lunedì 30 marzo 2015

Recensione: Il giapponese cannibale di Antonio Pagliaro

Titolo: Il giapponese cannibale
Autore: Antonio Pagliaro
Editore: Senzapatria Editore
Anno di pubblicazione: 2010
Genere: Biografia, Giallo
Pagine: 64
Prezzo: € 5,00
La storia vera di Issei Sagawa, uno studente giapponese timido e pieno di complessi, nel 1981 a Parigi per un corso post-laurea. Un giorno invita a casa un'amica olandese di cui è innamorato per farle leggere poesie in tedesco, la uccide e la mangia. Viene arrestato ma torna presto libero. Diventa così esperto gastronomo, attore e regista di film porno ambientati fra mulini a vento, autore di romanzi di successo.

Recensione: Ogni crimine orrendo passa sempre da almeno un campanello d'allarme. Ciò per cui diverrà famoso Issei Sagawa è stato a lungo metabolizzato già dalla prima infanzia, quando la sua fiaba preferita era Hänsel e Gretel e aveva paura che la strega volesse mangiare anche lui ma, al contempo, era incredibilmente attratto da questa ipotesi.
Issei nacque di otto mesi e rimase minuscolo anche da adulto: pesa infatti trentotto chili per un metro e cinquantuno d'altezza.
Crescendo si rivela un ragazzo intelligente, gran lettore e appassionato di musica classica. A quindici anni all'insaputa della famiglia telefona ad uno psichiatra: ha scoperto la masturbazione con le fotografie di attrici dalla pelle candida, e fin qui nulla di strano. Ma desiderare di mangiarle non crede sia altrettanto normale.
Lui era piccolo e incompleto, pensava che mangiandole ne avrebbe assorbito la carnosità.
Il giovane Issei chiede aiuto, confidandosi con il fratello maggiore e più tardi con le prostitute. Nessuno lo prende sul serio e questa fantasia morbosa si trascinerà nella capitale francese, dove verrà consumato il delitto.
Issei amava l'Occidente. Issei amava soprattutto le grandi donne occidentali dalla pelle bianca. [...] Di Grace Kelly adorava le spalle bianche sempre in mostra. Sognava di morderle. Le donne orientali, invece, non gli davano alcuna emozione. Associava la pelle gialla alla puzza della metropolitana di Tokyo.
[...]
Da molti anni Issei desiderava mordere una donna occidentale. Voleva possedere le qualità di una donna bianca, sentirne l'esistenza nel modo più forte e intimo. Voleva morderla perchè mangiare è l'estensione della vista, del tatto, dell'odorato. Mangiare è come baciare, solo di più. È il bacio più intimo.
Renée Hartevelt ha venticinque anni quando fa la conoscenza di Sagawa. È divertita dal piccolo orientale, nonostante lui le abbia espressamente chiesto di sposarlo. Tragico errore. Se dall'altra parte vi è amore, non potrà mai esserci semplice amicizia.
L'11 giugno 1981 sarà infatti l'ultimo giorno di vita di Renée. Issei riuscirà ad ucciderla sparandole alla schiena con un colpo di fucile e così 'guarire', come è convinto da tempo, da questa sua ossessione.
Il lungo racconto ci viene narrato in terza persona, lontano dai raccapriccianti avvenimenti parigini del giugno 1981. Con questa modalità, il narratore non prende posizioni né esprime giudizi personali, lasciando così a chi legge l'interpretazione di una storia cominciata male e finita nella maniera più folle possibile. Scarcerato perchè giudicato sano di mente, Issei rientra in patria, dove non è condannabile perchè il reato di cui è accusato è stato compiuto fuori dal territorio nipponico. Non vuole essere considerato pazzo, prende soltanto antidepressivi. In seguito insieme allo scrittore Inuhiko Yomota scrive il primo di venti best sellers. Partecipa a programmi televisivi, dipinge, soprattutto natiche di donne bianche, e le sue mostre non conoscono fallimento.
Tenta la strada del cinema, ben presto nel settore pornografico, dove è attore e regista di pellicole incentrate sul cannibalismo. Collabora con una rivista curando una rubrica gastronomica, e alla domanda "Perchè non apre un ristorante?" si dichiara non interessato.
Issei è trattato da eroe ma in realtà il suo unico desiderio è morire. Ha capito che la guarigione non sarà mai realizzabile.

Quali conclusioni trarre da una lettura come Il giapponese cannibale? Certamente che si parla tanto di un Paese come il nostro in cui non c'è giustizia, ma non è che nel resto del mondo si stia tanto meglio. Gli unici a soffrire per questo orribile crimine sono famigliari e amici di Renée, che non troveranno mai pace ed equità. E Renée stessa, che ovviamente non può esprimere il suo parere, uccisa e mangiata per nulla se non la successiva celebrità del suo aguzzino, che ora vive completamente libero a Yokohama.
È una lettura che prende al massimo un'ora di tempo, cruda nelle parti più 'salienti' per cui sconsigliata ad ore pasti, ma da riscoprire. Il delitto è ormai archiviato, vecchio e non fa più notizia. A mio parere è sbagliato non documentarsi e non leggere questo libriccino perchè siamo convinti che il cannibalismo sia pratica delle tribù più primitive ed isolate dalla società. E come sempre ci viene insegnato a non giudicare dalle apparenze: Sagawa era un omettino innocente, timido che amava le donne occidentali, che male poteva mai fare?

2 commenti:

  1. sembra una lettura interessante.. devo prenderlo.

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  2. tremendamente interessante, devo prenderlo...

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