martedì 15 aprile 2014

Recensione: Quando cadrà la pioggia tornerò di Takuji Ichikawa

Titolo: Quando cadrà la pioggia tornerò
Autore: Takuji Ichikawa
Editore: R.L. Libri
Anno di pubblicazione: 2003
Genere: Romanzo
Pagine: 265
Prezzo: € 5,90
Takumi e Yuji, un giovane padre e il suo bambino, sono rimasti soli: la dolce Mio, moglie e madre, è morta a soli ventotto anni per una malattia tanto fulminea quanto inspiegabile. Ma prima di andarsene per sempre Mio ha fatto una promessa: quando cadrà la pioggia tornerò. E incredibilmente, ad appena un anno dalla sua morte, con l'arrivo della stagione delle piogge, una creatura identica a lei, con il suo viso e i suoi occhi, ricompare al loro fianco...
Recensione: Non abbandonerò più un romanzo, lo prometto.
Cominciato in ebook, quando mi compare davanti agli occhi in una libreria, alla metà del prezzo di copertina, lo prendo senza pensarci troppo. Ho impiegato tre mesi per leggerlo, non perchè la storia non mi piacesse quanto perchè il ritmo durante i flashback è abbastanza lento, e spesso non si capisce subito quando iniziano e finiscono.
È il racconto della sopravvivenza di un padre che lotta perchè il figlioletto seienne non perda i ricordi che ha della madre. Ha così deciso di scrivere un libro sulla genesi del trio famigliare, di come papà e mamma si sono conosciuti ed innamorati fino all'arrivo del loro 'principino inglese'. Perchè Yuji una volta grande possa leggervi l'amore che univa i suoi genitori, accresciutosi con la sua nascita.
Ero un pinguino che navigava nel cielo. Salivo su, in alto e ancora più in alto, guidato da lei. Le stelle erano vicine, e da lassù tutta la sporcizia e il sudiciume della Terra, tutte le sofferenze, sembravano i bellissimi motivi di un arazzo. Questa era la felicità.
Poi lei morì. E io rimasi semplicemente un pinguino. La tristezza mi aveva fatto visita... però mi erano rimasti ancora il ricordo del cielo, e un bambino, molto simile a lei, dalle ali spiegate. A volte la malinconia mi assaliva, ma pian piano ero diventato un pinguino abbastanza felice.
Si dovrebbe trascrivere per intero il primo capitolo, ma mi limito a rivelare lo splendido tentativo di questo giovane padre di rincuorare il figlio dicendogli che la mamma è andata sul pianeta Archivio. In Giappone continua la caccia alle balene e imperversano riviste e videogiochi molto spinti sul piano pornografico, ma quando si tratta di amore è un popolo imbattibile. Parlare di morte è faticoso, specie ad un bambino, ma Ichikawa riesce nell'impresa con una delicatezza invidiabile ed una forza utile anche agli adulti davanti all'elaborazione di un lutto.

"Quando Mio morì, cominciai a pensare che chiunque avesse creato il nostro pianeta ne aveva creato contemporaneamente anche un altro, in chissà quale punto dell'universo.
Le persone, quando muoiono, vanno lì.
Quest'altro pianeta si chiama Archivio.
«Acrivio?» chiese Yuji.
No. Archivio.
«Acrivio?»
Archivio. Pianeta Archivio.
«A-cr-i...» disse, e dopo averci pensato un po' aggiunse: «... vio?»
Oh, insomma, basta. Amen.

Somiglia a un'enorme biblioteca: è silenziosissimo, pulito e ordinato.
Insomma, è enorme ed è attraversato da un corridoio lunghissimo, infinito.
È lì che, in pace, vivono le persone che hanno lasciato la Terra.
Direi che... è come se fosse il profondo del nostro cuore.
«Cosa vuoi dire?»
Be', quando la mamma è morta te l'hanno detto tutti in famiglia, no? Che lei rimaneva comunque e sempre dentro il tuo cuore.
«Sì».
Ecco, quello è il pianeta dove si riuniscono le persone rimaste nei cuori di chi è ancora qui. Possono continuare a viverci finché qualcuno, dalla Terra, le pensa.
«E quelli che vengono dimenticati?»
Be', in tal caso dovranno abbandonare Archivio.
E allora sarà davvero un addio per sempre.

[...]

«E cosa fanno tutti insieme?»
Cosa fanno?... Vivono lì, semplicemente.
«Solo questo?»
Solo questo?... Be', forse pensano.
«Pensano? A cosa?»
A questioni complesse. Serve tempo, sai, per trovare delle risposte. Quindi continuano a pensare sempre, anche una volta arrivati là.
«Anche la mamma?»
No, la mamma pensa a te.
«Davvero?»
Certo. Per questo anche tu non ti dimenticherai mai di lei.
«Non la dimentico, no».
Però sei piccolo. Hai trascorso insieme a lei solo cinque anni.
«Già».
Quindi ti parlerò di lei.
Di com'era.
Di come ci siamo incontrati e poi sposati.
E di quanto fosse felice quando sei venuto al mondo.
«Oh sì!»
E voglio che te ne ricordi per sempre.
Devi assolutamente ricordarti di lei, così quando anch'io arriverò su Archivio, potrò incontrarla."

Takumi è vittima di piccole manie che non gli consentono una piena vita normale, e da quando si è ritrovato solo ad accudire Yuji ce la mette tutta, non senza qualche inevitabile pasticcio come abiti macchiati o casa in disordine. Il ritorno di Mio, «quella Mio appena nata» che ha perso la memoria incentivando quella debole di suo marito a lavorare perchè la loro storia d'amore non sia dimenticata, è la favola avverata di tutti coloro che hanno perso una persona cara. La speranza di una seconda occasione per ritrovarsi ed innamorarsi di nuovo, dove passato e futuro non esistono se non come nomi di ricordi per raccontare una sola unica storia.
Per concludere, non è un capolavoro e nemmeno una lettura innovatrice, ma dolce e leggera come mi si stanno rivelando gli autori orientali. Un titolo che come le grandi opere rivela nel finale il suo significato, per cui se vi cimenterete nella lettura non fate l'errore di abbandonarlo e riprenderlo in seguito.
In terra natia il successo del romanzo è stato tale da trarne un film, un manga e una fiction. Il film si intitola Ima, Ai Ni Yukimasu (Be with you), naturalmente giunto in Italia attraverso il circuito di internet in lingua originale con sottotitoli. Non sono riuscita a trovarlo, se qualche anima pia invece riesce sappia che sono interessata alla visione.
«Potreste incontrarvi ancora mille volte, e ogni volta verreste rapiti l'uno dall'altra.»
Puntò il dito tremolante all'orizzonte. «Così. Come il cielo e il mare, una cosa sola. In qualsiasi momento, in qualsiasi luogo».
Siamo tutti alla perenne ricerca di quel solo e unico compagno.
Il trailer del film:

4 commenti:

  1. Ciao bella,
    senza offesa ma non riuscirei a leggerlo. Non so perchè ma gli scrittori giapponesi mi fanno lo stesso effetto dei russi, preferisco rompermi un menisco e ballare la lambada!
    Un abbraccio

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  2. In questo periodo mi conviene stare lontano da questo genere di storie, sono emotivamente instabile.
    Un abbraccio

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  3. io invece adoro i giapponesi... questo sarebbe da rileggere.. :) l'ho già letto e mi era piaciuto moltissimo!!!! se ti va passa da me.. :)

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  4. Amo il Giappone e questo libro sembra davvero caruccio ^^

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