mercoledì 8 ottobre 2014

Recensione: Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer

Titolo: Natura morta con custodia di sax
Autore: Geoff Dyer
Editore: Instar Libri
Anno di pubblicazione: 1991
Genere: Biografico, Musicale
Pagine: 320
Prezzo: € 13,00
Durante un lungo viaggio "on the road" in compagnia del suo autista baritono, Duke Ellington pensa, ricorda, progetta e compone. Dalle sue riflessioni e fantasie prendono forma sette narrazioni indipendenti su altrettanti musicisti jazz: Lester Young, Thelonious Monk, Bud Powell, Charlie Mingus, Ben Webster, Chet Baker, Art Pepper. Completano il libro, facendone una vera e propria guida all'ascolto del jazz, un capitolo teorico (per spiegare le origini multietniche di questo fenomeno artistico centrale nella cultura del '900), e una ricca appendice discografica.

Recensione: Aborrite la musica jazz? Scacciate preconcetti e gusti personali e iniziate la lettura: l'unica componente essenziale per affrontare il viaggio è adorare la musica. Nessuna etichetta, solo Musica. D'accordo, accanto a nomi come Miles Davis e Bud Powell ne troverete altri di cui non sospettavate l'esistenza ma l'ignoranza in materia non vi disturberà anzi canterà a voi le lodi, per voi che null'altro volete che leggere, liberi da stereotipi, puri. Chi scrive ascolta metal, per cui traetene le conclusioni.
Sette ritratti, basati su aneddoti chi più veritiero chi meno, e da fotografie di jazzisti illustri. Scavano nelle loro debolezze, paure, speranze e vite grame, a volte tanto disperate da cercare conforto in alcol ed eroina. Se il jazz nacque nelle piantagioni ove gli schiavi di colore cantavano di ribellione, via via ha attecchito anche generazioni di uomini dalla pelle candida, dimostrabile anche in questo libro, nelle pagine dedicate a Chet Baker e Art Pepper.
Il volume non ha nulla da rivelare e proprio qui costruisce la sua forza: umanizzare gli dei. Nomi che oggi ci suonano grandi e che abbiamo mistificato ci vengono proposti lontano dai palchi, fuori, tra la gente. Ed è meraviglioso. Se il jazz (al pari della musica classica ad esempio) ci ha abituati a uomini di tutto rispetto, pacifici ed equilibrati, scopriamo di aver fatto un grosso errore. Coloro a cui lasceremmo intonsa l'aura non sono diversi da quelli cui non la metteremmo sul capo neanche per distrazione. I jazzisti sono folli quanto le rockstar, magari non lanciano televisori dalle camere d'albergo ma traggono gratificazione e vengono consumati dalla musica allo stesso modo.
Chet Baker
La gente pensa che per essere stravaganti basti fare quel che si vuole, ma lui andava ben oltre. Monk faceva tutto quel che voleva e lo innalzava alla dignità di un principio ordinatore, con esigenze proprie e una propria logica.
«Vedi, il jazz ha sempre avuto questa cosa, il fatto che tutti si dovesse avere il proprio sound; per questo c'è un sacco di gente che magari non ce l'avrebbe fatta nelle altre arti: gli avrebbero appiattito le loro idiosincrasie, per così dire. Magari è come se fossero scrittori che non ce la fanno perchè non sono capaci di fare lo spelling o usare la punteggiatura, o magari pittori incapaci di dipingere perchè non sanno fare una riga dritta. Roba come spelling e righe dritte non importano molto nel jazz. E così c'è un mucchio di gente nel jazz che la sua storia e i suoi pensieri sono diversi da quelli di tutti gli altri, tanto che senza il jazz loro non avrebbero mai avuto nessuna possibilità di tirar fuori tutte le idee e tutta la merda che avevano dentro. Ragazzi che in qualsiasi professione - come banchieri o anche come idraulici - non ce l'avrebbero mai fatta: con il jazz potevano essere dei geni, senza sarebbero stati niente. Il jazz riesce a vedere cose, disegnare cose delle persone, che dipingendo o scrivendo non riesci a fare.»
Questo libro non dovrebbe mancare in nessuna libreria. Più che "sul" jazz è "in" jazz, abilmente e letteralmente "suonato" per mezzo di una scrittura musicale dal retrogusto nostalgico semplicemente grandiosa e naturalmente di una conoscenza dell'argomento pressoché perfetta.
I postumi della lettura saranno non guardare più con diniego lo scaffale di musica estrema e con venerazione quello di altri generi, bensì li vedrete identici. Tutti palesemente artistici e di conseguenza umani.
Applaudendo, tutti fra il pubblico, tutti, compresero che deve esserci qualcosa di terribile in una forma musicale che può fare tale scempio di un uomo. Come quando si guarda un ginnasta e si dà per scontato che sia agile e forte, finché la frazione di un errore non lo fa schiantare al suolo. Solo allora capisci fino a che punto era parso normale ciò che è al limite estremo del possibile. Ed è la caduta, piuttosto che il salto mortale impeccabile, a esprimere la verità, l'essenza dello sforzo: quello è il ricordo che ci accompagna per sempre.
Dei colleghi gli hanno detto che il paziente è un grande musicista, un artista, e il dottore si domanda che razza di musica - che razza di arte - sia quella che può elevare fino alla grandezza un individuo così banale. Jazz: per alcuni istanti si fa rigirare in testa questa parola e poi, tossendo nel pugno, fissa lo sguardo sull'uomo di fronte a lui e chiede:
- Signor Pepper, mi domando se lei mi può dire che cosa significhi il jazz... per lei, personalmente, intendo.
- Per me?
- Si.
- Io, mmh... credo... Bird, Hawk, Train, Pres...
Mormora tra sé un ritornello senza capo né coda, come una specie di mantra. Il medico strabuzza gli occhi, incerto se una tale combinazione casuale di nomi sia effettivamente un tentativo di comunicare qualcosa.
- Prego?
- Anche altri immagino. Ehi, mi sono appena ricordato il nome del Presidente, Pres, Lester. Lester Young.
[...]
Il medico scribacchia sul suo taccuino: fra le altre cose, e in una grafia deliberatamente più aggrovigliata del solito, una nota per ricordarsi di rintracciare qualcuno dei dischi che, a quanto pare, quest'uomo avrebbe inciso.
La copertina è la celeberrima fotografia di Herman Leonard Cappello e custodia del sax di Lester Young, scattata nel 1949 e a cui il titolo italiano si ispira. In commercio trovate l'ultima edizione di questo libro, recentemente stampata da Einaudi con una copertina differente ed in vendita a € 15. Se però posso consigliarvi, pretendete questa, cercatela (internet) e siatene fieri possessori. Oltre a far bella figura nella libreria non presenta assenze come la rimozione di una fotografia ed è in un font più grande, leggibile e godibile.

2 commenti:

  1. Le ture recensioni sono sempre meravigliose, Lumi, e questo libro sembra bellissimo.
    Vedrò di procurarmelo sicuramente. Nella vecchia edizione :3

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  2. Per fortuna che le tue prime parole sono state quelle di lasciar perdere il fatto che non amiamo il jazz, infatti ero incuriosita dal titolo, ma leggendo jazz ho pensato che non l'avrei mai comprato perché sono decisamente ignorante in materia, ma amo la musica e potrebbe essere la volta buona per ampliare la mia cultura ^^

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