cara, quando la posta smette di fare i capricci con gli allegati mando quello che ti ho promesso ^^

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  3. Io sarò un po' bigotta e chiusa ma non sono riuscita a non condannare Christiane.. Accusa la madre di non essere presente, a me nel libro è parso tutto il contrario!!
    E questa intervista.. Giuro mi ha messo un nervoso addosso.. Uno smette di drogarsi perché non ha soldi? Che commento inadatto..

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    1. Poteva accusare la madre quando lasciava lei e la sorella sole in casa per uscire con il suo amico questo sì, ma dopo che Christiane è diventata schiava dell'eroina ha fatto l'impossibile per tirarcela fuori.
      Comunque, non so se ti è mai capitato di conoscere qualcuno che ha smesso di fumare per i soldi, a me si. Arrivare alla fine del mese viene prima della tua salute? La stessa Christiane nel libro, quando si rende conto di stare risparmiando per il primo buco dopo la disintossicazione, esce e va a comprarsi una maglietta, per essere sotto rispetto al costo dell'eroina.
      Rientra tra quelli che vorrebbero tutto il denaro possibile per togliersi gli sfizi, e sfortunatamente(?) lei lo ha avuto...

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  4. Sinceramente non ci sentiamo nè di condannare ma nemmeno di assolvere Christiane: se è arrivata a drogarsi sicuramente è anche a causa della famiglia oltre che del suo carattere decisamente debole.
    E' un peccato che poi alla fine da questa schiavitù non sia riuscita a uscire.
    Un abbraccio zamposo

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  5. Ho scoperto il primo libro che avevo dieci anni, volevo sapere cosa significasse drogarsi e perchè certe persone lo facevano: grazie a lei ho capito che la droga è un modo per distruggersi e che mai e poi mai sarei caduta in una simile trappola.
    Ora voglio sapere cosa le è successo e soprattutto perchè non ha mai trovato la forza per uscire dal suo tunnel.
    Un abbraccio

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  6. Non ho letto il libro (ma lo farò) ma da quello che circola sul web ho capito cosa è accaduto alla ragazza. Se vogliamo fare gli ipocriti benpensanti allora dovremmo puntare il dito contro Christiane, incolparla della sua debolezza, darle la croce adosso e dire che in fondo l'ha voluto lei... Questo non mi piace, chi siamo noi per poter giudicare Christiane? Ha già pagato fin troppo per i suoi errori!
    Un abbraccio
    Xavier

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  7. Non ho mai letto quel libro cult, ma il personaggio che ne esce da queste interviste è più complesso di quel che pensavo. Vien quasi voglia di leggerlo.

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  8. Non ho mai letto o visto i ragazzi dello Zoo di Berlino, me lo consigli? magari poi leggerò anche questo. Ti ho taggata qui:http://libreriadinelly.blogspot.it/2014/02/liebester-award-ovvero-questo-blog-non.html

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