giovedì 18 settembre 2014

Cinerecensione: Colpa delle stelle (2014)

Dopo essere già stata presente all'anteprima, martedì sera sono tornata al cinema. A vedere lo stesso film. Della mia indole masochista si sa, ma avevo bisogno di masticarlo ancora un po', di farmi un'opinione sincera non offuscata dai deliri seguiti all'uscita nelle sale (come si fa, cari produttori, a posticipare un film di ben tre mesi?)... e poi ho accompagnato un'anima pia che ha sopportato i miei scleri mentre leggeva il libro su cui si basa la pellicola. Come dire di no?
Con questa prima inauguro la sezione cinematografica: vi presento Colpa delle stelle.


 Titolo originale: The Fault in Our Stars
Paese: USA
Genere: drammatico, romantico
Anno: 2014
Durata: 125 minuti
Distribuzione: 20th Century Fox
Soggetto: dal romanzo Colpa delle stelle di John Green
Regia: Josh Boone
Attori: Shailene Woodley, Ansel Elgort, Nat Wolff, Laura Dern, Sam Trammell, Willem Dafoe








La locandina non fa mistero sul tema di questa storia. Shailene Woodley (o meglio Hazel Grace Lancaster) necessita di cannule collegate ad una bombola d'ossigeno per respirare, che si porta dietro costantemente per mezzo di un trolley. La sua diagnosi è cancro alla tiroide con metastasi polmonari e solo grazie ad un farmaco sperimentale è riuscita per il momento a sopravvivere.
La sua vita è fatta di visite mediche, reality show, la lettura di un libro per lei come una bibbia e il gruppo di supporto per malati di cancro che frequenta malvolentieri per non scontentare i genitori. In una di queste occasioni conosce Augustus, reduce da un carcinoma che lo ha privato di una gamba ma non per questo della voglia di vivere.

Non abbiate timore di andare al cinema se il libro omonimo (Rizzoli, € 16) ancora non l'avete letto: Colpa delle stelle è una delle trasposizioni più fedeli come non se ne vedevano da alcuni anni a questa parte. Complice la presenza sul set dell'autore, il romanzo è stato riportato sul grande schermo tenendo fede allo spirito che ha conquistato milioni di lettori. Erroneamente, con il polverone suscitato dall'uscita nelle sale cinematografiche, lo si è definito semplicemente 'film sul cancro'. Questo è sì un film che parla di cancro ma lo fa a volume minimo, lasciando che a parlare per lui sia la vita che c'è intorno e i due adolescenti che lo battagliano. Non è un film classico sulla malattia come Love Story o Autumn in New York, perchè viene narrato con l'ironia e il sarcasmo tipici della giovane età. È un film, proprio come la vita, dove ci sono momenti di allegria e di dolore, non ricercando il lieto fine ad ogni costo come si richiederebbe alla finzione. Per questo romanzo e film meritano il successo che stanno avendo.
Devo ammettere che la mia vena di lettrice non ha avuto da ridire per una buona fetta del film, tranne per un paio di cose che non ha per niente digerito: i protagonisti sono un anno più grandi rispetto al libro (forse per rendere gli attori più credibili nei panni di adolescenti dato che nella realtà hanno 20 e 22 anni) ed il titolo della 'bibbia' di Hazel, passato da Un'imperiale afflizione ad Un'afflizione imperiale. Certo la differenza è poca ma denota che i traduttori non si sono preoccupati di procurarsi il libro in qualche modo, attenendosi invece alla pellicola giunta dalle Americhe.
Gli attori principali e secondari si sono rivelati tutti delle scelte vincenti fatta salve a parer mio l'interprete della madre della protagonista. Laura Dern, pupilla di David Lynch mai vista recitare in alcun film prima di questo, non appare a suo agio. Consapevoli, come dice la stessa Hazel che "c'è solo una cosa più brutta del morire di cancro: avere un figlio che muore di cancro" probabilmente la Dern ha tenuto aperto il suo cuore di mamma più del dovuto e ha preferito far parte della squadra giusto perchè il sicuro successo di una pellicola tratta da un bestseller internazionale non le avrebbe chiuso le porte del dimenticatoio. Nel vederla è sembrata lontana, come se fosse stata messa lì a prendersi cura di una figlia malata per non deludere i fan incalcolabili dell'opera cartacea. Ma per un attore 'assente' per fortuna gli altri sono padroni del racconto, a cominciare dai protagonisti dove lui inizialmente non convinceva per via delle diverse fattezze con il personaggio ed invece, occhi azzurri o no, si è calato nella sua psiche meglio di quanto un gemello di Augustus avrebbe potuto fare. Anche la Woodley, praticamente auto-impostasi ai produttori che la ritenevano troppo vecchia per interpretare una diciassettenne, è entrata nella sua parte senza l'obiettivo di sfondare o bucare lo schermo ma di raccontarci una storia vera e sentita. Non tutti sanno infatti che l'attrice ha sofferto di scoliosi e ha portato il busto per due anni, per cui 'sentito' è il termine adatto. La Woodley sa, anche se la scoliosi non è mortale, che in fondo siamo tutti delle granate che un giorno esploderanno mietendo vittime... ma qualunque sia il nostro handicap non dobbiamo permettergli di avere il comando.
Willem Dafoe sa il fatto suo. Anche lui interamente differente dal personaggio letterario, ne ha però tratto la natura perfida richiesta convincendo tutti quanti.
Altra nota di merito va alla colonna sonora: da Ed Sheeran già firmatario delle musiche di Lo Hobbit che ha scritto apposta un brano per il film, a nomi di artisti che hanno risonanza tra il pubblico più giovane come Birdy, Charli XCX e Grouplove ad altri, giovani anch'essi, che invece propongono sonorità folk e blues. Insomma una miscela adatta a grandi e piccoli.
E veniamo al punto dolente dell'intera faccenda, il necessario doppiaggio italiano. Tralasciando piccole libertà di traduzione che chi si presenta a digiuno naturalmente non noterà, il vero problema sono le voci. I due chiamati a doppiare i protagonisti sono figli d'arte che già lavorano nel campo, ma sentendoli non li si affibbierebbe alla fisionomia degli attori. La voce di lei in particolare in molte scene sembra maschile, sicuramente poco adatta al personaggio da interpretare. Poi sono gusti, a me non piace neanche la voce scelta per lui ma in confronto e soppesandola con il carisma dell'interpretazione alla fine si rivela giusta ed apprezzabile. Anche qui Laura Dern esce a testa bassa, alla signora Lancaster non poteva capitare di peggio per rendere il suo quadro ancora più piatto e artificioso: una classica voce che pare provenire, manco a farlo apposta, proprio dai reality show.
Ricapitolando, perchè vedere questo film? Per lo stesso motivo che mi spinge a dire di leggere il libro. Non parla di cancro anche se i protagonisti ne soffrono, il cancro c'è ma al pari della vita scivola tra loro e noi senza quasi che ce ne accorgiamo. Siamo vivi e non dobbiamo consentire alla vita di sopraffarci finché saremo qui a ringraziare che un nuovo sole è sorto. Il tempo non va sprecato a piagnucolare se null'altro possiamo concederci, e se riusciamo a vedere la bellezza in ogni singolo giorno e viverlo non dovremo aver paura di essere dimenticati perchè i giorni che ci sono stati conferiti possono essere un tempo infinito per chi ha avuto il privilegio di viverli insieme a noi.

7 commenti:

  1. Non l'ho ancora visto il film, e nemmeno letto il libro D: Dovrei vergognami lo so' v_v devo provvedere!
    Ne approfitto per invitarti al Giveaway sul mio Blog :D

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  2. Visto in lingua originale e non è mi è dispiaciuto, ma mi sono goduta di più il libro, devo dire la verità!

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  3. Come ti dicevo via mail, mia sorella va a vederlo domani e spero le piaccia quanto è piaciuto a te.
    Per l'età non è una questione di attori, ma di censura: in Europa è ancora in atto la censura sulle età dei ragazzi protagonisti di film e serie.
    Prendi per esempio Queer as Folk versione americana: Justin (uno dei protagonisti) all'inizio della serie doveva avere 15 anni e invece gliel'anno alzata a 17... salvo che poi alla fine della prima serie erano passati due anni e lui ne aveva ancora 17!
    Bacissimi

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  4. Che cosa poterti dire se non ottima recensione come sempre, "... e poi ho accompagnato un'anima pia che ha sopportato i miei scleri mentre leggeva il libro su cui si basa la pellicola." ECCOMI, ahahaha!!!XD E ti posso dire, mai fatta scelta più azzeccata, cioè sei in qualche modo riuscita a farmi vedere tramite un libro e un film quello che alcune persone stanno cercando di insegnarmi in questo periodo di 2 anni, come dire, mi sono visto tutto assieme, è stato qualcosa di forte O_O. In sostanza lo consiglio a tutti.. soprattutto a quelli che non capiscono il valore del tempo, della sincerità, dell'amore, dell'amicizia, e del dolore.

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  5. Lumi recensione fantastica! Concordiamo su tante cose!
    Ad esempio nemmeno a me è piaciuta l'attrice che interpreta la madre di Hazel :\ e, se devo essere sincera, nemmeno l'attore che interpreta Peter Van Houten (sono una frana con i nomi, sorry). Ma non perché non ha saputo recitare, ma perché me lo aspettavo più bassino e cicciottello.
    Ansel si è dimostrato un ottimo Augustus (nonostante non mi faccia impazzire esteticamente) come del resto anche la Woodley :3
    Ha dato fastidio anche a me il fatto che hanno cambiato il titolo del libro da Un'imperiale afflizione a Un'afflizione imperiale =_= ma io dico..i traduttori li leggono i libri? Lo so che è un piccolo dettaglio, magari qualcuno nemmeno lo ha notato..ma che diamine, mi fa arrabbiare.
    Le colonne sonore sono fantastiche *-* in particolare quella di Ed Sheeran e Birdy sono due meraviglie *w*

    Comunque ti ho taggataqui, spero ti faccia piacere :P

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  6. Sono curiosa di vederlo giusto per sapere se lo hanno reso assurdo come il libro o se hanno modificato un po' la storia rendendola più verosimile.
    Ma se dici che è identico al libro posso perdere ogni speranza XD
    So della presenza di quell'orrendo bacio al museo di Anne Frank, spero solo non ci siano anche gli applausi in sottofondo che ho trovato di pessimo gusto >_<
    Gli attori non mi piacciono, soprattutto lui, ha una faccia da schiaffi >.<

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