giovedì 30 ottobre 2014

Cinerecensione: Il giovane favoloso (2014)

Titolo originale: Il giovane favoloso
Paese: Italia
Genere: biografico, drammatico, storico
Anno: 2014
Durata: 137 minuti
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo
Regia: Mario Martone
Attori: Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco
Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La mente di Giacomo spazia, ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l'universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l'esterno. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L'alta società Italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta.
Per quali motivi vedere un film sul monarca italiano della poesia pessimista? «Ma che parole vuote. Pessimismo, ottimismo». Forse per la prima volta il vero animo di Leopardi riesce a ricacciare indietro gli stereotipi ed offrirci una poesia vissuta e sofferta, dapprima giocando con i fratelli poi osservando il mondo esterno racchiuso in quel piccolo borgo, seduto a leggere nella ricca biblioteca del conte Monaldo suo padre. Giacomo cresce tra agi di una famiglia benestante ma arida di affetto e una salute già di per sé precaria che via via si aggraverà costringendolo ad appoggiarsi a un bastone a neppure quarant'anni d'età, e mentre sogna di abbandonare Recanati parla alla luna e nella Natura trova rassicurazione. Quella Natura "matrigna degli uomini" in cui Giacomo rivede la madre Adelaide Antici, come lei severa ed indifferente alle umane sorti, una madre in negativo.
Da Elio Germano che dà il volto al poeta recanatese non si poteva chiedere di meglio. Finalmente Giacomo rivive, con tutto il peso che l'esser vivi comporta, ragazzo schivo e impacciato, gentile ma diffidente e scontroso nella prima parte del film, uomo stanco ma ancora capace di discorsi dirompenti nello scritto come nel parlato nella seconda parte tra Firenze e Napoli, con l'inseparabile amico Ranieri.
La poesia arriva sul grande schermo: i dialoghi non sono mai gettati a caso ma sapientemente dosati, a volte rasentando il teatrale come il celebre Infinito recitato ad alta voce sul colle, linguisticamente forbiti, mai banali. Assistiamo alle critiche mosse dai critici dell'epoca stessa del Leopardi per l'ostentato pessimismo ma anche a un Leopardi legato ai due fratelli minori e ghiotto di dolci. Nel suo breve passaggio terreno il Leopardi isolato e melanconico non è stato altro che il risultato dell'ambiente famigliare repressivo, di un padre che considera un tradimento il suo primo tentativo di fuga da Recanati e non gli permette di viaggiare e di una madre fredda e distaccata nei confronti di tutti e tre i figli, ma anche di un'Italia ancora divisa e reazionaria.
In un film completamente italiano ci vengono proposte quotidianità e grandezza di un personaggio troppo avanti per la sua epoca ingiustamente e volutamente relegato agli studi universitari per l'eccessivo pessimismo, che in questo lavoro trova l'umanità e la comprensione che ben due secoli hanno sottratto alle sue carte.
Protagoniste assieme a Giacomo sono le tinte, la Natura e la musica. I colori sono in prevalenza caldi e brillanti, in contrasto con il suo animo quasi sempre grigio e spento in particolar modo verso la fine dei suoi giorni durante il soggiorno a Napoli: l'esempio lampante è vederlo privo di forze seduto su una sedia mentre assiste all'eruzione del Vesuvio, quell'esplosione di rosso e arancio sopra un Leopardi in ombra. Alla Natura, come detto poc'anzi, è relegato il ruolo di madre e molto del suo tempo Giacomo lo trascorrerà immerso in lei, a leggere, pensare e comporre. Degno di nota è lo sguardo al cielo stellato, in lacrime, che favorisce il componimento de La ginestra. La musica sembra accompagnarlo nei repentini cambi di stato d'animo, spaziando tra classica e soft-rock.
Bravi e convincenti tutti gli attori, forse più esteticamente belli di quanto occorresse e di quanto dipingesse la realtà ottocentesca. I panni di Antonio Ranieri li veste Michele Riondino (Il giovane Montalbano), pugliese che dal siciliano passa alla recitazione in napoletano, ed il suo accento è assolutamente credibile. Peccato il bell'aspetto, che lascia adito a scelte registiche con un occhio di riguardo al teatro. Idem per la giovane Gloria Ghergo, ex cameriera alla sua prima prova cinematografica, che interpreta seppur per una manciata di minuti Teresa 'Silvia' Fattorini. Troppo bella (e sì che Giacomo era anch'egli umano) e la sua voce pare provenire dalla sala di doppiaggio piuttosto che dalle sue stesse labbra. Occorrerà vederla in altri ruoli per un giudizio definitivo.
Se proprio si vuol trovare una pecca nel Giovane favoloso è l'accennare a malapena a progetti come lo Zibaldone o la canzone All'Italia che avrebbero meritato un po' di spazio in più, sfruttato malamente invece per una scena come la derisione nel bordello che fa soltanto provare per Giacomo ancora più compassione di quanta già provata, altro motivo di pena in un'esistenza già sofferente di malattia e solitudine. O la parentesi napoletana in cui si parla dialetto che non è sottotitolata, ma del resto Leopardi era originario delle Marche e ai suoi tempi i sottotitoli non erano ancora stati inventati, indi per cui i novelli italiani dovranno adattarsi. Chi vive nel meridione comunque non avrà alcuna fatica a comprendere i dialoghi in dialetto.
Apprezzatissime le location del film: dalla finestra di Giacomo, nelle strade che percorre e nei colli adiacenti si ammira la vera Recanati. La biblioteca dove consumerà anni di "studio matto e disperatissimo" in compagnia dei fratelli è l'autentica biblioteca della famiglia Leopardi. Da segnalare inoltre il cammeo del conte Vanni, erede leopardiano nei panni di cocchiere.
Morale della favola, Il giovane favoloso è un film che vale il costo del biglietto. 137 minuti di visione forse si faranno sentire o forse no, ma la storia e la penna di Leopardi sono ben diluite, atte a rivalutare un autore fondamentale alla nostra cultura o elogiarlo ancora di più per l'umanità che trasuda.

6 commenti:

  1. Per il momento mi sa che uno dei film italiani più interessanti al cinema!
    C'è una probabilità che io lo vada a vedere con la scuola e sinceramente non mi dispiacerebbe ^-^

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  2. Gran film, come mi aspettavo visto l'attoe scelto; Germano, uno dei nostri migliori giovani attori. Mi ha lasciato un po' perplesso la musica a volte troppo moderna, con parole in inglese...per il resto un cult-movie, e penso solo Martone potesse farlo così.

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  3. Elio Germano è un grandissimo attore, l'ho amato in Faccia d'angelo e anche con Ozpetek, ma per piacere un fulm su Leopardi NO!
    E che accidenti, se uno è appena appena depresso questo film è un invito al suicidio!
    Un abbraccio

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  4. Per un certo periodo del liceo ero proprio in fissa per Leopardi, questo film lo avrei amato alla follia! Ancora non l'ho visto ma spero di vederlo presto, penso che Elio Germano sia uno dei migliori attori del momento! ^_^

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  5. Pur non sapendo nulla di Leopardi (infatti lo studieró l'anno prossimo) ho apprezzato molto il film. Innanzi tutto Germano è bravissimo a interpretare un ruolo così difficile, anche dal punto di vista della postura e degli atteggiamenti.
    Poi credo che si riesca a capire molto bene dal film lo spirito delle sue poesie (che mi sono poi andata a leggere), infatti Leopardi in fondo desidea essere amato, ma purtroppo né i suoi genitori né le donne lo ameranno mai.
    Bellissimo il suo dialogo con Madre Natura, che fa capire la sua concezione della vita.
    Ho apprezzato anche la scena in cui a Napoli si mangia il gelato anche se è malato e non potrebbe, poiché alla fine nella sua vita lui avrebbe voluto solo la felicità, come tutti gli uomini.

    P.s. una pensiero molto da booklover: voglio avere la libreria della casa di Leopardi!

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  6. io c'ero xD ... vabè diciamo che l'ho trovato bello ma con qualche difetto, la parte inizale tirata troppo velocemente mentre da metò in poi era girato abbastanza lento come arco di tempo.. .io avrei equilibrato un po di più..

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