mercoledì 15 aprile 2015

Recensione: Noi siamo grandi come la vita di Ava Dellaira

Titolo: Noi siamo grandi come la vita
Autore: Ava Dellaira
Editore: Sperling & Kupfer
Anno di pubblicazione: 2014
Genere: Romanzo, Romance
Pagine: 313
Prezzo: € 16,90
Tutto inizia con un compito assegnato nei primi giorni di scuola: «Scrivi una lettera a una persona che non c'è più». E così Laurel scrive a Kurt Cobain, che May, la sua sorella maggiore, amava tantissimo. E che se n'è andato troppo presto, proprio come May.
Per Laurel, la sorella era un mito: bella, perfetta, inarrivabile. Era il sole intorno a cui ruotava tutto, specie da quando i genitori si erano separati. Perderla è stato indescrivibile, qualcosa di cui Laurel non vuole parlare.
Sulla carta, invece, Laurel si lascia finalmente andare. E dopo quella prima lettera, che non consegnerà all'insegnante, continua a scriverne altre, indirizzandole a Amy Winehouse, Heath Ledger, Janis Joplin e altri idoli della sorella scomparsa. Soltanto a loro riesce a confidare cosa vuol dire avere quindici anni e sentire di avere perso una parte di sé, senza nemmeno potersi aggrappare alla famiglia perché è andata in mille pezzi. Soltanto a loro può confessare la paura e la voglia di avventurarsi in quel mondo nuovo che è la scuola, la magia di incontrare amiche che ti fanno sentire normale e speciale al tempo stesso. Finché, come un viaggio dentro di sé, quelle lettere porteranno Laurel al cuore di una verità che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Qualcosa che riguarda lei e May. Qualcosa che va detto a voce alta: solo così Laurel potrà superare quello che è stato, imparare ad amarsi e trovare il coraggio di andare avanti.

Recensione: Partecipare a due giveaway, perdendoli entrambi; chiedere questo libro come regalo di Natale, e vedersene arrivare un altro. Tutto ciò non vi farebbe pensare che forse l'universo vi sta mandando dei segnali sul fatto che non è il libro che fa per voi? Ad essere sincera ci ho pensato, ma tanto era il desiderio di averlo tra le mani che alla fine non vi ho badato e l'ho comprato. E dopo così lungo penare ecco la recensione, negativa.

Ci sono young adult meravigliosi, che andrebbero letti anche da un adulto talmente sono ricchi, colmi di emozioni e insegnamenti. Questo romanzo invece rientra esattamente nella fascia d'età stabilita per la lettura, ossia quattordici anni. Se vi apprestate a leggerlo che ne avete praticamente il doppio lasciate stare. Noi siamo grandi come la vita è un libro adolescenziale rivolto agli adolescenti, cui però non infonde nulla se non che gli abusi sono incidenti di percorso di pochissimo conto e che cercando di somigliare ad un famigliare morto ci vorranno tutti più bene.
Probabilmente Laurel si è sempre sentita inferiore a sua sorella perchè fin da piccola May l'ha persuasa di essere una fata e che solo le primogenite sono in grado di volare. E ancora a May vanno i meriti per aver formato la famiglia perchè arrivata quando i genitori non erano sposati.
Si son create così le basi per un rapporto di ammirazione tale verso la sorella maggiore, che dopo la sua morte la piccola Laurel ha perso anche il raziocinio. Come se prima fosse provvista di sovrumana intelligenza! ma dopo l'incontro con Hannah e Natalie, due coetanee lesbiche che diverranno le sue migliori amiche, si farà subito notare come classica adolescente superficiale e priva di valori:
Lungo la strada, loro si sono divertite un mondo ad alzare la maglietta per mostrare le tette alla gente. Io all'inizio avevo paura, ma poi mi sono detta che dovevo mandar giù quello che mi spaventava, come avevo imparato a fare quando uscivo con May. Così ho iniziato a sollevarla anch'io, e poi a correre via come un fulmine. Ero sempre più veloce di loro. Mi raggiungevano dopo qualche isolato, urlando e ridendo. Allora urlavo e ridevo anch'io, perché il peggio era passato, e perché ero felice di far parte del gruppo.
Oppure:
Caro Kurt,
ieri sera mi sono ubriacata per la prima volta. Quando sono arrivata da Natalie, siamo andate tutt'e tre a piedi fino alla drogheria, dove faceva un freddo bestiale, come se ci fosse l'aria condizionata a palla. Tremando come foglie, abbiamo raggiunto la corsia degli alcolici, e Natalie ha preso una bottiglia di Aftershock rosso e l'ha nascosta nella felpa. Siamo andate in bagno, e abbiamo staccato l'etichetta per evitare che facesse suonare l'allarme. Io mi sono sforzata di ignorare il cuore che mi martellava nel petto, e ho cercato di comportarmi normalmente, come se avessi già rubato in passato. [...]
L'ho buttato giù subito, senza fare smorfie, e ho evitato di dire che non avevo mai bevuto alcolici. Se ci riusciva May, ho pensato, potevo farlo anch'io. Non doveva essere così terribile, no?
Questa la aggiungo perchè troppo assurda. Ditemi che a quindici anni avevate già lasciato il Paese delle meraviglie, non può essere vero O.O
«Con chi stai sempre al telefono? Con un ragazzo?»
«Sì. Non preoccuparti. È carino.»
[...]
Poi lui si è fatto più serio: «Il punto è questo: sai che cosa vogliono i ragazzi della tua età, vero? Una cosa sola. È il loro pensiero fisso, giorno e notte.»
«Papà, non è così.»
«È sempre così», ha risposto lui, e scherzava solo in parte.
Ho tentato di dirgli che non può saperlo, che i ragazzi di oggi sono diversi... diversi da com'erano ai suoi tempi, ma in fondo non mi dispiaceva il fatto che Sky pensasse di fare sesso con me.
Mi sforzo di credere che la ragione di cotanta idiozia sia da ricercare nell'incommensurabile amore che Laurel nutriva e prova tuttora per la sorella, ma penso anche che ci sia un limite, DEVE esserci. Invece, quando finalmente mi convinco che si comporti così perchè ancora accecata dall'amore, succede che ogni personaggio che capiti sulla sua strada sia vuoto, freddo, stereotipato, venuto al mondo con una memoria usb sottocute comprendente un dizionario di mille parole. A cominciare da Sky, che farà il suo ingresso a pagina 3 per essere in automatico il suo ragazzo. In automatico nel vero senso del termine, dolce e tenero come una martellata sul dito. "No" è la sua parola preferita.
«Sky?» l'ho chiamato. Ero mezzo addormentata, ma non volevo che se ne andasse. Quando l'aria del primo mattino è entrata nella stanza, ho avuto la sensazione che l'avrebbe inghiottito per portarlo via da me.
Lui si è girato. «Sì?»
«Sarai ancora qui? Domani?»
Lui ha sorriso, e mi ha dato un bacio sulla fronte. «No. Sarò a casa.»
«Ma… voglio dire… non mi lascerai, vero?»
«No.»
May invece è riassumibile nel 'gioco del morto'. Esistono veramente tali squilibrati?
Poi, quando cominciava a farsi buio, prima che si accendessero i lampioni e prima di rientrare, May diceva che era giunto il momento di fare il gioco del morto. Era l'ora perfetta: i genitori stavano guardando la tv, la luce era bassa e opaca. Adorava quel gioco, perché vinceva sempre lei. [...]
Terminata la partita di basket, cominciavamo a giocare a obbligo o verità. Per lei, gli obblighi di Carl e Mark – puntare torce contro le case dei vicini, per esempio – erano noiosi, così propose una sfida più impegnativa.
Il gioco funzionava così: dovevi sdraiarti in mezzo alla strada, supino e con gli occhi bendati (doveva essere il centro esatto, lo segnavamo con una X), e aspettare che spuntasse un'auto. Chi aspettava più degli altri, prima di alzarsi e correre via, vinceva. Il fatto è che, avendo una benda sugli occhi, sapevi che stava arrivando una macchina solo sentendo il rumore sull'asfalto.
Le basi per una buona storia c'erano tutte (il lutto, lo scrivere agli idoli del parente defunto in cerca di nuovi spunti di riflessione ed eventualmente cicatrizzare la ferita), invece mi son trovata davanti ad un romanzo di cui non ho intenzione di leggere ulteriori fratelli. Che sia d'esordio è palese talmente è acerbo e scritto coi piedi, un minestrone di contenuti in cui non ne viene sviluppato neanche uno. I soli a salvarsi sono le vite dei destinatari delle epistole di cui, sono certa, non importerebbe un bel niente delle vicende di una ragazzina che gravita intorno ad amici, scuola e fidanzato. Anche se temo che ogni buon fan sappia già tutto quel che vi è scritto (personalmente, da ammiratrice di Jim Morrison ero al corrente di ogni cosa). Purtroppo il loro essere scollegate (una lettera indirizzata a Kurt Cobain, la successiva a Judy Garland e via di questo passo) non fa che rendere la narrazione confusionaria. E senza un benché minimo riepilogo quando si torna al destinatario usato trenta pagine prima. Il vip in questione potrebbe essersi perso qualche pezzo e voler saperne di più di una storia piena di buchi!
Vi sono contenuti forti e delicati che non andavano presi alla leggera. È il caso degli abusi sessuali che Laurel subisce da un amico del fidanzato della sorella (notare il giro), riportati su carta come qualcosa di normale, di obbligatorio per crescere, perchè anche la santa May lo fa... ma May era consenziente, non veniva stuprata! La mia famiglia mi ha cresciuta inculcandomi nel cervello che se non dici nulla significa che ti piace, ormai ne sono convinta anch'io, traetene voi le conclusioni dopo quest'obbrobrio letterario:
Cerco di non pensare alla mano di Billy, a dove si trova, così mi concentro sul respiro. Ha i capelli unti, il suo corpo è troppo lungo. Troppo. Mi dice che sono bella.
Chissà se intende dire bella come May. Penso a mia sorella con Paul, e mi domando se anche a lei sta succedendo questo, se è questo che deve succedere. In fondo, so che non è giusto, ma fingo… fingo di essere come May, con le sue guance rosee e le labbra che sembrano uscite da una rivista.
Continuo a ripetermi che tra poco lei sarà qui. Sento delle auto in lontananza, come suoni dell'oceano. Tendo le orecchie per distinguere i motori che rotolano come onde. Come il silenzio che non è silenzio, quando accosti una conchiglia all'orecchio. E poi, ogni tanto, un rumore si fa più forte, e sento una macchina, e penso che si sta avvicinando. E penso che sia May. Sta per tornare. E finirà. Non appena May sarà qui, finirà. [...]
Di nuovo sulla Camry, le sorrido. E, anche se non mi sento bene, penso che forse il mondo è tornato normale, perché adesso siamo in macchina e stiamo andando a casa, e May è mia sorella. Non le racconto quello che mi è successo, non le dico niente di Billy. So che invece dovrei farlo, ma se May sapesse, sarebbe triste per sempre. Se ne andrebbe.
 E io non volevo che accadesse. Se poi non avessi detto niente, forse adesso sarebbe ancora qui.
E quando, meglio tardi che mai, ci confidiamo con la mamma, quale figlia non chiederebbe altro che sentirsi dire: «Mi dispiace tanto. Non avrei mai voluto che ti succedesse una cosa del genere.» Che è successo amore, un'insufficienza a scuola? Ma c***o!

Se i vostri quattordici anni non sono giorni lontani nel tempo, provate pure a leggerlo. Ma se invece lo sono e siete rimasti affascinati dalla bellezza della copertina e dalla trama un po' diversa dal solito, più matura se vogliamo (ma solo in apparenza), fuggite via!

6 commenti:

  1. Mi dispiace non ti sia piaciuto.
    Io ho quasi 20 anni, eppure ho adorato questo libro; l'ho trovato profondo ed importante.
    Lo ritengo uno due libri più belli che io abbia letto.

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  2. Oh finalmente qualcuno che la pensa come me! *_* Io ho sempre sentito parlare benissimo di questo libro, tanto che l'avevo inserito in WL ancora prima che arrivasse da noi, ma poi la lettura è stata una vera delusione. Non mi è piaciuto soprattutto come è stato trattato il tema degli abusi. Cioè °° Poi in generale concordo con tutte le tue osservazioni..

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  3. A me è piaciuto molto, però non l'ho adorato quando pensavo e volevo!

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  4. Oh, pensavo anche io che fosse una lettura molto piacevole, l'idea di indirizzare le lettere ai cantanti morti mi piaceva proprio tanto...ma ora non ho più molta fretta di leggerlo, e credo che anche a quattordici anni l'avrei pensata così (cioè, a quattordici anni leggevo Noi i ragazzi dello zoo di Berlino e libri del genere!!)

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  5. Eccomi qui ^^
    Ho letto la tua recensione e mentalmente ho subito pensato:"Meno male che non sono l'unica!" Ci sono un paio di citazioni che ho dovuto per forza riportare anche io, talmente erano demenziali e stereotipate. Blah.

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